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	<title>Stefano Meneghetti &#187; Libri Film Musica</title>
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	<description>Le graphiste compulsif</description>
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		<title>L’altro cuore dell’Islam</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 08:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Mandel Khan]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e film interessanti]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Sufismo]]></category>

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		<description><![CDATA[L’altro cuore dell’Islam Articolo pubblicato sul numero 3 di Esodo Introduzione al sufismo Il sufismo (arabo: تصوّف &#8211; taṣawwuf) cuore della spiritualità e della vita religiosa musulmana. Ha scritto Sayed Husein Nasr: &#8220;Come il respiro che anima il corpo, il sufismo ha infuso il suo spirito in tutta la struttura dell&#8217;Îslâm”, sia nelle manifestazioni sociali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #339966;"><strong>L’altro cuore dell’Islam</strong></span></h1>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Articolo pubblicato sul numero 3 di Esodo</strong></span></p>
<p><a rel="attachment wp-att-277" href="http://www.stefanomeneghetti.it/2011/05/l%e2%80%99altro-cuore-dell%e2%80%99islam/sufism/"><img class="alignnone size-full wp-image-277" title="Sufism" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2011/05/Sufism.jpg" alt="" width="600" height="399" /></a></p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Introduzione al sufismo</strong></span><br />
Il sufismo (arabo: تصوّف &#8211; taṣawwuf) cuore della spiritualità e della vita religiosa musulmana.<br />
Ha scritto Sayed Husein Nasr: &#8220;Come il respiro che anima il corpo, il sufismo ha infuso il suo spirito in tutta la struttura dell&#8217;Îslâm”, sia nelle manifestazioni sociali, sia in quelle intellettuali e ha custodito attraverso i tempi le discipline spirituali rendendone possibile la trasmissione da una generazione all&#8217;altra.<br />
Secondo Si Hamza Boubakeur (che fu rettore dell&#8217;Università islamica di Parigi, rettore della Moschea di Parigi, e discendente del primo &#8220;califfo ben diretto&#8221; Âbû Bakr): &#8220;il Sufismo in se stesso non è né una Scuola teologico-giuridica, né uno scisma, né una setta. É innanzi tutto un metodo islamico di perfezionamento interiore, d&#8217;equilibrio, una fonte di fervore profondamente vissuto e gradualmente ascendente. Lungi dall&#8217;essere una innovazione o una via divergente parallela alle pratiche canoniche, è anzitutto una marcia risoluta d&#8217;una categoria di anime privilegiate, prese, assetate di Dio, mosse dalla scossa della Sua grazia per vivere solo per Lui e grazie a Lui nel quadro della Sua legge meditata, interiorizzata, sperimentata&#8221;.</p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>All’inizio del cammino</strong></span><br />
Avevo sete di spiritualità, di equilibrio, di pace. Cercavo la Verità.<br />
Cercavo ma trovavo solo segni che mi erano perlopiù incomprensibili.<br />
Avevo bisogno di un maestro e di una scuola che mi insegnassero a leggere e a capire che la possibilità di interpretare i segni l’avrei trovata solo in me stesso.<br />
All’inizio ero convinto che avrei dovuto intraprendere la via dell’ascetismo, un distacco dal mondo, una “fuga” da una profonda “inadeguatezza”.<br />
Incontrando il Sufismo ho incominciato a capire che c’era la possibilità di un percorso, più consono al mio modo di percepire la Verità.<br />
Abbracciare l’Islam, per me che sono cresciuto in un ambiente cattolico, è stata sicuramente una scelta “indisciplinata”. Come spiegava il mio maestro Gabriele Mandel che Dio si compiaccia di lui, anche se le religioni del mondo sono fra loro diverse, esse si dispongono l&#8217;una dopo l&#8217; altra come lungo il perimetro di un cerchio, il cui centro è &#8220;il Concetto di Dio&#8221;. E così come i raggi di una ruota, più si avvicinano al centro e più sono vicini tra loro.<br />
