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26 gennaio 2010
Foto Sintesi di Andrea Armellin
Conegliano (TV) – Galleria via XX Settembre
30 gennaio – 7 febbraio 2010
Inaugurazione 30 gennaio ore 18.00
Feriali 19-21 | Sabato e domenica 10-12 e 15-21
Preludio.
Stefano Meneghetti
stefanomeneghetti.it
Osservo astenendomi a svelare, mi appoggio al bordo per non vacillare. Lo sguardo si inclina di 7 gradi per assimilare, per rimettere a fuoco. Mi lascio trasportare, silenzio, un leggero sentimento prende forma. Le immagini si discostano da un orizzonte estetico accademico per lasciar spazio ad una percezione simbolico evocativa.
Il mio sistema nervoso autonomo, simpatico e parasimpatico oscilla tra cromie elettriche e sensazioni. La visione periferica mi porta ad una cromatica polarità psicofisiologica. Cerco di fare l’anatomia dell’immagine ma la natura del colore mi porta ad una neurofisiologia antropologica. Non vedo colori ma forme ardue da focalizzare, strutture evolutive ed emozionali, capaci di influenzare e risvegliare impressioni.
Sono stimoli per intravvedere la bellezza della vita che mi circonda, una breccia per l’amore primordiale del bello.
…
la tenda rossa. forse.
Bruno Bonisiol
brunobonisiol.com
che cosa conosco del lavoro di Andrea Armellin. ancora nulla. se non ciò che guardo attraverso le sue foto. che cosa conosco di queste foto. nulla. le guardo per la prima volta in questo momento. la tenda rossa. mi piace. forse non è una tenda. forse non è esattamente rossa. forse non è importante. che cosa conosciamo del mondo. che cosa ci stiamo perdendo. che cosa siamo disposti a perdere per continuare a scoprire.
…
Eh no e no.
Emanuela Da Ros
giornalista e scrittrice
Non è solo, non è tutta questione di reazione. Alla luce, al colore, alla forma. O – reiteratamente – al dettaglio delle forme, declinate in tutti i casi e generi del piacere estetico e/o estatico. E’ piuttosto questione di selezione. Le Foto Sintesi di Andrea Armellin sono separazioni, divisioni discriminazioni di immagini atomizzate e interpretate secondo una prospettiva ri-creativa che smaterializza e rimaterializza lineamenti oggetti impressioni quotidiane. Nel processo fotografico, Andrea non riprende la natura, la realtà, la vita. La sorprende. Dentro la sua essenza o fuori, nella sua apparenza. E ciò che contrad-distingue le sue immagini, in un dedalo (percorribile) di ridefinizioni fotografiche e fotostatiche, è un dittongo fatto di chimica e di pneuma, di energia vitale. Trattenuta con irriverenza, ironia, levità. Scioltezza e, sì: bellezza.
…
Fotografia come rivelazione.
di Roberta Valtorta
Andrea Armellin sceglie una strada che la fotografia ha percorso in più momenti della sua storia a partire dalle avanguardie: la ricerca di forme astratte nella realtà che pongano l’immagine in bilico tra due diverse identità, quella di “registrazione” di un dato del mondo esterno e quella di “allusione” a mondi altri che fanno riferimento ai codici dell’immaginario. I due termini – fotografia e astrazione – parrebbero infatti costituire una contraddizione. La fotografia è infatti soprattutto percepita come un’arte della realtà, e fin dalla sua invenzione proprio a questo forte e talvolta immediato rapporto con la realtà visibile sono state attribuite la sua specificità espressiva e il suo contenuto teorico. L’atto fotografico stesso, infatti, consiste in un prelievo dal reale che sta davanti ai nostri occhi. Infatti è stata ripetutamente definita una forma di ready made.
Quando dunque il fotografo, come è il caso di Armellin, sceglie come oggetto d’attenzione parti di realtà (natura oppure oggetti costruiti dall’uomo) che offrono all’obbiettivo le loro forme astratte, di fronte a quale tipo di fotografia ci troviamo? Quali esiti ci riserva l’immagine
fotografica quando si pone a confronto con il complesso tema dell’astrazione, cioè con una modalità del percepire e del sentire che si oppone alla definizione del contingente e del concreto e privilegia processi di universalizzazione, sostanzialmente negando la rappresentazione? Il perno del lavoro di Andrea Armellin pare essere il meccanismo dell’incanto di fronte ai colori e alle forme che conosciamo nel mondo che ci circonda, specie quello della natura, la ricerca di una visione inedita, improvvisa, quasi una verginità della visione di fronte a ciò che gli occhi vedono, ma la macchina trasforma in qualcosa di nuovo e diverso. Egli adotta criteri che ben rispondono all’ottenimento di un effetto di sorpresa: rispecchiamenti di forme, false ripetizioni, modularità, rimandi di colore, texture che sembrano “rivelare” qualcosa in più che sta dietro, o forse dentro, le cose. E’ l’espressione in forma fotografica, in questo caso carica di fresca spontaneità, del desiderio che prima o poi, in modi diversi, coglie tutti noi: che la realtà non sia solo ciò che è, ma qualcosa di più profondo e misterioso.
























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