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Anouar Brahem – The Astounding Eyes Of Rita – ECM 2075

gennaio 1st, 2010

The Astounding Eyes Of Rita

The Astounding Eyes Of Rita

The Astounding Eyes Of Rita

The Astounding Eyes Of Rita

Anouar Brahem: oud;
Klaus Gesing: bass clarinet;
Björn Meyer: bass;
Khaled Yassine: darbouka, bendir

www.anouarbrahem.com

Delizioso nuovo progetto del maestro di oud tunisino Brahem.

Produzione di  Manfred Eicher.

La combinazione di clarinetto basso e oud suggerisce un collegamento a Anouar’s “Thimar” trio, ma questo Est / Ovest line-up, spesso ci ricorda da più vicino alla tradizione dei suoni di “Barzakh” o “Conte de l’Incroyable Amour”.

Klaus Gesing, dal trio Norma Winstone e Björn Meyer, da Ronin Nik Bärtsch, sono entrambi musicisti con affinità jazzistiche  che interagiscono in modo egregio dentro la partitura e la musica di  Anouar Brahem.

“A dance of dark, warm sounds, urged onward by the darbouka and frame drum of Lebanese percussionist Khaled Yassine.”

L’album è dedicato alla memoria del poeta palestinese Mahmoud Darwish.

Mahmoud Darwish (arabo: محمود درويش ; al-Birweh, 13 marzo 1941Houston, Texas, 9 agosto 2008) è stato un poeta e scrittore palestinese.

È autore di circa venti raccolte di poesie (pubblicate dal 1964 a oggi) e sette opere in prosa, di argomento narrativo o saggistico. È considerato tra i maggiori poeti in lingua araba. È stato giornalista e direttore della rivista letteraria “al-Karmel” (Il Carmelo), e dal 1994 era membro del Parlamento dell’Autorità Nazionale Palestinese.

I suoi libri sono stati tradotti in più di venti lingue e diffusi in tutto il mondo. Solo una minima parte della sua produzione letteraria è stata tradotta in italiano.[1] È scarsa anche la traduzione in lingua inglese della sua opera.

MahmoudDarwish.jpg

Tutta colpa di Giuda

dicembre 12th, 2009

Tutta colpa di Giuda è una commedia con musica del 2009 scritta e diretta da Davide Ferrario.
Il film è interpretato da Kasia Smutniak e Fabio Troiano, con l’amichevole partecipazione di Luciana Littizzetto e numerosi musicisti della scena musicale torinese. Girato al carcere delle Vallette di Torino, il film vede la partecipazione di veri detenuti e personale del carcere, sezione VI, blocco A.

Irene Cassarino’s Weblog

Irene Cassarino’s Weblog

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Trama

Irena è una regista di teatro sperimentale che accetta la proposta di Don Iridio di allestire in un istituto penitenziario (le Vallette a Torino) una versione della passione di Cristo. Quella che inizialmente sembrava un’esperienza lavorativa, sarà per Irena fonte di grandi cambiamenti nella sua vita, riuscendo a lasciarsi alla spalle la relazione con l’attore Cristiano. Irena troverà molti ostacoli nell’allestire l’opera, dovrà conquistarsi la fiducia dei detenuti, lottare contro la caparbia suor Bonaria ma soprattutto dovrà risolvere il problema più grande; trovare qualcuno disposto ad interpretare Giuda.
Colonna sonora

La colonna sonora del film è composta da brani e musiche edite e inedite, realizzate da artisti come Marlene Kuntz, Gianni Maroccolo, Cecco Signa, Fabio Barovero dei Mau Mau, e Kaas. Il tema principale del film è il brano Canzone in prigione, scritto ed interpretato dai Marlene Kuntz appositamente per il film.
La colonna sonora è disponibile per il download digitale su iTunes dal 7 aprile 2009 e disponibile in formato CD su etichetta Ala Bianca Records (ABR 128553991-2).

www.mymovies.it/tuttacolpadigiuda









Taken by Trees

novembre 24th, 2009

Victoria Bergsman (The Concretes), tornerà sulle scene l’8 settembre con un nuovo album intitolato “East of Eden”, sotto il nome Taken by Trees. Prodotto dal duo Studio-Dan Lissvick, il disco promette bene per attutire il trauma del momento incerto che viviamo con atmosfere quasi new age, ma decisamente gradite.

Non deve essere considerato un anestetico, ma come un abbraccio di un amica.

