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Addio tuffetto del Delacour

giugno 15th, 2010

estinto un raro uccello del Madagascar

Il tuffetto del Delacour (Tachybaptus rufolavatus), un uccello del Madagascar che viveva esclusivamente nel lago Alaotra, [1] è ufficialmente estinto. Lo rivela l’ultimo aggiornamento della [2] Lista Rossa della Iucn sugli uccelli in pericolo d[3] i estinzione.

Si tratta della prima estinzione confermata di una specie di uccello dal 2005. Le cause sarebbero da cercare principalmente nel bracconaggio. Gli ultimi due esemplari furono avvistati nel lago nel lotano 1985. “Non ci sono più speranze per questa specie – commenta Leon Bennun di [4] Birdlife International, che ha avuto il compito di valutare lo stato di conservazione degli uccelli rari per la Iucn -. Si tratta di un altro esempio di come le azioni umane abbiano conseguenze impreviste”.

Ci impegnamo

giugno 6th, 2010

Don Primo Mazzolari

Ci impegniamo

Ci impegniamo:

noi e non gli altri
unicamente noi e non gli altri
né chi sta in alto, né chi sta in basso
né chi crede, né chi non crede.

Ci impegniamo:

senza pretendere che altri si impegnino per noi
o per suo conto come noi o in altro modo.

Ci impegniamo:

senza giudicare chi non si impegna
senza accusare chi non si impegna
senza condannare chi non si impegna
senza cercare perché non si impegna.

Sappiamo di non potere nulla su alcuno
né vogliamo forzare la mano ad alcuno:
devoti, come siamo e come intendiamo rimanere,
al libero movimento di ogni spirito più che al successo di noi stessi
o dei nostri convincimenti.
Noi possiamo nulla sul nostro mondo
su questa realtà che é il nostro mondo di fuori,
poveri come siamo e come intendiamo rimanere.

Se qualche cosa sentiamo di “potere” e lo vogliamo fermare
é su di noi, soltanto su di noi.
Il mondo si muove se noi ci muoviamo
si muta se noi ci si fa nuovi ma imbarbarisce
se scateniamo la belva che é in ognuno di noi.
L’ordine nuovo incomincia se qualcuno si sforza
di divenire un uomo nuovo:
la primavera incomincia col primo fiore
la notte con la prima stella
il fiume con la prima goccia d’acqua.

Ci impegniamo:

per trovare un senso alla vita
a questa vita
alla nostra vita
una ragione
che non sia una delle tante ragioni
che bene conosciamo e che non ci prendono il cuore
un utile che non sia una delle solite trappole
generosamente offerte ai giovani dalla “gente pratica”.

Si vive una sola volta e non vogliamo essere giocati
in nome di nessun piccolo interesse
non ci interessa la carriera
non ci interessa il denaro
non ci interessa il successo
né di noi stessi né delle nostre idee
non ci interessa di passare alla Storia.

Ci interessa di perderci per qualcosa o per qualcuno
che rimarrà anche dopo che noi saremo passati
e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.

Ci impegniamo:

non per riordinare il mondo
non per rifarlo su misura
ma per amarlo perché noi crediamo nell’amore
la sola certezza che non teme confronti
la sola che basta
per impegnarci perdutamente.

Don Primo Mazzolari

non stiamo qui a tagliare le unghia agli ippopotami

giugno 1st, 2010

1) non stiamo qui a pettinare le giraffe
2) non stiamo qui a cavalcare l’orsetto lavatore
3) non stiamo qui a tagliare le unghia agli ippopotami
4) non siam qui a fare i grattini ai calamari
5) non siam qui a insegnare il valzer ai pinguini
6) non siamo qui a raccontare le favole ai trichechi
7) non siamo qui a pascolare le pantegane
non stiamo qui a tagliare le unghia agli ippopotami continued »

The Seduction Of Ingmar Bergman

maggio 29th, 2010

SPARKS
The Seduction Of Ingmar Bergman

di Gianfranco Marmoro

Mentre la logica del business spinge le nostre televisioni e radio di stato verso la mediocrità, la radio pubblica svedese rappresenta un’eccezione, non perché realizzi grandi inchieste politiche o sensazionali concerti (il mondo delle comunicazioni è pieno di operazioni simili), ma perché ha la stravaganza intellettuale di commissionare a una bizzarra e imprevedibile band americana, gliSparks, un musical immaginario su una delle icone del cinema svedese e mondiale, Ingmar Bergman, alle prese con una imprevedibile tentazione: fare un film hollywoodiano.