Tutte le religioni son come i frammenti di un grande specchio, in ognuno dei quali ci si può specchiare, mentre il grande specchio d&#8217;origine simbolizza Dio. E non vi è altra divinità che Dio, Uno, Unico.<br />
Tratto dal libro: LA SAPIENZA DEI PROFETI di Muhyiddin Ibn &#8216;Arabi<br />
“Ciò è del tutto analogo a quanto succede in uno specchio del corpo: contemplandovi delle forme, tu non vedi lo specchio, pur sapendo che vedi quelle forme (o la tua propria) soltanto grazie a quello specchio. Questo fenomeno, Dio l&#8217;ha manifestato come simbolo particolarmente appropriato alla Sua rivelazione dell&#8217;Essenza, affinché colui al quale Egli si rivela sappia che non Lo vede; non esiste simbolo più diretto e più conforme alla contemplazione e alla rivelazione di cui si tratta (&#8230;). Orbene, la sola, la vera, l&#8217;unica vita di ogni essere umano è questa, è solo questa, e poiché Dio infinito ha creato l&#8217;universo mondo, ecco che gli infiniti si specchiano nella Creazione che è specchio di Dio.”</p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Corano (10ª25)</strong></span><br />
“Allah chiama alla dimora della pace e guida chi Egli vuole sulla Retta via. “<br />
Proseguendo con il cammino compresi che il sufi è un essere umano come tutti gli altri, si deprime come tutti gli altri, si ammala come tutti gli altri, muore come tutti gli altri, ma è consapevole di avere un&#8217;anima che non si deprime, non si ammala, non muore.<br />
Da quì la necessità di trovare, tra le prime cose, un rapporto equilibrato tra percorso spirituale pratico e una stabilità interiore in armonica relazione con il mondo che ci circonda.<br />
«Nel mondo, ma non del mondo, nulla possedendo e da nulla essendo posseduti.»<br />
Gabriele Mandel ci ribadiva che l&#8217;uomo è corpo fisico, anima divina e ( ponte di collegamento tra i due ) psiche. Solo se queste tre parti opereranno in completa unione, l&#8217;essere umano sarà realizzato e sereno, come da sempre è stato affermato dai grandi maestri sufi.<br />
Cercare la spiritualità durante la propria vita quotidiana è un modo di vivere che può arricchire, sviluppare le naturali possibilità interiori della natura umana e soprattutto farci intravvedere la Verità riflessa nel mondo.</p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Equilibrio tra sfera materiale e spirituale.</strong></span><br />
Equilibrio tra la crescita, la cura di sé nella propria totalità e le indispensabili relazioni intersoggettive; rispetto per tutte le religioni e tutte le ideologie, rispetto per l&#8217;essere umano e per la natura tutta, amore per la Pace, amore per lo studio, corretta educazione del sé; valori proclamati e del pari vissuti. Un equilibrio di volta in volta rivisto. Un raggiungimento che non è mai definitivo.<br />
Un rispetto per tutti i tipi di credenza è espresso anche da Mawlānā Jalāl-ad-Dīn Muhammad Rūmī che all&#8217;ingresso della sua dergah fece esporre questa sua quartina che si può vedere ancora oggi: «Vieni, vieni; chiunque tu sia, vieni. Sei un pagano, un idolatra, un ateo? Vieni! La nostra casa non è un luogo di disperazione, e anche se hai tradito cento volte una promessa&#8230; vieni».<br />
Il sufi realizzato è quindi libero da ogni tipo di interdipendenza, e il suo rapporto con il mondo che lo circonda è un corretto rapporto adulto e non simbiotico.<br />
Il fine ultimo è raggiungere, attraverso l’illuminazione, una realizzazione consapevole che manifesti a ciascuno la scintilla divina che è in noi.<br />
Un aforisma sufi recita: «Chi conosce se stesso conosce Dio, chi conosce Dio conosce se stesso.»<br />
E questo è possibile solo se si affina lo spirito perché la Verità si trova solo nella Verità. Infatti Dio ha detto: Né i cieli né la terra Mi contengono, ma Mi contiene il cuore del Mio fedele. (questa è l’essenza del Corano, secondo Ibn âl-Arabî)<br />