“Watch the Waves”, terzo brano del disco, è un perfetto esempio di quel che sarà l’intero lavoro, da non perdere.

Buon ascolto!

http://www.takenbytrees.com/

http://www.kevchino.com/graffix/releases/sweetchildomine.jpg

NihnBihn

novembre 13th, 2009


NihnBihn-7020

Inserito originariamente da MagaCirce


che bella foto.
Sensibilità nella gestione della luce, strepitoso il riflesso del volto del bambino, bello anche l’equilibrio cromatico.
ma…il bambino è corruciato, perché?
Qual’è lo scopo di una foto?

Flickr

novembre 13th, 2009

This is a test post from flickr, a fancy photo sharing thing.

Addio piccola ape furibonda

novembre 2nd, 2009

“Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare di colore. Mi piace cambiare di misura.

Alda Merini

Alda Merini

Considerata una delle più grandi
scrittrici del novecento era stata
ricoverata nel reparto di oncologia
dell’ospedale San Paolo di Milano
….
Di Antonio Gnoli

Mi accoglieva con ironia e curiosità in quella stamberga milanese vicino ai navigli. La stanza sembrava scoppiasse colma com’era di pile di giornali, di libri, di buste per la spesa. era il caos. Ma a lei piaceva. Alda Merini era nata a Milano, diceva di aver fatto le scuole un po per forza.La sua educazione culminò nelle Orsoline dove le insegnarono a suonare il pianoforte e il cucito. Aveva mani grassocce che avrebbero tenuto con difficoltà un ago. Ma sulla tastiera sembravano farfalle. Suonava se ne aveva voglia, se la gente le era simpatica. Suonava per malinconia, per istrionismo, per bisogno. Accompagnandosi con quella voce che era insieme dolore e memoria.
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Alda Merini era stata in manicomio. Aveva trentaquattro anni quando vi entrò la prima volta. Per lei, che aveva già delineato il suo percorso poetico, fu quello il tempo della segregazione e della morte civile. Giunse all’istituto Paolo Pini di Affori con una depressione acuta da postparto e il caos nella testa. Vi arrivò furiosa come un’ erinni. La donna che aveva incantato Giorgio Manganelli e Salvatore Quasimodo ve varcò la linea che separa i vivi dai morti. Vi restò per dodici anni. Lunghissimi, dolorosi, indicibili. Ma Alda li ricordava anche come il tempo dell’amore: ” Li, in quel luogo perduto, capii cose che non avrei compreso altrove. Capii che, per quanto strambi, c’erano esseri umani come me e lei e non ho mai smesso di ampli. Mi sembrava che fossero loro a compiere il mio destino”.
Quel luogo così esterno per Alda non era fatto di Penthotal e di elettroshock, entrambi provati sulla propria pelle, ma anche di un sentimento comunitario.

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Alda Merini è stata quanto di meno istituzionale si possa trovare nella cultura. Nel modo di darsi imprevedibile e provocatoria, ma con un sottofondo di generosità che lei chiamava dello scialacquatore. …
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… La sua poesia ha attraversato l’eros, la morte, il sentire religioso che diventa in qualche modo sguardo rivolto verso al cielo. Eppure nei suoi versi più belli c’era la stessa carnalità che sapeva immettere nei suoi racconti. Perché Alda fu anche una grande affabulatrice. Una donna che poteva incantare con il potere della parola. Parlava volentieri delle sue storie, dei suoi amori, spesso immaginari. Parlava dei suoi uomini, quelli che si erano intrecciati alla sua vita. “Ogni uomo che ho amato è entrato nella storia” disse tra il serio e il faceto.
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Del successo che l’aveva avvolta negli ultimi anni, non gliene fregava niente. era sempre lei, vicina ai suoi temi, ai suoi ricordi, ai suoi fantasmi. Perciò tagliava corto: “La notorietà? Un giorno sei sul’altare e quello dopo nella polvere. Mi creda, non ne vale la pena”.
Non so se ci credesse fino in fondo. Aveva incominciato ad andare in televisione. La sua immagine era diventata popolare. Le chiesi se quel mezzo la realizzava, scoppiò in una risata roca. Si accese l’ennesima sigaretta e sentenziò: “Le sole cose di cui non posso fare a meno sono il fumo, il rossetto e le cavigliere contro il dolore”. Fantastica…
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…Disse che gli anni che le restavano da vivere erano imprevedibili come la giovinezza. Disse che non aveva mai avuto paura della morte: ” La natura ci ha tenuto segreta la data della nostra partenza. Magari un giorno stai male e ti sembra di dover preparare le valige. Poi senti qualcuno dentro di te che ti dice: oggi non si parte. E allora fai ancora una volta la festa”.
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Fino all’ultimo Alda, cui avevano diagnosticato un male ai polmoni, ha vissuto senza l’idea di preparare il suo bagaglio. Chi l’ha sentita, nell’ultimo settembre, la ricorda ilare e provocatoria. Quando andai via dalla sua casa sui navigli mi disse: “Si ricordi che sono una donna che non può stare alle leggi normali, sono vissuta nell’illegalità dei manicomi”
MILANO
«Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare di colore. Mi piace di cambiare di misura». Sono queste le parole che Alda Merini, la grande poetessa scomparsa oggi a Milano, aveva scelto per la hompage del suo sito ufficiale, accanto ad una immagine molto intensa, in bianco e nero, con l’immancabile sigaretta in mano e la altrettanto inseparabile collana di perle al collo.

