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	<title>Stefano Meneghetti &#187; Personale</title>
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	<description>Le graphiste compulsif</description>
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		<title>Gabriele Mandel</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 16:36:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Mandel Khan]]></category>
		<category><![CDATA[Personale]]></category>

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		<description><![CDATA[era nato a Bologna nel 1924 L’addio a Gabriele Mandel, intellettuale sufi e artista Foto di Paola Baldari Gabriele Mandel khân: Lettera agli amici. Voi tutti sapete oramai che non sono in salute, che la via alla guarigione è lunga e difficile. Ne sono felice. Perché ero giunto ad un momento della mia evoluzione in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>era nato a Bologna nel 1924</h3>
<h1>L’addio a Gabriele Mandel,</h1>
<h1>intellettuale sufi e artista</h1>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/Schermata-2010-07-03-a-18.34.55.png"><img title="Schermata 2010-07-03 a 18.34.55" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/Schermata-2010-07-03-a-18.34.55.png" alt="" width="481" height="340" /></a></p>
<h6><em>Foto di Paola Baldari<br />
</em></h6>
<p>Gabriele Mandel khân: Lettera agli amici.</p>
<p>Voi tutti sapete oramai che non sono in salute, che la via alla guarigione è lunga e difficile.<br />
Ne sono felice.<br />
Perché ero giunto ad un momento della mia evoluzione in cui non progredivo più, in cui nulla mi soddisfaceva e non avevo più voglia di fare, quasi che la fonte dell’ispirazione che alimentò per oltre sessantanni la mia vita si fosse esaurita.<br />
Ed ecco: questa situazione invece mi insegna molto, l’evoluzione ha ripreso forza, imparo ancora. Ho abbandonato ancor più alcuni concetti illusori, ho ridimensionato i valori, ho iniziato a far ordine fra le mie troppe scartoffie e a liberarmi da quelle inutili, buttandole via.<br />
Tutto il tempo che trascorriamo nelle vicende materiali, nell’Aldilà sarà vanificato; tutto il tempo che nel mondo fenomenico dedichiamo sinceramente a Dio, nell’Aldilà sarà per noi una testimonianza favorevole.<br />
Che bella evoluzione, Dio, che bel vigore, che bel dono mi hai fatto! Grazie.<br />
Gabriele</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</p>
<p>Caro Professore la saluto con tutto il cuore ringraziandola per l’aiuto che mi ha dato, per l’insegnamento che mi ha concesso, per il risveglio nella vita.</p>
<p>Ora tocca a me proseguire, so che non sarò solo nell’avvenutra.</p>
<p>Proseguo il cammino, é quello che mi viene chiesto. Questo é il mio destino.</p>
<p>Grazie ancora caro Professore.</p>
<p>Allah Hu!</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/13F4.jpg"><img title="13F4" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/13F4.jpg" alt="" width="215" height="157" /></a></p>
<p>.</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/jerrahi-halveti.jpg"><img title="jerrahi halveti" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/jerrahi-halveti.jpg" alt="" width="320" height="390" /></a></p>
<p>….</p>
<p><strong>MILANO </strong>- L’intellettuale sufi Gabriele Mandel è morto il 1° luglio a Milano dopo una lunga malattia. Venerdì pomeriggio i Sufi di Milano si sono ritrovati nella moschea di via Padova per la «preghiera di saluto» all’italiano che ha portato nel nostro Paese la Confraternita dei Sufi Jerrahi-Halveti, una delle più diffuse in Turchia. A Milano i sufi si ritrovano nella tekkè (sala di preghiera) di viale Piceno.</p>
<p>Nato a Bologna nel 1924, di discendenza turco-afghana, era molto conosciuto per la sua opera di scrittore, critico e artista. Intellettuale poliedrico, è stato docente universitario, scrittore, pittore, psicologo, archeologo e musicista. Commendatore della Repubblica per i suoi meriti nel campo della cultura e dell’arte, fu insignito della Targa d’oro e Ambrogino d’oro del Comune di Milano. Come pittore, incisore e ceramista ha esposto in numerosi Musei ed Enti Pubblici (dalla Biennale di Venezia al Museo d’Arte Moderna di Parigi, di Liegi, Galliera di Parigi, eccetera) e ha tenuto 156 mostre personali in Musei e Istituti pubblici a San Paolo del Brasile, Tokyo, Nuova Delhi, Ankara, Konya, Amman, Samarcanda, Istanbul, e a Milano al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica «Leonardo da Vinci», al Museo di Milano, al Centro San Fedele, nella Basilica di Sant’Ambrogio e in molte altre sedi.</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/Gabriele-mandel-ceramica-01.png"><img title="Gabriele mandel ceramica 01" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/Gabriele-mandel-ceramica-01.png" alt="" width="386" height="390" /></a></p>
<p>Ha pubblicato 184 libri con varie case editrici (Mondadori, Rizzoli, Franco Maria Ricci, SugarCo, Longanesi, Rusconi, Edizioni San Paolo e altre). Quattro suoi testi sono stati tradotti in quattordici lingue; molti in sei lingue. Il funerale si è svolto venerdì mattina in forma privata e la salma è stata sepolta nel cimitero di Bruzzano.</p>
<p>…..</p>
<p><strong>Lettera per Gabriele Mandel</strong></p>
<p>di Dania Lupi</p>
<p>Maestro amato. Amato Maestro.<br />
A te le rose,<br />
tutte le rose del giardino terrestre<br />
e ora tutte le rose di ogni sfera e sole.<br />
Abitati dall’uno<br />
tu continui in noi<br />
ad essere occhi luminosi e chiari,<br />
insegnamento, sorriso e, sempre,<br />
sempre Amore.<br />
Grazie per l’accoglienza,<br />
la parola, l’abbraccio.<br />
Il mio cuore sente e sentirà<br />
il tuo flauto cantare,<br />
sente e sentirà la tua benedizione<br />
che umilmente chiama la mia<br />
a te per ora e nel tempo<br />
nei luoghi infiniti dove tu ora canti.<br />
Dice un poeta:<br />
Quando una forma<br />
è stata usata<br />
è bene che venga lasciata …<br />
Ci sarà un’altra forma<br />
ci sarà un altro inizio …<br />
E restiamo gioiosi.</p>
<p>Buon Inizio Maestro<br />
e grazie per avermi sempre<br />
salutato con:<br />
“Ecco la poetessa delle rose …”<br />
La mia poesia, le mie rose,<br />
sono il mio saluto più caro a te.<br />
Oh amato Maestro,<br />
atomo di pura luce.<br />
Grazie per aver camminato<br />
su questa terra<br />
con la forza, la ricchezza<br />
del più maestoso albero forte<br />
e verdeggiante.<br />
Grazie per avere,<br />
nello stesso tempo,<br />
sussurrato così soavemente<br />
la Poesia<br />
e aver accolto l’arte tutta<br />
nella creatività e nella conoscenza<br />
come tue amate sorelle.<br />
Ci hai toccato il petto,<br />
l’anima e la testa.<br />
Grazie di esistere e …<br />
Non più gli stessi<br />
dopo averti incontrato.<br />
Con amore</p>
<p>Dania</p>
<p>&#8230;&#8230;..</p>
<p><span style="color: #008000;">Domanda</span></p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>Quali sono state le tappe fondamentali e quali gli incontri che l&#8217;hanno segnata più profondamente nella sua vita di sufi?</strong></span><br />