Corano (50ª16), “Dio è vicino a ciascuno di noi più della sua stessa vena giugulare.”</p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Jihad</strong></span><br />
Lo sforzo (il jihad, termine erroneamente tradotto in occidente con &#8220;guerra santa&#8221;) è sforzo dell&#8217;uomo per convertire se stesso da pietra grezza a pietra levigata.<br />
La lotta spirituale che il sufi conduce è specialmente contro se stesso e contro il proprio egoismo e le qualità e le azioni basse del proprio animo.<br />
Il bene e il male sono convenzioni che spesso dipendono dalle parole. Spesso è l’ignoranza che non ci fa distinguere la zizzania dal grano.<br />
Il nostro Profeta Muhammed (pace e benedizione su di lui) disse:<br />
«Seguite la via di una scienza, doveste per questo andare a cercarla sino in Cina», e: «A colui che segue la via di una scienza Dio apre più grandi le porte del paradiso», e ancora: «Il sangue di colui che studia è superiore al sangue dei martiri.» E ciò in perfetto accordo con il Corano.<br />
<span style="color: #339966;"><strong>Ricerca, in noi stessi e tra gli uomini, come continua fonte di scoperta</strong></span><br />
Gabriele Mandel rimarcava spesso un concetto: “Una bottiglia da un litro. Contiene un litro di liquido, qualsiasi esso sia questo liquido. Se la bottiglia è piena di acqua, ci si potrà mettere tanto vino quanto di quell’acqua è disposta a buttar via. Questo è il mondo umano. E i sentimenti sono sempre gli stessi, le sofferenze, i desideri, le aspirazioni sempre gli stessi. Non esiste progresso globale: esiste evoluzione spirituale, ma oggi è eccessivamente contrastata dal materialismo; quindi più materia e meno spiritualità, più acqua e meno vino, ma sempre nella quantità eterna di un litro”.<br />
<span style="color: #339966;"><strong>La spiritualità per il Sufismo</strong></span><br />
Gli esseri umani hanno bisogno di spiritualità, perché la spiritualità è la massima luce che può illuminare l’anima.<br />
La spiritualità è un valore intimo, non da propagandare, non qualcosa da sfoggiare al mondo intero.<br />
Oggi gli esseri umani cercano disperatamente la pace interiore, si avverte per istinto l’importanza dell’ascesa mistica ed etica, ma ben pochi accettano di sottoporsi alla disciplina di una tradizione autentica, la sola che possa produrre effetti positivi<br />
Possiamo essere religiosi senza avere l’aspirazione spirituale. La spiritualità è un livello più nobile all’aderenza esteriore a dogmi e precetti formali.<br />
Nel Sufismo si cerca di raggiungere un livello  di spiritualità nel quale ci si rende conto della unità del tutto e che in verità tutto è manifestazione di Dio.<br />
Sono fortemente convinto, pur non essendo per nulla un buon esempio in tal senso, che ogni forma autentica di spiritualità deve tendere all’uomo perfetto (âlInsân âlkâmil).</p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Nella quotidianità</strong></span><br />
Il nostro cuore, ogni giorno, vivendo la vita di tutti i giorni, si riempie anche di sporcizia. Vi si possono accumulare egoismo, odio, malvagità, debolezze e miserie.<br />
Vuotiamolo ogni sera con la preghiera a Dio, con il dhikr, con la meditazione. Saremo allora più intimamente legati a Dio e al contempo uniti alla vita stessa.<br />
<span style="color: #339966;"><strong>La meditazione</strong></span><br />
Corano (40a9) &#8220;si rammentano solo i dotati di intelligenza&#8221; La meditazione è superiore alla riflessione, perché riflettere è cercare, e meditare è trovare.<br />
<span style="color: #339966;"><strong>Lo Dhikr</strong></span><br />
Il &#8220;dhikr&#8221; ha due valenze, le quali hanno a loro volta due tipi di contemplazione ciascuna. Vi è il dhikr collettivo, con musica, canto, ed eventuale danza sotto la guida del Maestro e, di necessità, con la guida del direttore musicale (&#8220;dhikirbashé&#8221;); e il &#8220;dhikr del cuore&#8221;, individuale, solitario. Le &#8220;contemplazioni&#8221; che ne emergono sono il risultato o di una Fede impeccabile e vigorosa o di un amore per Dio intenso e profondo.<br />