Gli studi di Ron Mael sulla cinematografia di Ingmar  Bergman, svolti durante e dopo i suoi corsi universitari, uniti ad alcune sperimentazioni che integravano cinema, teatro e arte visuale hanno aiutato i fratelli Mael nella complessa realizzazione di un musical radiofonico.

Quaranta anni di carriera musicali per gli Sparks, caratterizzati da una passione per la cultura europea e asiatica, e da una serie di album che hanno influenzato generazioni di musicisti.

E’ curioso che la stampa regolarmente saluti un loro album come la rinascita del gruppo americano, la loro carriera è, in verità, ricca di episodi  brillanti e originali, e tutta la loro produzione conserva una insana voglia di giocare e provocare con la musica, una caratteristica che difficilmente potrete riscontrare in altri musicisti.

Istrionici, eccentrici, idiosincratici, gli Sparks rappresentano un’eccezione alla routine produttiva che coinvolge anche le rock band più importanti, ogni progetto è frutto di un lavoro e una cura che avvicina la loro arte a quella di un artigiano.

L’idea base di “The Seduction Of Ingmar Bergman” è quasi kafkiana: nel 1956 il regista Ingmar Bergman entra in un cinema per assistere a un film americano, all’uscita si trova nella fastosa Hollywood, dove un losco figuro lo persuade a realizzare un film. Tra sigari e chewing-gum le tentazioni del denaro sembrano affascinare il regista svedese: sarà una suadente Greta Garbo a riportarlo nel mondo reale e ad allontanare definitivamente le pulsioni devianti del cinema a stelle e strisce.

Per un gruppo americano lontano dalle tentazioni mainstream e forte di una sensibilità culturale molto mitteleuropea è quasi sarcastico e provocatorio dover rappresentare in musica una storia ricca di simboliche affinità elettive, ma gli Sparks possiedono una forza lirica, musicale e intellettuale rara e aliena a qualsiasi rock band esistente. “The Seduction Of Ingmar Bergman”, meglio sottolinearlo subito, rappresenta un trionfo dell’immaginazione sulla banalità del linguaggio musicale odierno.

Musicalmente gli Sparks proseguono nella linea degli ultimi tre album: la loro mistura di pop sarcastico, musica sistemica alla Steve Reich e Michael Nyman, scampoli di tecno e ripetitive costruzioni armoniche si concretizza in 24 episodi sonori che ricordano una sequenza cinematografica. Toni cupi, superbe orchestrazioni da melodramma, voci recitanti e toni teatrali alla Kurt Weill, jazz, pop e rock che si insinuano nelle trame gotiche e classicheggianti, tutto coordinato e suonato con grande maestria.

Pur se l’omogeneità dell’opera è fondamentale, gli Sparks aggiungono nuove perle alla loro creatività pop, il lirismo poetico di “Limo Driver (Welcome To Hollywood)”, il glam-rock di “Mr. Bergman, How Are You?”, la polka brillante di  “The Studio Commissary”, la maestosa vocalità da soprano in “Why Do You Take That Tone With Me?”, la teatralità di “Escape” si insinuano con forza nel repertorio del gruppo.

Gli Sparks archiviano una rivoluzione della cultura popolare del 21° secolo, un punto di partenza nuovo per l’integrazione della musica con altre arti; la fiction radiofonica di “The Seduction Of Ingmar Bergman” rappresenta per la musica quello che la serialità forte delle fiction post X-files ha rappresentato per il cinema. Se la sfida degli Sparks avrà un seguito, vi è la possibilità che la musica riscopra stimoli e creatività.