Mio padre, Yusuf Roberto Mandel, era un sufi. Pubblicò il primo poema sufico in Italia (1938): Il Cantico dei cieli. Era docente universitario di Fisica (Padova e Parigi), oratore all’Università della Radio Nazionale Francese; è sepolto nel Famedio (il Cimitero degli uomini illustri) di Napoli e il suo monumento è fra quello a Benedetto Croce e quello a Vincenzo Gemito. Come scrittore pubblicò 124 libri in varie lingue.<br />
Poi lo zio di mio padre, in Afghànistàn, capo per l’Afghànistàn e per l’Iràn dei Sufi Naqshibendy Mugiaddidit. Poi Muzaffer Ozaq a Istànbul, capo dei Jerrahi. Anche Si Hamza Boubakeur, che mi formò al punto che in Turchia ebbi una Laurea Honoris Causa in Scienze islamiche dalla più importante Università statale, quella di Konya. Poi l’incontro con i grandi Maestri sufi dell’antichità, in particolare Jalâl âlDîn Rûmî (1207-1273) di cui ho appena terminato di tradurre dal pharsì (o persiano) il vasto poema Mathnawî, il più importante poema mistico al mondo. Ma soprattutto due incontri con il Khidr (in turco Kizr: il profeta Elia), la settimana prima di entrare nella Jerrahiyya e la settimana prima di essere nominato Vicario generale per l’Italia. Il primo incontro ai confini tra Turchia e Siria, in compagnia della mia famiglia; ed il secondo a Konya, in compagnia di alcuni miei sufi.<br />
Ma fu importante anche trovare nel cimitero di Üsküdar (Istanbul), quarant’anni or sono, le tre tombe dei miei antenati che, venuti dall’Afghanistàn, dal 1700 al 1730 ivi erano sufi. Alla loro scoperta mi ci condusse un cane che aveva le sembianze di mio padre appena morto.  Come vede ognuno ha la propria forma di follia e se la gestisce come meglio crede. Appunto per questo sono un  reputato medico-psicoanalista: proprio per capire bene ciò che è reale, ciò che è Realtà, e ciò che è illusione. E in definitiva tutto è illusione, tranne Dio. Per questo ho scelto come amico Dio.</p>
<p>&#8230;..</p>
<p>di Marina Spitilli</p>
<p><strong>Incontro con il maestro Gabriele Mandel Khan<br />
</strong>“Da un ammasso di galassie lontano duecentocinquanta milioni di anni luce ci arriva una nota: un sibemolle continuo, un milione di miliardi di volte piu’ basso dei suoni più bassi che l‘ orecchio umano può percepire. La materia è vibrazione. Le vie della fisica quantica, del misticismo e di certi allucinogeni si stanno unendo”<br />
Questo è quanto afferma il Prof. Mandel nella sua, sia pur breve, ma efficace apparizione nel film di Franco Battiato “Musikanten” dove, nella parte di se stesso, ci espone un concetto a dir poco sconvolgente (almeno agli occhi dei più), senza batter ciglio. A gamba tesa entra nel mondo della speculazione filosofica più acuta poiché da scienziato, mistico e artista quale egli è, nulla gli pare disgiunto nell’uomo, figuriamoci in un Sufi…</p>
<p>Mi permetta una domanda retorica…: come mai lei conosce così profondamente i temi di questa filosofia?<br />
“Mio padre era un sufi; lo zio di mio padre, Yusuf Kashgari Hetimandel Khanì era il capo dei sufi naqshibendi in Afghànistàn e Iràn. Conobbi quindi il sufismo sin da giovane. Il sufismo non è una filosofia: ha anche una consapevolezza filosofica, ma è in effetti la Via mistica dell’Islàm, ed era naturale che la seguissi anche io”.<br />
Prof. Mandel, anche l’arte e la spiritualità sappiamo essere da sempre avviate in un cammino interminabile, come sappiamo probabilmente interminabile le sarà sembrato il lavoro di traduzione dal persiano all’italiano di un poema mistico di cinquantamila versi, una delle sue ultime fatiche. Cos’è dunque il Mathnawì?<br />
“Il poema scritto da Jalâl âlDîn Rûmî (1207-1273); è il più importante poema mistico di tutta l’umanità: cinquantamila versi, due volte la Divina Commedia. Nei paesi islamici esso è detto anche: “il Corano in versi”. Non va dimenticato che l’UNESCO ha definito il 2007 “l’anno mondiale di Rùmì”.<br />
Quando ha conosciuto il poema di Rumì?<br />
“Da bambino mio padre e io andavamo a trovare il mio padrino del nome, il poeta Gabriele d’Annunzio (cui debbo appunto il nome). Allora mio padre, poeta e scrittore pur esso, sufi naqshibendi, autore del primo poema sufi pubblicato in Italia (Il cantico dei cieli, 1939), leggeva ogni tanto a D’Annunzio qualche passo di questo poema, traducendolo dal persiano. Così ascoltavo anche io. D’altronde molti motti di D’Annunzio sono frasi persiane tradottegli da mio padre («non è mai tardi per andar più oltre»)”.</p>
<p>E’ giusto definire il Mathnawì come un’opera spirituale ed in che modo esso accomuna la cultura persiana, turca e araba?<br />
“Il Mathnawì rispecchia il misticismo dei sufi. Rùmì fu appunto una grande Maestro sufi; egli fondò la Confraternita sufi (o dervisci, o faquir, a seconda delle lingue) dei Mevlevi, detti in Occidente “dervisci roteanti”. Ai suoi tempi nel vasto mondo islamico si parlavano correntemente tre lingue: l’arabo per gli affari religiosi, il persiano (farsì) per gli affari d’arte; il turco per gli affari di stato. Arte, Fede e Civismo sono appunto le pulsioni di terzo livello precipue della psiche umana. La cultura islamica è precipuamente sincretista, soprattutto da quando la definirono e la strutturarono le genti turche, le quali (pensiamo alla Via della Seta da loro fondata e gestita lungo i secoli) ponevano a contatto varie civiltà d’Oriente d’Occidente e da ciascuna traevano il meglio sincretizzandolo”.<br />
Nell’affrontare il notevole impegno della traduzione del M., insieme alla Signora Nùr Carla Cerati Mandel, lei avrà sicuramente ripercorso e sostato sui passi che sono più rappresentativi, diciamo il cuore del poema in questione, ce ne può parlare?<br />
“Goethe, presentando nel 1819 il suo West-östlicher Divan, scrisse: «Mi sono ispirato al poeta mistico più profondo e sensibile di tutta l’umanità». Con queste parole citava Jalâl âlDîn Rûmî (1207-1273), detto “il san Francesco dell’Islâm” e “il Dante Alighieri della gente turca. Il suo grande poema, il Mathnawî (50.000 versi, due volte la Divina Commedia), le cui pagine profumano tutte d’un grande afflato di pace e di serenità, ha ispirato lungo il corso dei secoli molti e molti eminenti poeti musulmani, ed è ancor oggi oggetto di studio nelle università orientali.<br />
Alcune novelle narrate nel Mathnawì si ritrovano cento anni dopo in Boccaccio (la novella del pero, ad esempio) e nel Héptaméron di Margherita di Navarra (XVI° secolo). I numerosi contenuti del poema, in cui fiabe, novelle, parabole si alternano a testi sapienziali e a saggi consigli, raggiungono spesso un alto grado di insegnamento religioso e mistico, con quelle caratteristiche che contraddistinguono, nell&#8217;Îslâm, i sufi: rispetto per tutte le religioni e tutte le ideologie, rispetto per l&#8217;essere umano e per la natura tutta, amore per la Pace, amore per lo studio, corretta educazione del sé; valori proclamati e del pari vissuti, che hanno permesso ai sufi di essere i più alti rappresentanti delle arti, delle scienze e dei valori etici in tutto il mondo islamico. Per queste varie ragioni il Mathnawî si presta a soddisfare sia il lettore di semplici novellette gustose o di gesta storiche a volte ammantate di mistero, sia l&#8217;assetato di Dio, colui che cerca una pace interiore, colui che ha volontà d&#8217;una elevazione spirituale o più semplicemente di compiere un cammino evolutivo d&#8217;ordine psicologico che rafforzi e confermi i suoi valori intimi individuali”.<br />