L’esercizio spirituale continuo diventa in questo modo strumento per imparare “l’arte della vita”. Strumento che ci può aiutare a trovare l’indispensabile equilibrio che ci permetta di percorrere la via rettamente. Equilibrio che si rispecchia e si riconosce nelle relazioni intersoggettive e come tale viene vissuto come salutare anche per gli altri e per il mondo intero.<br />
Il Sufismo è la scienza di acquietare ciò che va acquietato, e di risvegliare ciò che va risvegliato. É anche la scienza che fa capire l’impossibilità d’acquietare o di risvegliare ciò che non lo può essere, o di credere d’averne bisogno quando non ce n’è bisogno.<br />
Occorre avvicinarsi al Sufismo imparando a imparare; acquisendo conoscenza attuando la giusta pratica per conseguirla<br />
Occorre diventar consapevoli della non-importanza allo stesso modo con cui si è consapevoli dell’importanza; e senza cercare solamente i sentimenti importanti.<br />
La nostra realtà proviene solo da noi stessi, ed è causata dai nostri costrutti mentali. Siamo come una torta millefoglie. Dalla nostra infanzia e forse da molto prima, abbiamo iniziato a sovrapporre strati su strati. È ora di capire.<br />
Abbiamo un solo momento in cui vivere. Abbiamo un solo luogo in cui vivere. Qui e ora. Non lo capiremo mai abbastanza.<br />
Spesso diamo troppa importanza a fatti transitori, e non diamo importanza al fatto che anche la nostra vita, come quella di tutti, è transitoria. Quanto tempo dedichiamo ad azioni per quel &#8220;dopo&#8221; che ci è del tutto ignoto?</p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Alcune tappe lungo il cammino (Âbû âlHasan Fârisî)</strong></span></p>
<ul>
<li> La prima è avere chiaro il concetto dell’Unicità divina</li>
<li> Trovare sempre una compagnia buona</li>
<li> Liberarsi dall’egotismo</li>
<li> Viaggiare molto per rompere i lacci e rafforzare gli animi</li>
<li> Non mentire a se stesso e agli altri</li>
<li> Diventare ciò che si può diventare, senza cercar di perseguire quello che è illusione</li>
<li> Diventare consapevoli di quello che ci è possibile fare</li>
<li> Realizzare l’Unità nascosta nonostante le esigenze poste dalla diversità, e non per mezzo di queste esigenze</li>
<li> Tener conto dei mezzi che nella diversità si presentano, senza pensare che i suoi aspetti esteriori possano essere in se stessi importanti</li>
<li> Sapere che non si guarisce con le parole bensì con il metodo corretto di sceglierle e di dirle al momento opportuno</li>
</ul>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Relazione con il bene degli altri come specchio del nostro stesso bene</strong></span><br />
Il Profeta Muhammad (la pace e la benedizione di Allah siano su di lui) disse:<br />
“La carità è un obbligo per ogni musulmano, e colui che non ne avesse i mezzi faccia una buona azione o eviti di commetterne una sbagliata. Questa è la sua carità.”<br />
Non è l&#8217;analisi e la conoscenza di Dio che ci portano ad arrivare alla meta. É l&#8217;amicizia di Dio. Per colui che impara la lezione dell&#8217;amicizia in questo mondo, questa lezione lo porta alla fine verso l&#8217;amicizia di Dio. Ma quando una persona pretende in cambio dal suo amico tutto ciò che egli fa per lui, allora questa non è amicizia.<br />
La miglior cosa che uno deve fare è introdurre lo spirito dell&#8217;amicizia. É qualcosa che non può nascere solamente con il ragionamento. La strada è di portare un individuo a comprendere completamente che l&#8217;essenza delle morali e della religione e dell&#8217;educazione è una, e che quell&#8217;unica essenza è la maniera dell&#8217;amicizia.<br />
Quella è la ragione perché la miglior educazione è l’amicizia: come portare piacere e felicità all&#8217;altro; e uno può incominciare ad imparare ciò comprendendo completamente cosa è l&#8217;amicizia e praticandola allo stesso tempo.<br />