Del resto, in questo mettere insieme regole borghesi e trasgressione era l’anima della sua opera dolorosa, segnata dall’esperienza della follia e del disagio fisico ed economico, in un ventennale entrare e uscire da ospedali psichiatrici tra gli anni Sessanta e Settanta. «Sono molto irrequieta quando mi legano allo spazio», scriveva in una componimento intitolato Poesia e la sua instabilità si traduceva in versi ad altissima intensità emotiva, spesso erotica, sin a partire dai primi componimenti, semplici, lineari, di pochi versi.

Alda Merini ha iniziato a comporre le prime liriche giovanissima, a 16 anni. Il suo primo incontro con il mondo letterario avvenne quando Silvana Rovelli, cugina di Ada Negri, sottopose alcune delle sue poesie ad Angelo Romanò che, a sua volta, le fece leggere a Giacinto Spagnoletti, considerato lo scopritore della poetessa. La prima raccolta di poesie di Alda Merini: “La presenza di Orfeo”, pubblicata nel 1953, ebbe subito un grande successo di critica. Il suo capolavoro è però considerato “La Terra Santa” che le è valso, nel 1993, il Premio Librex-Guggenheim “Eugenio Montale” per la Poesia.

Altre sue raccolte di versi sono “Testamento”, “Vuoto d’amore”, “Ballate non pagate”, “Fiore di poesia 1951-1997″, “Superba è la notte”, “L’anima innamorata”, “Corpo d’amore”, “Un incontro con Gesu”, “Magnificat. Un incontro con Maria”, “La carne degli Angeli”, “Più bella della poesia è stata la mia vita”, “Clinica dell’abbandono” e “Folle, folle, folle d’amore per te. Poesie per giovani innamorati”.

Nella sua carriera artistica, Alda Merini si è cimentata anche con la prosa in “L’altra verita”. “Diario di una diversa”, “Delirio amoroso”, “Il tormento delle figure”, “Le parole di Alda Merini”, “La pazza della porta accanto” (con il quale vinse il Premio Latina 1995 e fu finalista al Premio Rapallo 1996), “La vita facile”, “Lettere a un racconto. Prose lunghe e brevi” e “Il ladro Giuseppe. Racconti degli anni Sessanta” e con gli aforismi “Aforismi e magie”. Nel 1996 era stata proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall’Academie Francaise e ha vinto il Premio Viareggio. Nel 1997 le è stato assegnato il Premio Procida-Elsa Morante e nel 1999 il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Settore Poesia.

Preparativi per la pioggia

ottobre 25th, 2009

Si intitola Preparativi per la pioggia il primo cd del cantautore e designer Lorenzo Palmieri

di Laura Gorini

www.preparativiperlapioggia.com

Lorenzo Palmeri Preparatevi per la pioggia

Lorenzo Palmeri Preparativi per la pioggia

Anticipato dalla programmazione radiofonica (23 ottobre) del brano “Neroblu”, il 20 novembre uscirà “Preparativi per la pioggia” (Nun Flower/edel) il disco d’esordio del cantautore e designer Lorenzo Palmeri.

L’album “Preparativi per la pioggia” è una raccolta di canzoni “contemporanee, originali, complesse e allo stesso tempo dirette” che vanta la prestigiosa partecipazione di Franco Battiato, la collaborazione del bassista Saturnino e di alcuni tra i maggiori designer italiani per la parte grafica.