A questo punto vorrei che ci raccontasse con più precisione perché l’Arte è così vicina al Sufismo e viceversa, dunque cos’è il Sufismo?<br />
“Secondo Si Hamza Boubakeur (che fu rettore dell&#8217;Università islamica di Parigi, rettore della Moschea di Parigi, discendente diretto del primo &#8220;califfo ben diretto&#8221; Âbû Bakr, nonché mio venerato e compianto maestro) «il Sufismo in se stesso non è né una Scuola teologico-giuridica, né uno scisma, né una setta, anche se si pone di sopra da ogni obbedienza. E&#8217; innanzi tutto un metodo islamico di perfezionamento interiore, d&#8217;equilibrio, una fonte di fervore profondamente vissuto e gradualmente ascendente. Lungi dall&#8217;essere una innovazione o una via divergente parallela alle pratiche canoniche, è anzitutto una marcia risoluta d&#8217;una categoria di anime privilegiate, prese, assetate di Dio mosse dalla scossa della Sua grazia per vivere solo per Lui e grazie a Lui nel quadro della Sua legge meditata, interiorizzata, sperimentata». Sempre secondo Si Hamza Boubakeur, «le componenti della dottrina sufi sono l&#8217;amore totale per DIO; la gnosi che superando la conoscenza intellettuale imperfetta e incompleta unisce direttamente il sufi al divino, da cui la certezza della Sua esistenza e dell&#8217;impossibilità di capirLo con le sole forze umane; il raggiungimento della conoscenza intuitiva; l&#8217;ascesa mistica attraverso una serie di stati e di stazioni, integrati dalla rammemorazione (dhikr) e dall&#8217;estasi.» Dunque, le Confraternite dei Sufi sono comunità ben organizzate, che si sono sgranate lungo il corso dei secoli. Punta di diamante dell&#8217;Îslâm, dal momento che l&#8217;Îslâm non si presenta come un blocco monolitico ma ha varie coloriture, varie sfaccettature e varie istanze a seconda dei luoghi geografici e delle diversificazioni storico-sociali, anche il Sufismo ha vari aspetti. Si può dire che la sua vera origine è situabile nell&#8217;Asia turco-iraniana; che per ragioni storiche ha riassunto e inglobato insegnamenti esoterici buddhisti, indù, classico-egizi e cristiani pur scaturendo da una matrice sciamanica non mai sopita; mentre in certe zone dell&#8217;Arabia e del Nordafrica &#8211; soprattutto nei due ultimi secoli &#8211; è andato poi anche degenerando in aspetti folcloristico-popolari. Uno dei detti del nostro Profeta che i sufi più amano è questo: «Certo, Dio è bello e ama la bellezza.» L’Arte ingloba in sé i gradi di ascesa della nostra Via mistica (sette), li rappresenta, li esemplifica e fornisce l’istruzione necessaria per l’evoluzione spirituale dell’individuo. Ecco perché lungo il corso dei secoli i maggiori artisti dell’Islam furono sufi, e appunto uno dei maggiori poeti dell’Islàm fu Rùmì. E la forma d’arte più spirituale e simbolica è per noi la musica sacra, grazie alla quale raggiungiamo stati estatici durante i nostri riti, i Dhikr”.<br />
Cos’è il Semà e che cosa rappresenta per il fedele, può essere raggiunto da qualsiasi uomo se solo lo volesse oppure è riservato a pochi eletti?<br />
Il Semà è appunto il dhikr specifico della Confraternita sufi fondata da Rùmì. Agito esclusivamente da uomini, vestiti esclusivamente di bianco mentre danzano, è composto da danzatori, musicisti e cantanti. I danzatori roteando raggiungono lo stato estatico, e raccolgono con la mano destra le grazie elargite da Dio spargendole a tutti gli astanti con la mano sinistra. In Occidente ci sono varie imitazioni di questa “danza mistica”: falsi sufi, neanche musulmani, e adepti di scuole New Age che si pretendono depositari della Verità (una Verità che non conoscono, tuttavia); e altri ancora che scimmiottano il Semà, chiamano le loro buffonate “danze sacre”, e non si rendono neanche conto di quanto sono ridicoli e guitti. Ne sono venuti anche a Verona”.<br />
Ritornando al Mathnawì, è vero che è diventato un best-seller in America ? se lo sarà anche in Europa, quale potrà essere la sua funzione in occidente?<br />
“In Europa è già noto da tempo, come ha visto prima allorché ho citato Boccaccio, Margherita di Navarra, Goethe. La prima versione completa in lingua inglese (Nicholson) ha cento anni. E’ seguita la versione in francese della mia stimatissima amica Eva de Vitray Meyerovic’, sufi mevlevi. Ora mia moglie e io lo abbiamo tradotto in italiano (sei volumi, Edizioni Bompiani) direttamente dal manoscritto più antico, conservato nella Mevleviyya di Konya. Dopo di che l’ho tradotto in giapponese, e l’edizione in questa lingua uscirà a Konya (Turchia) il prossimo mese”.<br />
Planiamo ora su di un terreno più squisitamente materiale. Vorrei farle una domanda, solo apparentemente più distante dal senso del discorso che stiamo percorrendo: le sue profonde conoscenze culturali e religiose, come la pongono in relazione a “potere e compassione” nella società degli uomini? Un binomio che mi sembra sia sempre più spesso “velato” ma che oggi, nelle nostre società estreme, occidentale e orientale, rappresenta più che mai un nodo focale e perciò andrebbe “svelato”.<br />
“L’essere umano è spiritualità e materia, contingenza nell’immediato transitorio e vita eterna, mescolati nella vita terrena per il fatto che l’essere umano si compone di quattro parti strettamente connesse e sinergiche: una spirituale, due materiali e una globale. Spirituale: l’anima (goccia di quell’Oceano infinito che è Dio, al quale Oceano tende, ed al quale Oceano torna). Le due parti materiali sono: il corpo (con il suo SNC e quindi con le sue apoproteine che a volte ne stabiliscono gli atti) e la psiche. La psiche è come un ponte che collega anima e corpo, permettendo all’anima di manifestarsi nella materia e alla nostra materia di percepire vette spirituali. Se questo ponte è stretto, ingombro, pericolante, o addirittura crollato, la intercomunicazione sarà difficile, o addirittura nulla. La parte globale è l’ambiente che circonda l’essere umano, e che pur esso influisce e interferisce sul suo essere e sul suo operato. L’essere umano trova certezza del suo essere nel mondo con: materia, azione, sentimenti. La materia del nostro corpo è senz’altro avvertibile; l’azione compiuta ci assicura del pari della nostra esistenza (addirittura sappiamo, di fronte ad una azione compiuta – ad esempio un dipinto, la Gioconda – che esistette un Leonardo anche se il suo corpo non sussiste più); più difficile capire i sentimenti e dimostrarli: ad esempio non si può materialmente mostrare l’amore per un’altra persona, e anche le azioni che vogliono dimostrarlo possono essere ipocritamente false. L’arte ci fa capire l’esistenza dei sentimenti, e ci fa conoscere nell’opera di un artista l’espressione di un suo sentimento che a volte noi stessi proviamo. Ecco perché preferiamo un artista ad un altro, ed una forma d’arte piuttosto che un’altra: è l’omologia del linguaggio.<br />
L’essere umano poi ha pulsioni: di primo, secondo e terzo livello. Primo livello: respirare, bere, mangiare, guardarsi intorno, pensare; servono per la sopravvivenza del corpo. Secondo livello: pulsione sessuale; serve per la sopravvivenza della specie. Pulsioni del terzo livello: si possono simbolizzare con i termini Arte, Fede, Civismo, e servono per la sopravvivenza della psiche.<br />
