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Fabiano Fiorin Studio
Via Dandolo 19/a – 30126 Lido Venezia
P.I. 03748140278 – mob. +39 3476824070
fabiano.fiorin@tiscali.it
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Le graphiste compulsif
febbraio 14th, 2010
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gennaio 30th, 2010
mi ritrovo ad attendere dischi. alcuni dischi. quasi involontariamente.
come se avessero una stagionalità, il ritmo di un frutteto o la logica stagionale. succede nel miscuglio necessario fra la creatività di alcuni artisti e le pressioni commerciali di chi da quella creatività dipende. e ci si ritrova ad attendere.
Grizzly Bear è uno di quei gruppi per cui vale la pena di attendere. poi d’improvviso vedi spuntare una gemma o dischiudersi un bocciolo e ti rendi conto che la loro stagione è tornata. e mi rallegro del mio aspettare, del suo essersi finalmente compiuto e di questo nuovo disco.
Veckatimest (Warp Records, 2009) è il loro terzo album in studio. lo sto ascoltando mentre fuori piove fra la nebbia. scorrono le 12 canzoni dell’album. e poi spingo nuovamente play mentre ripenso ad una teoria sulla fruizione musicale che basa la sue tesi sul concetto di attesa (di attese). l’ascolto musicale come specchio delle nostre conoscenze culturali sul quale riflettiamo (rispecchiamo) il susseguirsi delle nostre attese. continue aspettative riversate sul fluire della musica. una progressiva alternanza fra attese soddisfatte o disattese, di variazioni melodiche e armoniche che si disvelano e segnano la cifra della nostra soddisfazione o sorpresa, stupore o delusione.
assecondando questa teoria giungo a dire che questo disco ha natura grandiosa e immensa. lo dico io e me ne assumo quel poco di responsabilità che ne concerne. non ricorrerò a paragoni semplificativi. non li amo e i Grizzly Bear, a questo punto della loro statura artistica, non li meritano, ma questo disco ha davvero il respiro dei grandi capolavori. si nutre di una coerenza di suono che è (per me) sintomo di coscienza, di impasti vocali adulti e non di maniera e in più, e qui forse risiede la meraviglia, di una maturità armonica rara fra la musica cosiddetta indie. capacità compositive d’altri tempi o d’altre musiche. e poi canzoni degne di tale nome, trattate con curiosa capacità creativa e sbarazzate da inutili appeal dance o proto rock.
ma senza volerlo già troppo ho detto e assai meno avrei desiderato dire. altri ascolti stratificheranno e aggiungeranno complessità e conoscenza. io dico di essere stupito di questo disco, per come si è insinuato nelle mie attese sbaragliate e per come si sta facendo amare malgrado caratteristiche peculiari che non elencherei fra le mie favorite. eppure eccolo qui, strordinario. il baraccone discografico lo annuncia in uscita per il 26 maggio, la rete, a quanto pare, non sa aspettare: Grizzly Bear Veckatimest!
gennaio 14th, 2010
gennaio 7th, 2010
(suggerimenti sono ben accetti)
The top ten … forse
1. Sigur Ros: Ágætis Byrjun
2. Tool: Lateralus
3. Radiohead: Kid A
4. Modest Mouse: Moon and Antarctica
5. Arcade Fire: Funeral
6. Interpol: Turn On the Bright Lights
7. Wilco: Yankee Hotel Foxtrot
8. Boards of Canada: Geogaddi
9. Neko Case: Blacklisted
10. Coldplay: Parachutes
11. Animal Collective: Merriweather Post Pavilion
12. And So I Watch You From Afar: And So I Watch You From Afar
13. Japandroids: Post Nothing
14. The Antlers: Hospice
15. Atlas Sound: Logos
16. Jonsi and Alex: Riceboy Sleeps
gennaio 1st, 2010
Delizioso nuovo progetto del maestro di oud tunisino Brahem.
Produzione di Manfred Eicher.