Hanno collaborato al disco, oltre a Franco Battiato che presta la sua voce in un duetto con Lorenzo Palmeri nel brano “Qualsiasi Spinta” e a Sasturnino, inconfondibilmente al basso: Livio Magnini e Andy dei Bluvertigo, rispettivamente alle chitarre e al sax, Elio Marchesini , maestro concertatore della Scala di Milano al vibrafono, Davide Ferrario (chitarrista di Gianna Nannini) e Tibe, artista considerato uno dei fenomeni più interessanti dell’underground musicale degli ultimi tempi.

Questa la track list di “Preparativi per la pioggia ”:

“Vivo di jetlag”

“Dormi tranquillo” La mia preferita

“Qualsiasi spinta”

“Precario”

“Neroblu”

“Domenica”

“Fili d’erba”

“Il lato assolato”

“Lascio”

“Io sono”

Il progetto grafico del booklet contiene nove diverse copertine disegnate da alcuni dei maggiori designer italiani: Paolo Ulian, Giulio Iacchetti, Marco Ferreri, Joevelluto , Odoardo Fioravanti , Gumdesign, Antonio Cos, Matteo Rogni e lo stesso Lorenzo Palmieri, raccolte in un origami progettato ad hoc, che richiede l’intervento attivo dell’ascoltatore.

Lorenzo Palmieri si occupa di progettazione, attivo nei campi del design, dell’architettura, della composizione e produzione musicale. Si è formato frequentando progettisti del calibro di Bruno Munari e Isao Hosoe.
Ha partecipato a numerose mostre di design collettive e personali e ha collezionato premi tra cui il Good Design Award e varie selezioni dell’Adi Design Index.

Nel 2006 ha progettato la chitarra “Paraffina Slapster”, poi diventata la chitarra di Lou Reed e successivamente selezionata per la mostra “The New Italian Design” e che oggi si può apprezzare esposta al “Museo Del Design” della Triennale di Milano.
In ambito musicale ha avuto una formazione classica, basata sullo studio di composizione e pianoforte.

Ha scritto diverse colonne sonore per il teatro e ambientazioni per eventi oltre ad aver svolto attività di ricerca sulla forma canzone.
Le sue composizioni sono state eseguite presso numerosi teatri in Italia e all’estero.

Patrick Mimran – New York Parkings

ottobre 18th, 2009

Autore: Francesca Panci

tratto da artkey magazine

Sito ufficiale di Patrick Mimran: http://www.mimran.com

“Art is too serious matter…I prefer tango”

Mimran, già noto al pubblico veneziano per la sua mostra alla Fondazione Querini Stampalia del 2004 e per i Billboards lungo il Canal Grande, Mimran torna con una personale fotografica.

Celebre per la sua avversione alla critica e al mercato dell’arte, Mimran invita a visitare la mostra con un volantino,che durante i giorni del vernissage spopolava nei padiglioni della Biannale:

“You should be more relaxed about art after you read this. And might even be happier after you see Patrick Mimran…”

(Potresti essere più rilassato riguardo all’arte dopo aver letto questo. E forse anche più felice dopo aver visto la mostra di Patrick Mimran).

L’invito risulta chiaro dopo la visione degli scatti dell’artista: l’intento è quello di proporre una mostra di chiara natura estetica e non se ne fa un mistero. Bandita l’arte concettuale, Mimran ci propone una serie di scatti in grande formato: immagini di ingressi di parcheggi di New York, la città per antonomasia. Le foto, per le quali è stata usata sempre la medesima inquadratura, sono nitide, chiare e tutte scattate in notturna. I parcheggi sono totalmente deserti e niente si sa sulla loro ubicazione, “Somewhere in New York” come recita la didascalia sotto le foto. Un progetto che a prima vista appare un originale non sense, che incuriosisce per l’idea di ingresso ignoto che riesce a suscitare. Ma è proprio qui che dobbiamo fermarci. Mimran vuole regalare un’immagine esteticamente appagante, non ha altro fine. Le scritte al neon, gli imperativi tipici dei parcheggi pubblici”Keep the Right”, “Slow”, “Stop”, non devono turbare il nostro stato di rilassamento, di cui sopra, e l’ingresso in un mondo ignoto non dovrebbe evocare, come paventato dalla critica di Paul Ardenne, l’accesso simbolico ad un corpo femminile.