Ogni essere umano ha le pulsioni alla Fede, all’Arte, al Civismo. Poi l’ambiente (la quarta parte del suo essere) glie ne coordina le espressioni. Arte, Fede e Civismo sono assoluti, ed è nell’assoluto che troviamo lo specchio dell’anima; ma nell’azione pratica tali assoluti debbono essere parcellizzati o burocratizzati. Così la Fede si parcellizza, ad esempio, nella religione cristiana o in quella musulmana o in quella buddhista, o in altre; l’Arte si parcellizza nell’arte gotica o in quella barocca, o in quella surrealista, e così via; il Civismo si manifesta ad esempio nei codici giustinianei, in quelli napoleonici, ed altro ancora. Un grande specchio, frantumato in miriadi di frammenti, in cui del pari ci si specchia; ma sono frammenti. L’arte è quindi chiamata ad esprimere sentimenti e pulsioni, ed è per questo che l’arte è la sola azione dell’umanità in grado di esprimere in forma visibile l’Invisibile..”.<br />
Sono ormai trascorsi molti anni da quando lei è approdato in Italia con la sua famiglia, ma chi conosce la sua complessa figura professionale ed artistica, come pure la sua opera vasta ed importante, sa quanto lei rappresenti un “vero ponte” fra oriente ed occidente. Da questo privilegiato osservatorio, pensa che l’uomo sia capace di recepire il “messaggio sublime” e scegliere di percorrere la “via della bellezza” che si fa atto concreto di pace, di arte, di vita?<br />
“L’essere umano in se stesso è come il flusso del mare, con le sue onde apparenti che di continuo si formano e si dissolvono. Noi vediamo le onde e pensiamo al mare, ma la realtà è il mare, quello profondo, apparentemente immobile, mentre le onde sono aspetto transitorio. Pensiamo piuttosto a che cosa le muove, e a che cosa NON muove il mare. Oriente e Occidente, quasi che dicessimo: Spititualità e Materialismo. Da sempre ciò ebbe luogo, da sempre ci fu un Oriente e un Occidente, in contatto fra di loro. Bussola, carta, stampa, matematica, medicina e molto e molto altro sono giunti in Europa dall’Oriente; è Storia, e chi lo nega non conosce la storia. Anche le grandi religioni europee sono venute dall’Oriente: Gesù è nato in Asia, tanto per citare. Nulla di nuovo sotto il sole, disse un grande poeta romano; ma prima di lui lo aveva detto un grande poeta mesopotamico, e prima ancora un grande filosofo cinese”.<br />
Viceversa, qual è a suo giudizio il “demone” imperante e più pericoloso che la nostra società sta frequentando?<br />
“Quello di sempre: l’ignoranza. Ci ammaliamo perché ignoriamo come si fa a non ammalarci; e se non ne guariamo, non ne guariamo perché ignoriamo quale sia la cura buona o la medicina efficace. L’ignoranza conduce le folle ad agire contro il bene dell’umanità, alle guerre, alle dittature, alle carestie&#8230; Il nostro Profeta disse: «Seguite la via di una scienza, doveste per questo andare a cercarla sino in Cina», e: «A colui che segue la via di una scienza Dio apre più grani le porte del paradiso», e ancora: «Il sangue di colui che studia è superiore al sangue dei martiri.» E ciò in perfetto accordo con il Corano. Per questo noi sufi studiamo. Che io abbia quattro lauree, tre specializzazioni, due diplomi, un dottorato di ricerca è una semplice conseguenza di questo nostro obbligo. Nella mia Confraternita oltre il cinquanta per cento è laureato o diplomato, il venti percento ha almeno due lauree. Però lo studio è un mezzo, non il fine! E quello d’oggi è un mondo dominato dall’ignoranza, e questa Italia d’oggi si degrada sempre più in una ignoranza al limite massimo della più disgustosa e volgare ignoranza. Basta ascoltare i politici o guardare la televisione, autentica spazzatura plebea. Di recente ho rifiutato di far da relatore a Tesi di laurea così stupide e così idiotamente insignificanti (esami fatti con i crediti, non con lo studio), da essere inaccettabili del tutto. Quando insegnavo io all’Università, l’Università non versava in questo degrado. Ora io grido ad un evidente disastro”.<br />
Quale profondo conoscitore dell’animo umano, le esprimo un mio pensiero che vorrei lei commentasse: l’uomo moderno ha a disposizione delle risorse sia tecnologiche che umane straordinarie, come mai ha avuto prima nella sua storia. Sembra però che nello stesso tempo, egli non abbia saputo sviluppare un “progresso mentale “ altrettanto importante, uno sviluppo emotivo-comportamentale altrettanto evoluto. In altre parole: è come se un “uomo bambino” abitasse un “mondo adulto”! Un mondo che ha bisogno di decisioni importanti da parte del suo abitante principe (e più pericolosamente invadente) per la sopravvivenza dello stesso pianeta, per esempio, oppure che facesse delle opportune rinunce rispetto al proprio senso di onnipotenza, non assecondando la tendenza fratricida che lo caratterizza, ovvero evitando l’autodistruzione; ora che potrebbe farlo grazie ad una storia evolutiva che la sua presenza millenaria sul pianeta ha comportato. Quale prospettiva per l’uomo?<br />
“Pensi ad una bottiglia da un litro. Contiene un litro di liquido, qualsiasi esso sia questo liquido. Se la bottiglia è piena di acqua, ci potrà mettere tanto vino quanto di quell’acqua è disposta a buttar via. Questo è il mondo umano. Nel Quattrocento non c’era il computer, ma c’erano Leonardo, Michelangelo, Raffaello. Oggi non ci sono i Dante Alighieri e così via. Abbiamo di più in un campo e meno in un altro, ma la quantità totale è sempre quella. Come un litro di liquido in una bottiglia da un litro, si tratti di acqua o di vino. E i sentimenti sono sempre gli stessi, le sofferenze, i desideri, le aspirazioni sempre gli stessi. Non esiste progresso globale: esiste evoluzione spirituale, ma oggi è eccessivamente contrastata dal materialismo; quindi più materia e meno spiritualità, più acqua e meno vino, ma sempre nella quantità eterna di un litro”.<br />
Riuscirà l’uomo nuovo del terzo millennio a riappacificare le Sue Due Parti? La sfera del materiale e quella dello spirituale riusciranno mai ad essere contenute e vivificate in egual misura dall’uomo durante il cammino terreno che gli è dato percorrere?<br />
“Nulla di nuovo sotto il sole. Ma soprattutto: la spiritualità è un valore intimo, non un commercio, non un orpello da sfoggiare appeso sul petto. E quando se ne ha inteso il valore, l’essere umano che vi giunge è completo. E null’altro gli importa, null’altro ha valore per lui. Non va alla televisione per sfoggiare il suo orpello, e così non vien disturbato, né deriso. Le due sfere come le chiama lei sono in armonia (ritmo e simmetria, il settimo grado della nostra evoluzione spirituale). E sorge il sole della Verità, quel sole che tutto illumina”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Frammenti</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 17:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Frammenti di poesie ovvero come guarire da una negazione autoimposta …………………………………. Tu Il tuo respiro mi appare chiaramente rosso carico di rivoluzioni nell’incendio delle foglie autunnali. Piastrelline di baci portano ilarità verso libertà Parla ti prego… ti prego… non avere timore di memoria, parole e cose. Quante volte sono scivolato nel tepore del Tuo sguardo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color:#d09c2e">Frammenti di poesie<br />