La combinazione di clarinetto basso e oud suggerisce un collegamento a Anouar’s “Thimar” trio, ma questo Est / Ovest line-up, spesso ci ricorda da più vicino alla tradizione dei suoni di “Barzakh” o “Conte de l’Incroyable Amour”.
Klaus Gesing, dal trio Norma Winstone e Björn Meyer, da Ronin Nik Bärtsch, sono entrambi musicisti con affinità jazzistiche che interagiscono in modo egregio dentro la partitura e la musica di Anouar Brahem.
“A dance of dark, warm sounds, urged onward by the darbouka and frame drum of Lebanese percussionist Khaled Yassine.”
L’album è dedicato alla memoria del poeta palestinese Mahmoud Darwish.
Mahmoud Darwish (arabo: محمود درويش ; al-Birweh, 13 marzo 1941 – Houston, Texas, 9 agosto 2008) è stato un poeta e scrittore palestinese.
È autore di circa venti raccolte di poesie (pubblicate dal 1964 a oggi) e sette opere in prosa, di argomento narrativo o saggistico. È considerato tra i maggiori poeti in lingua araba. È stato giornalista e direttore della rivista letteraria “al-Karmel” (Il Carmelo), e dal 1994 era membro del Parlamento dell’Autorità Nazionale Palestinese.
I suoi libri sono stati tradotti in più di venti lingue e diffusi in tutto il mondo. Solo una minima parte della sua produzione letteraria è stata tradotta in italiano.[1] È scarsa anche la traduzione in lingua inglese della sua opera.
dicembre 12th, 2009
Tutta colpa di Giuda è una commedia con musica del 2009 scritta e diretta da Davide Ferrario.
Il film è interpretato da Kasia Smutniak e Fabio Troiano, con l’amichevole partecipazione di Luciana Littizzetto e numerosi musicisti della scena musicale torinese. Girato al carcere delle Vallette di Torino, il film vede la partecipazione di veri detenuti e personale del carcere, sezione VI, blocco A.
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Trama
Irena è una regista di teatro sperimentale che accetta la proposta di Don Iridio di allestire in un istituto penitenziario (le Vallette a Torino) una versione della passione di Cristo. Quella che inizialmente sembrava un’esperienza lavorativa, sarà per Irena fonte di grandi cambiamenti nella sua vita, riuscendo a lasciarsi alla spalle la relazione con l’attore Cristiano. Irena troverà molti ostacoli nell’allestire l’opera, dovrà conquistarsi la fiducia dei detenuti, lottare contro la caparbia suor Bonaria ma soprattutto dovrà risolvere il problema più grande; trovare qualcuno disposto ad interpretare Giuda.
Colonna sonora
La colonna sonora del film è composta da brani e musiche edite e inedite, realizzate da artisti come Marlene Kuntz, Gianni Maroccolo, Cecco Signa, Fabio Barovero dei Mau Mau, e Kaas. Il tema principale del film è il brano Canzone in prigione, scritto ed interpretato dai Marlene Kuntz appositamente per il film.
La colonna sonora è disponibile per il download digitale su iTunes dal 7 aprile 2009 e disponibile in formato CD su etichetta Ala Bianca Records (ABR 128553991-2).
www.mymovies.it/tuttacolpadigiuda
novembre 24th, 2009
Victoria Bergsman (The Concretes), tornerà sulle scene l’8 settembre con un nuovo album intitolato “East of Eden”, sotto il nome Taken by Trees. Prodotto dal duo Studio-Dan Lissvick, il disco promette bene per attutire il trauma del momento incerto che viviamo con atmosfere quasi new age, ma decisamente gradite.
Non deve essere considerato un anestetico, ma come un abbraccio di un amica.
“Watch the Waves”, terzo brano del disco, è un perfetto esempio di quel che sarà l’intero lavoro, da non perdere.
Buon ascolto!
http://www.takenbytrees.com/

novembre 13th, 2009
che bella foto.
Sensibilità nella gestione della luce, strepitoso il riflesso del volto del bambino, bello anche l’equilibrio cromatico.
ma…il bambino è corruciato, perché?
Qual’è lo scopo di una foto?