“Explanation kills arts”






,un’altra absolute statement presa da un Billboards dell’artista francese che attualmente vive tra Zurigo e New York. Mimran che in genere si cimenta sulla pittura a cera e sui video, si rivela in questa mostra più artista che fotografo: ad un’attenta osservazione delle foto la stampa risulta leggermente imprecisa cosicché i contorni delle scritte risultino più marcati rispetto all’interno delle lettere.

Parafrasando la critica di Paul Ardenne, Mimran è come un pittore che “utilizza la macchina fotografica, come un pennello” rendendo la fotografia una “pittura riattualizzata”. La città e il contesto urbano sono al tempo stesso uno dei soggetti e il set preferito dell’esposizioni dell’artista. Ponti, facciate di palazzi, cavalcavia e rampe, come in Car Parkings, sono il cornice perfetto per riflettere sull’arte e sul mercato che oggi ne determina il successo. Mimran con le sue frasi sembra ricordarci in quale meccanismo perverso questo mondo stia girando,“The art market is the artist’s twisted muse”, e con una mostra come quella di Venezia esorta ad una fruizione sensibile, cioè attraverso i sensi, dell’arte per goderne a pieno dei colori, dell’apparenza e della forma. Un invito rivolto anche da Robert Storr, che per la Biennale 2007 ci chiede di pensare con i sensi e di sentire con la mente. Con il Billboard Project cominciato nel 2001 sui cavalcavia di Chelsea – New York Mimran si impone come un grande comunicatore che ci sprona a “piangere per la bellezza delle cose, non per il loro senso” e a vivere l’arte per se stessa e in quanto tale.

Luna crescente

settembre 14th, 2009

Attraverso il mediterraneo.

Bruno sta andando a Gerusalemme. Non è una crociata, forse una crociera, forse un’incrociata di storie. un due tre si parte.

http://lunacrescente.posterous.com/

bruno bonisiol

Alexis Fernández y Caterina Varela

settembre 11th, 2009

INTERNATIONAL DANCE RAIDS 2009
La danza nei paesaggi urbani
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Entremans [Spagna] – “Ven”
coreografia e performance | Alexis Fernandez & Caterina Varela
musica | Einstürzende Neubauten
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Alexis Fernández y Caterina Varela
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Ven
Vincitore del XXII Certamen Coreogràfico di Madrid lo spettacolo è un concentrato del lavoro di due straordinari danzatori in grado di manipolare e ribaltare tutti i codici della danza contemporanea in maniera sorprendente. Un bignami sull’agire lo spazio che incolla lo spettatore alla sedia proprio per la capacità di mostrare quante cose si possono fare anche in uno spazio temporale estremamente limitato.

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VEN
Come
Come here
No, you come
Il lavoro nasce dalla collaborazione dei due artisti, che ne sono interpreti e coreografi. Ha ricevuto il primo premio del XXIII Certamen coreográfico di Madrid.
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di e con Alexis Fernández and Caterina Varela
produzione e distribuzione Estefanía Vázquez
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Evento realizzato in collaborazione con il progetto International Dance Raids di Anticorpi XL Network per la Giovane Danza d’Autore

La compagnia ENTREMANS è composta da Alexis Fernández e Caterina Varela.

Alexis Fernández nasce a Santiago de Cuba, si diploma alla Scuola Nazionale di Danza a La Habana e inizia la carriera professionale con la compagnia di Danza Contemporanea di Cuba. Collabora inoltre con il Ballet Ecuatoriano de Cámara, e la compagnia di teatro danza Retazos (Cuba).

Dal 2004 lavora e risiede in Spagna, dove collabora con il collettivo Experimenta Danza e la compagnia di Damián Muñoz. Nel 2005, insieme a Armando Marten, Ana Beatriz Pérez e Kirenia Martínez fonda la compagnia Entremans. Dirige, crea e interpreta gli spettacoli “En la cuenca de tus ojos” (2006), “A palo seco” (2007) e “Ven” (2008), danzato con Caterina Varela.
Caterina Varela nasce a A Coruña, comincia la sua formazione classica nel 1990 e dal 2002 studia diverse tecniche di danza contemporanea con coreografi quali Damián Muñoz, Guillermo Weickert, Chevi Muraday, Iñaki Azpillaga e Lipi Hernández, tra altri. Collabora con la compagnia Experimenta Danza (2002-2006), con la compagnia Pisando Ovos e con il Centro Coreográfico Galego. Dal 2007 è interprete e coreografa nella compagnia Entremans.

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Alexis Fernández y Caterina Varela