</span></h2>
<h3><span style="color:#d09c2e">ovvero come guarire da una negazione autoimposta</span></h3>
<p><span style="color:#808080">………………………………….</span></p>
<h1><span style="color:#800000">Tu</span></h1>
<p><span style="color:#800000">Il tuo respiro mi appare chiaramente rosso<br />
carico di rivoluzioni nell’incendio delle foglie autunnali.<br />
Piastrelline di baci portano ilarità verso libertà<br />
Parla ti prego… ti prego… non avere timore di memoria, parole e cose.<br />
Quante volte sono scivolato nel tepore del Tuo sguardo.</span></p>
<p><span style="color:#800000"><br />
Nostalgico<br />
della purezza e dell’amore<br />
ardo</span><br />
<span style="color:#808080"><br />
………………………………….</span></p>
<h1><span style="color:#008000">Gabriele</span></h1>
<p><span style="color:#008000"><br />
Il giovane Gabriele in equilibrio srotola visionario vibrazioni e colori nel vento<br />
La sua vocazione alla profondità si rifrange in me.<br />
Anima confusa riposa al riparo della sua storia<br />
Un ignoto stupore rapisce per attimi che attimi non sono</span></p>
<p>Domani si cambia vita</p>
<p><span style="color:#808080">………………………………….</span></p>
<h1><span style="color:#348bca">Nudo</span></h1>
<p><span style="color:#3366ff"><span style="color:#348bca"><br />
Nell’angolo a sinistra<br />
scandito da ritmi architettonici.<br />
Mi guardo allo specchio</span></span></p>
<p><em>nudo</em></p>
<p>il viso<br />
il torace<br />
il ventre<br />
le gambe<br />
i piedi<span style="color:#348bca"><em> </em></span></p>
<p><span style="color:#3366ff"><span style="color:#348bca"><em>i battiti del cuore </em></span></span></p>
<p>Elettrodinamica la mia spina d’orsale si fa magnete</p>
<p>Ecco che piove<br />
mangio una mela<br />
scorrere il tempo</p>
<p><span style="color:#808080">………………………………….</span></p>
<h1><span style="color:#808080">Esilio</span></h1>
<p><span style="color:#333333"><span style="color:#808080">In esilio volsi lo sguardo a Sud Est.<br />
Contaminato dal tappeto che si fa da sé<br />
disgrego nel canto le mura austere e penitenti del sè<br />
</span></span></p>
<p><span style="color:#333333"><span style="color:#808080">Mi avvolgi<br />
Mi  annulli<br />
Mi comprendi,</span><br />
</span><br />
<span style="color:#808080">………………………………….</span></p>
<h1><span style="color:#93a823">Insetto</span></h1>
<p><span style="color:#93a823">Volo in circolar moto da fiore a rupe<br />
In anticipo rispetto al vento<br />
senza tensioni sento</span></p>
<p>Non devo aspettare<br />
né spostarmi in diagonale</p>
<p>I palmi ti cercano, fendono aria, luce e suono<br />
Come bolla di sabbia in un moderno strutturale<br />
rimango sospeso tra terra, cielo e mare.</p>
<p>il fiore nacque all’imbrunire</p>
<p><span style="color:#808080">………………………………….</span></p>
<h1><span style="color:#d005cc">Un lampo magnifico</span></h1>
<p><span style="color:#d005cc"><br />
Un lampo fiero illuminò la notte e un punto nel mio sguardo si concretizzò<br />
chiudo gli occhi ed osservo innamorato.<br />
VITA, VITA, VITA!<br />
La vita arde in geometrie di ombre e luce<br />
Respirando il sole<br />
evaporo cambiando proprietà<br />
sta per accadere…<br />
negli abissi dell’essere<br />
mi cristallizzo.</span></p>
<p>Fu un lampo magnifico</p>
</p>
<p><span style="color:#d09c2e"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>non stiamo qui a tagliare le unghia agli ippopotami</title>
		<link>http://www.stefanomeneghetti.it/2010/06/non-stiamo-qui-a-tagliare-le-unghia-agli-ippopotami/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 07:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personale]]></category>

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		<description><![CDATA[1) non stiamo qui a pettinare le giraffe 2) non stiamo qui a cavalcare l’orsetto lavatore 3) non stiamo qui a tagliare le unghia agli ippopotami 4) non siam qui a fare i grattini ai calamari 5) non siam qui a insegnare il valzer ai pinguini 6) non siamo qui a raccontare le favole ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>1) non stiamo qui a pettinare le giraffe<br />
2) non stiamo qui a cavalcare l’orsetto lavatore<br />
3) non stiamo qui a tagliare le unghia agli ippopotami<br />
4) non siam qui a fare i grattini ai calamari<br />
5) non siam qui a insegnare il valzer ai pinguini<br />
6) non siamo qui a raccontare le favole ai trichechi<br />
7) non siamo qui a pascolare le pantegane<br />
<span></span> 9) non siamo qui a far le meche a kung-fu panda<br />
10) non siamo qui a scaccolare i koala<br />
11) non siamo qui a fare le cerette inguinali ai procioni<br />
12) non stiamo qui a fare il colore ai pescirossi<br />
13) non siamo qui a mungere le cernie<br />
14) non stiamo qui a fare l’extension ai criceti!<br />
15) non stiamo qui a grattar la pancia all’orso bruno<br />
16) non siamo qui a fare la permanente ai ricci<br />
17) non siamo qui a spingere le tartarughe<br />
18) non siamo qui a fare le meches ai pelati<br />
19) non siamo qui ad asciugare le pozzanghere col phon<br />
20) non stiamo qui a raccontare le favole alle bambole di pezza<br />
21) non siamo qui a far le scarpe ai millepiedi<br />
22) non siamo qui a incartare i Torroni<br />
23) non siamo qui ad arrotolare i pitoni<br />
24) non siamo qui a depilare le moffette<br />
25) non siamo qui a fare i succhiotti ai piranha<br />
26) non siamo qui a far abbronzare l’orso bruno<br />
27) non siamo qui a trovare i capezzoli alle lumache<br />
28) non siam qui a far fare la transumanza ai parameci<br />
29) non stiamo qui a pulire le scale agli stercorari<br />
30) non stiamo qui ad allattare le manguste</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Luna crescente</title>
		<link>http://www.stefanomeneghetti.it/2009/09/luna-crescente/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 05:59:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Attraverso il mediterraneo. Bruno sta andando a Gerusalemme. Non è una crociata, forse una crociera, forse un’incrociata di storie. un due tre si parte. http://lunacrescente.posterous.com/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attraverso il mediterraneo.</p>
<p>Bruno sta andando a Gerusalemme. Non è una crociata, forse una crociera, forse un’incrociata di storie. un due tre si parte. </p>
<p><a href="http://lunacrescente.posterous.com/"></a></p>
<p><a href="http://lunacrescente.posterous.com/">http://lunacrescente.posterous.com/</a></p>
<p><img src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2009/09/bruno.jpg" alt="bruno bonisiol"></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Iran : IMPRESSIONI E RIFLESSIONI</title>
		<link>http://www.stefanomeneghetti.it/2008/07/iran-impressioni-e-riflessioni/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Jul 2008 17:37:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personale]]></category>

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		<description><![CDATA[INTERVISTA CON MARTA FUMAGALLI Studentessa italiana che insieme alla famiglia ha viaggiato in Iran. Ci parla, dell’Iran, delle sue attrazioni turistiche e della donna iraniana. Signorina Fumagalli, può presentarsi di più ai nostri amici ascoltatori? So che Lei è in Iran per effettuare una ricerca. Ce ne può parlare? Io sono Marta Fumagalli, ho 22 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>INTERVISTA CON MARTA FUMAGALLI</p>
<p><img alt="day3_si-o-se_pol_isfahan_iran_ali_torkzadehcom.jpg" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/day3_si-o-se_pol_isfahan_iran_ali_torkzadehcom.jpg"></p>
<p>Studentessa italiana che insieme alla famiglia ha viaggiato in Iran. Ci parla, dell’Iran, delle sue attrazioni turistiche e della donna iraniana.</p>
<p><strong>Signorina Fumagalli, può presentarsi di più ai nostri amici ascoltatori? So che Lei è in Iran per effettuare una ricerca. Ce ne può parlare?</strong><br />
Io sono Marta Fumagalli, ho 22 anni, sono nata a Milano e vivo in questa città. Studio scienze internazionali, istituzioni europee, che è un ramo della facoltà di scienze politiche. Cogliendo l’occasione di questo viaggio che i miei genitori hanno proposto di fare qui in Iran e avendo sostenuto per altro esame su storia e istituzione dei paesi islamici, ho deciso di analizzare la condizione della donna in Iran grazie anche ai contatti che sono risucita a trovare. Ho incontrato delle persone con cui ho fatto anche delle interviste.</p>
<p><strong>Da quanto tempo è in Iran e quali località ha visitato?</strong><br />
Sono in Iran da una ventina di giorni, sono arrivata il 31 luglio, ed ho fatto un giro abbastanza lungo. Siamo passati da Qom, Kashan, Isfahan, Shiraz, Yazd e poi attraversando il deserto e quindi Tabas siamo arrivati a Mashad. Abbiamo fatto qualche giorno nel confine con il Turkmenistan, e poi siamo arrivati qui a Tehran? Sono qui da due giorni e domani partiamo per fare l’ultima sttimana nel Kurdistan iraniano e poi torniamo in Italia.</p>
<p><strong>Vorrei farLe una domanda non tanto facile: c’è qualche città, qualche zona che Le è piaciuta più delle altre?</strong><br />
Certo, ho trovato Isfahan magnifica. Ha un’atmosfera assolutamente unica e non a caso è chiamata la metà del mondo. Mi è piaciuta anche Yazd dal punto di vista architettonico. Le mie giornate a Tehran sono state stupende perchè ho avuto la possibilità di avere contatti con gente iraniana e di poter stare nelle loro case e di poter parlare, chiacchierare e di scambiare opinioni con loro.</p>
<p><strong>C’è una differenza dell’Iran che viene presentato in Italia e quello che Lei ha visitato?</strong><br />
Assolutamente sì. Purtroppo la propaganda fatta nel mio paese e non soltanto è davvero orribile nel senso che la gente è intimorita dai paesi come l’Iran. Io sono venuta qui assolutamente sicura di ciò che avrei trovato dal punto di vista del paese e delle persone. Sinceramente non vedo l’ora di tornare per poter dire agli altri che Iran è un paese davvero da visitare a da conoscere da parte di tutte le persone. Bisogna vivere con gli iraniani per sapere che cos’è l’Iran. Quello che ti dimostrano nella televisione è assolutamente politico.</p>
<p><strong><img alt="yazd-mosque-526614-sw.jpg" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/yazd-mosque-526614-sw.jpg"></strong></p>
<p>.</p>
<p><strong>Considerando che sta facendo una ricerca a riguardo, come giudica la situazione della donna in Iran?</strong><br />
Prima di partire, non conoscevo molto e mi ero fatta un’idea abbastanza storta. Venendo qui, mi sono fatta un’idea un pò diversa nel senso che ho conosciuto delle persone di un certo livello, ho incontrato donne molto intelligenti, molto istruite che sono anche gentilissime. Purtroppo non ho potuto vedere l’altra fetta, cioè molte donne che subiscono dei problemi. Ci sono anche i problemi che affliggono la donna in questo paese e che vengono detti a noi in Italia. Ma poi sono i problemi famigliari e privati che io non ho potuto riscontrare.</p>
<p><strong>Possiamo dire che magari sono i problemi della donna che riguaradano più generalmente il mondo femminile e che possono essere incontrati un pò in tutto il mondo?</strong><br />
Certo, stiamo parlando dell’Iran perchè ovviamente in questo momento sono in Iran perchè la mia tesina riguarda la situazione della donna in Iran. In questi momenti sono riscontrati in tutti i paese del mondo e anche nel mio paese. Non bisona andare molto lontano perchè possono essere anche vicino a casa mia.</p>
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		<title>Un Sussulto</title>
		<link>http://www.stefanomeneghetti.it/2008/04/un-sussulto/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 14:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Un sussulto e ti accorgi che per alcuni attimi non hai respirato, ti sei allontanato dalla tua mente, dal tuo corpo. Una disunione rispetto all’unione, unione indispensabile per la vita. Adomestica l’intelletto, abbandonati alla vita che ha bisogno di te come tu hai bisogno del tuo cuore. …]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un sussulto e ti accorgi che per alcuni attimi non hai respirato, ti sei allontanato dalla tua mente, dal tuo corpo. Una disunione rispetto all’unione, unione indispensabile per la vita. Adomestica l’intelletto, abbandonati alla vita che ha bisogno di te come tu hai bisogno del tuo cuore.</p>
<p>…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Yavuz Selim</title>
		<link>http://www.stefanomeneghetti.it/2008/02/yavuz-selim/</link>
		<comments>http://www.stefanomeneghetti.it/2008/02/yavuz-selim/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 13:53:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Selim I &#8211; 10 ottobre 1465 &#8211; 22 settembre 1520 fu il Sultano dell’ Impero ottomano dal 1512 al 1520. Gli fu attribuito il soprannome (laqab) Yavuz. In occidente si è affermata la traduzione di “Crudele” per questo laqab, mentre il vocabolo significa “il Ponderato”. Dopo aver sconfitto i persiani Safavidi di Shāh Ismāʿīl nell’epocale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Selim I   &#8211;  10 ottobre 1465 &#8211; 22 settembre 1520<br />
fu il Sultano dell’ Impero ottomano dal 1512 al 1520.</p>
<p>Gli fu attribuito il soprannome (laqab) Yavuz.<br />
In occidente si è affermata la traduzione di “Crudele” per questo laqab, mentre il vocabolo significa “il Ponderato”.</p>
<p>Dopo aver sconfitto i persiani Safavidi di Shāh Ismāʿīl nell’epocale battaglia di Čāldırān del 1514, Selim I si occupò dell’invasione del sultanato dei Mamelucchi conquistandone prima la Siria (1516) e poi l’Egitto (1517).</p>
<p>Anche le città sante di Mecca e Medina furono incorporate nell’Impero, avviando una compiuta conquista dell’intero Maghreb e Mashreq arabo.</p>
<p>Nel 1517 Selim I costrinse lo sconfitto califfo al-Mutawakkil III, ultimo esponente della dinastia abbaside, a cedergli il titolo di califfo, che pertanto fu il primo sultano della dinastia ottomana ad assumere.</p>
<p>La successiva guerra contro la Persia fu un altro trionfo per Selim, che in poco più di otto anni di regno portò l’estensione dell’Impero ottomano da 2,5 a 6,5 milioni di km².</p>
<p>Selim I scrisse apprezzate poesie sia in persiano che in turco.</p>
<p><img src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/selim-i-called-yavuz-the-grim-sultan-1512-20-giclee-print-c12259237.jpeg" alt="selim-i-called-yavuz-the-grim-sultan-1512-20-giclee-print-c12259237.jpeg"></p>
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		<title>The End</title>
		<link>http://www.stefanomeneghetti.it/2007/07/the-end/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Jul 2007 09:51:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personale]]></category>

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		<description><![CDATA[Treviso, 22 giugno 2007 Gentili P.M. , A.C. Vi ringrazio sinceramente per la stima che avete espresso nei miei confronti. Gli anni trascorsi presso E. sono stati anni di proficua collaborazione, sia umana che lavorativa, durante i quali, grazie al continuo confronto progettuale, ho maturato un nuovo punto di vista professionale. La filosofia che aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img alt="dsc05594.jpg" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/dsc05594.jpg"><br />
Treviso, 22 giugno 2007</p>
<p>Gentili P.M. , A.C.</p>
<p>Vi ringrazio sinceramente per la stima che avete espresso nei miei confronti.<br />
Gli anni trascorsi presso E. sono stati anni di proficua collaborazione, sia umana che lavorativa, durante i quali, grazie al continuo confronto progettuale, ho maturato un nuovo punto di vista professionale.</p>
<p>La filosofia che aveva portato alla nascita dell’idea “Inkemodo” è frutto di questa crescita.<br />
Ritengo molto interessante la vostra offerta di rilanciare Inkemodo, la mia esperienza però mi porta a valutare più proficuo inserire Inkemodo in uno spazio vitale di dimensioni più ridotte per assicurargli quella flessibilità necessaria alla comunicazione web 2.0, all’interaction e al digital graphic design.</p>
<p>Quasta mia scelta profesionale in un prossimo futuro potrebbe essere utile alla stessa V.T.,  gruppo che ho iniziato a conoscere ed apprezzare in questo periodo, per possibili sinergie nel campo della comunicazione.</p>
<p>Saluto e vi ringrazio.</p>
<p>Stefano Orfeo Meneghetti</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Commenti</title>
		<link>http://www.stefanomeneghetti.it/2007/06/commenti/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2007 06:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personale]]></category>

		<guid isPermaLink="false"></guid>
		<description><![CDATA[“raccontami una storia. Che storia vuoi? Raccontami una storia che non hai mai raccontato a nessuno…” Isabel Allende “…reale e surreale Terrificante e buffo Notturno ed insolito Bellissimo.” Jacques Prévert Stefano Meneghetti, con estrema naturalezza dà vita ad un foglio di carta, una tela o ad una pellicola video. La sua esperienza è maturata in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“raccontami una storia.<br />
Che storia vuoi?<br />
Raccontami una storia che non hai mai raccontato a nessuno…”</em></p>
<blockquote>
<blockquote>
<blockquote>
<blockquote><p><strong>Isabel Allende</strong></p>
</blockquote>
</blockquote>
</blockquote>
</blockquote>
<p><em>“…reale e surreale<br />
Terrificante e buffo<br />
Notturno ed insolito<br />
Bellissimo.”</em></p>
<blockquote>
<blockquote>
<blockquote>
<blockquote><p><strong>Jacques Prévert</strong></p>
</blockquote>
</blockquote>
</blockquote>
</blockquote>
<p><strong>Stefano Meneghetti</strong>, con estrema naturalezza dà vita ad un foglio di carta, una tela o ad una pellicola video. La sua esperienza è maturata in diverse parti del globo ma il suo gusto è inequivocabilmente europeo: come un alchimista fa sovrapporre spunti worholiani a cromatismi mitteleuropei e bizantini. Artista raffinato e sensibile è avvolto da un particolare stato di grazia che lo rende estraneo alla vorticosità del quotidiano. Egli è osservatore attento e sognatore, astratto e concreto. Attraverso la lettura delle sue opere ci colloca in un altrove, senza mai perdere il senso del reale.</p>
<p>Le opere di Stefano sono microsintesi della realtà e portatrici di un messaggio ingenuamente consapevole e invito ad attraversare più serenamente il nostro tempo, a coglierne le positività.</p>
<p><strong>Antonello Pizzi<br />
</strong>Critico</p>
<p><a></a></p>
<p><strong>La voce del frammento</strong></p>
<p>I percorsi sperimentali della ricerca espressiva di Stefano Meneghetti, benchè irriducibili, sembrano tuttavia obbedire a una legge comune, forse a un sottaciuto ancorchè incoercibile imperativo: il recupero di un arcana, segreta memoria del frammento. Un recupero che è salvazione del segno della caducità del messaggio pubblicitario oppure dell’articolo di giornale e, insieme ricreazione di un discorso inaudito, dove il già visto sprigiona quel che l’occhio ha finora mancato di vedere: volti di donne pietrificati da una calce non meno metaforica che tangibile, continenti solcati di linee su uno sfondo screziato nei colori di una malinconia sospesa fra nostalgia e desiderio, spartiti musica di tempi lontani che si trasformano in un thesaurus geroglifico del ricordo.<br />
Si potrebbe parlare di elogio della superficie, concepita però in modo nuovo; non come pura orizzontalità, nè come dimensione d’ingresso al profondo, ma semmai come stratificazione ultima, spazio di un ultimo, estremo approdo dove riposano segni che, consumati dall’uso e dal tempo, sono risorti dalla consumazione a nuovi significati: l’irrelato scopre così relazioni impreviste di farsi, magari soltanto per la durata di uno sguardo, irripetibile epifania.</p>
<p><strong>Amelia Valtolina</strong></p>
</p>
<p><strong>Stefano Meneghetti </strong>disegna o, se vogliamo dire, “scarabocchia” con estrema facilità: è una dote che i suoi amici conoscono da sempre. I collages che vediamo esposti sono il segno di una maturazione: il tempo e i viaggi lo hanno reso in qualche modo più saggio.<br />
La sua mano dal tratto netto e sicuro ha abbandonato il disegno facile, la linea chiara e distinta, per stendere una patina incerta e confusa di colore annacquato o di materiali più viscosi (come il gesso e la cera) sopra immagini non sue. Innumerevoli anni, vite, sguardi, canti, pianti, giacciono sotto un brandello di rete metallica da pollaio o sotto una pennellata di acquarello color ruggine.</p>
<p>E’ gia possibile osservare e isolare una serie di stadi nell’evoluzione della sua vena creativa, nell’arco di qualche anno: dal tradizionale collage “sporco” in cui una maggiore ampiezza è lasciata al supporto che fa da sfondo ai “ritagli” e in cui comincia a evidenziarsi la patina sopra le immagini incollate, agli intricati riquadri in cui gli strati superiori dei materiali sovrapposti alle immagini hanno cancellato quelli sottostanti, agli ultimi, una sorta di astrazione, dal ritmo più solenne, in cui i brandelli scelti e incollati hanno valore a volte per la forma, in cui gli intervalli sono più larghi e,infine, sono uniformati da un unico colore dominante.</p>
<p>Paradossalmente, una volta abbandonata la fittizia confusione degli sguardi e dei volti, man mano che si allenta la tensione, l’immagine da lui colta e riproposta non diviene più facilmente individuabile. Si fa sempre più fatica a leggere fino allo strato più profondo le varie sovrapposizioni, si procede lentamente, come per recuperare un ricordo che riaffiora alla memoria e prende via via consistenza. E riappropriandoci della forma ci accorgiamo che non è più la stessa perché noi stessi, o il tempo, o i fatti intercorsi ne hanno irrimediabilmente modificato i contorni. Ciò che si è interposto fra noi e quell’immagine è li, crudele e imparziale testimonianza del tempo trascorso, segno e prezzo della saggezza che, nostro malgrado, acquistiamo.<br />
<strong><br />
Paola Lugaresi</strong></p>
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		<title>Peli radicali</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2007 17:40:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci piace intervistare gente che viene da fuori. Da oltre il nord est. Che sia anche un po’ fuori. Ecco un esemplare degno di nota di Michele Bornello Stefano Meneghetti è un direttore creativo. Viene da Milano. Per sua stessa ammissione il direttore creativo è un fallito che però ha l’intuizione giusta al momento giusto. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci piace intervistare gente che viene da fuori. Da oltre<br />
il nord est. Che sia anche un po’ fuori.</p>
<p>Ecco un esemplare degno di nota<br />
<em>di Michele Bornello<br />
</em><br />
<strong>Stefano Meneghetti è un direttore creativo. Viene da Milano.</strong></p>
<p>Per sua stessa ammissione il direttore creativo è un fallito che però<br />
ha l’intuizione giusta al momento giusto. Una specie di Master<br />
Mind della direzione artistica. E’ fallito però indica alla persona<br />
che lavora con lui la strada, l’azione, la persona. Insomma una<br />
specie di bussola smagnetizzata che ogni tanto, senza un motivo<br />
apparente punta più decisa del solito e vibra come la forcella di<br />
un rabdomante. &#8211; Fai così, &#8211; dice- e così sia.</p>
<p>Flemmatico, è convinto che tutto sia relativo. E’ la risultante di un<br />
po’ di viaggi attorno al mondo che lo hanno portato a riflettere su<br />
quanto fosse normale che in una qualche provincia della Cina,<br />
per strada, qualcuno gli avesse sputato in terra proprio al suo<br />
passaggio. Qui lo abbatteresti a colpi di spadone (e non è detto<br />
tanto per dire… ) lì invece pare non sia del tutto strano ed al<br />
terzo o quarto scaracchio non ci fai più caso.</p>
<p>Vivere nelle bolle culturali in cui siamo nati gli sta stretto. Ora è<br />
trapiantato a Treviso (da Milano, da Calcutta, dal resto del<br />
mondo?) ha una bici bordeaux comprata da un meccanico di<br />
quelli di una volta, oramai rari, la vetrina sporcalurida con lo<br />
stucco secco ha ancora gli adesivi della Wampum Jeans ed il<br />
ragnetto del vecchio logo Benetton. Fuori vecchi Califfo, moderni<br />
scooters, i due-ruote gialloblu dei postini e le bombole del gas di<br />
cui hanno rivendita.</p>
<p>Di recente Stefano ha compiuto un progresso, un vespone color<br />
Afrika Korps con il quale scorazza fra Treviso, il Montello e<br />
Venezia con il senso dell’orientamento ed il fiuto di Rommel per<br />
ogni buona osteria o evento culturale.</p>
<p>Altra sua fissa sono i peli radicali. Piccola pallosa parentesi di<br />
Scienze: si tratta di piccolissimi indispensabili peli presenti alle<br />
estremità delle radici delle piante. Assorbono il nutrimento e<br />
l’umidità necessari alla crescita. Un terreno leggermente secco<br />
stimola l’attività dei peli radicali che si spingono in tutte le<br />
direzioni alla ricerca d’umidità. Quando estirpate una pianta<br />
questi invisibili peli si strappano, si lacerano, diventano inservibili<br />
perché delicatissimi e la pianta, nella nuova dimora, deve<br />
ricostruirseli. Per questo lo sforzo che sosterrà la farà sembrare<br />
deperita. Provate voi a rimanere a digiuno durante un trasloco.<br />
Ora, per amor di analogia, alcuni studiosi di migrazione ed<br />
integrazione sostengono che spesso a migranti o semplicemente<br />
a chi solo si sposti da una città ad un’altra, da un luogo ad un<br />
altro all’interno del proprio paese urga ‘riscostruire’ la mappatura<br />
mentale di vie, uffici, negozi, luoghi, architetture. Serva allacciare<br />
conoscenze, impratichirsi con la parlata locale, i dialetti, le<br />
abitudini, i cibi. Ebbene tutto questo costa. Costa mille piccole<br />
fatiche quotidiane, dal dover cercare nelle Pagine Gialle l’ufficio<br />
postale che al tuo paese avresti raggiunto ad occhi chiusi,<br />
all’interrogarti su cartelli o avvisi stradali o offerte commerciali<br />
scritti in una lingua a te non ancora del tutto svelata.</p>
<p>Così Stefano ha conosciuto Treviso con cautela, a spirale. Prima<br />
di tutto la signora dell’edicola della stazione e le due figlie, con le<br />
quali chiacchiera sia prima di salire che dopo sceso. Poi, pochi<br />
metri più in là, Stefano ha conosciuto Mario il tassista,<br />
contenitore di umori cittadini, distributore di gossip innocui di cui<br />
spesso il trevigiano si veste e che non vanno oltre ai rassicuranti:<br />
‘io conosco quello e poi anche quello. Quello poi non ne<br />
parliamo è amico mio! Ma chi? Quello? Eravamo a cena fuori<br />
sabato scorso! “e tutti questi ‘quelli’ sono ovviamente i<br />
maggiorenti cittadini.</p>
<p>Di altre conoscenze non siamo a conoscenza. Sembra aver<br />
socializzato perfino con uno dei nostri, il severo<br />
Mariano&gt;href=http://www.fioi.tv/componenti/template_a.asp?<br />
ID=291&gt;Mariano Cangiu con il quale le schermaglie non<br />
mancano. Passa poi varie ore in compagnia della propria<br />
telecamera e di una collezione d’insetti che costringe a recitare<br />
per lui sul davanzale immortalandoli sullo sfondo verde e profumato dell’amato basilico.</p>
<p>Era convinto che Treviso fosse una piccola città di provincia fatta<br />
di viuzze strette, terrazzette in ferro battuto, profumo d’arrosto e<br />
peperonata e appena oltre le mura campi verdi e corsi d’acqua.<br />
Ora invece deve attraversare ogni giorno almeno due ‘zone<br />
industriali’ di quelle toste. Vive in una lottizzazione che incombe<br />
su di un vicino campo di grano turco.</p>
<p>Per riprendersi dalla delusione frequenta spesso una pasticceria<br />
siciliana dove annega fra babà e code di aragosta (paste<br />
croccanti con all’interno crema n.d.r). Alla sera siede a tavola<br />
composto in un vicino take away dove giurano d’averlo visto<br />
azzannare un kebab piccante accompagnato da youghurt arabo<br />
e tè alla menta marocchino.</p>
<p>Venezia lo attira, assiste a balletti giapponesi e teatro israeliano<br />
all’isola di S.Erasmo, viene sedotto da un’insegnante marsigliese<br />
e trascinato in eventi culturali grandi e piccoli. In terraferma<br />
assiste ad un concerto di clarinetto e fisarmonica all’interno di<br />
uno dei templi del paesaggio veneto: una concessionaria d’auto.</p>
<p>Propone esposizioni internazionali di grafica allestite in antiche<br />
fonderie, rimane estasiato dal padiglione Lituano della Biennale,<br />
mentre di quello Iraniano, suo paese adottivo non dice nulla.<br />
Vorrebbe tanto conoscere il trevigiano Giusto Pio<br />
che assieme a Battiato ha fatto del multiculturalismo uno stile.<br />
Peli radicali in crescita, quindi.<br />
Sì, certo, a modo suo.</p>
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