L’amore dipendente è incompleto. L&#8217;amore che tenta di possedere la persona amata è come privo delle braccia, non può stringere nulla. L&#8217;amore che non considera il piacere o il dolore della persona amata, è cieco. L&#8217;amore esigente e che si impone troppo, è morto.</p>
<p>Dio vuole che sia, come si legge nel Corano, religioso e spiritualmente attivo.<br />
Corano (2°177) “La religiosità non consiste nel volgere il vostro volto verso oriente o verso occidente. La religiosità consiste [...] nel dare dei propri beni ai parenti, agli orfani, agli indigenti, ai viaggiatori, ai mendicanti, e per la liberazione degli schiavi; nell&#8217;osservare la preghiera, nel versare la zakàt. Sono caritatevoli quelli che rimangono fedeli agli impegni assunti, sono perseveranti nelle avversità, nel dolore e nel momento del pericolo. Ecco le genti sincere.”<br />
Quale deve essere allora l&#8217; attitudine del musulmano nei confronti delle altre comunità?<br />
Corano (2º62) Sì, i Musulmani, gli Ebrei, i Cristiani e i Sabei, chiunque ha creduto in Dio e nel Giorno ultimo e compiuto opera buona, per costoro la loro ricompensa presso il Signore. Su di essi nessun timore, e non verranno afflitti.</p>
<p>“Ero intelligente e volevo cambiare il mondo. Oggi sono saggio e voglio cambiare me stesso”: questa frase del Dalai Lama sintetizza perfettamente l’idea che ho per un futuro migliore.</p>
<p>Stefano Yavuz Selim Meneghetti</p>
<p><span style="color: #339966;">Ringraziamenti</span><br />
<span style="color: #339966;"> Un ringraziamento di cuore va al mio maestro senza il quale non sarei stato in grado di scrivere questo articolo.</span><br />
<span style="color: #339966;"> Possa Allah perdonare tutti gli errori e le mancanze contenute in questo testo.</span><br />
<span style="color: #339966;"> As-salaam alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #339966;">&#8230;..</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #339966;">ESODO</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>http://associazionesodo.webnode.it/</p>
<h4>Siamo un&#8217;associazione che promuove una rivista e attivita&#8217; sui temi etici, religiosi, politici a partire da una prospettiva laica, interreligiosa e non dogmatica.</h4>
<h4>Nasciamo nel 1979 sul confine della Chiesa cattolica veneziana come luogo di incontro tra persone di provenienze diverse che si confrontano e si interrogano in una ricerca comune.</h4>
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		<title>The Seduction Of Ingmar Bergman</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 09:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[SPARKS The Seduction Of Ingmar Bergman di Gianfranco Marmoro Mentre la logica del business spinge le nostre televisioni e radio di stato verso la mediocrità, la radio pubblica svedese rappresenta un’eccezione, non perché realizzi grandi inchieste politiche o sensazionali concerti (il mondo delle comunicazioni è pieno di operazioni simili), ma perché ha la stravaganza intellettuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-weight:normal"><strong></p>
<div><span style="font-weight:normal">SPARKS</span></div>
<div><span style="font-weight:normal"><span style="color:#888888">The Seduction Of Ingmar Bergman</span></span></div>
<div><span style="font-weight:normal"></p>
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">di Gianfranco Marmoro</p>
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica"><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/41UVpWFekwL._SL500_AA280_.jpg"><img title="Bergman" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/41UVpWFekwL._SL500_AA280_.jpg" alt="" width="280" height="280"></a></p>
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica;min-height:14.0px">
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">Mentre la logica del business spinge le nostre televisioni e radio di stato verso la mediocrità, la radio pubblica svedese rappresenta un’eccezione, non perché realizzi grandi inchieste politiche o sensazionali concerti (il mondo delle comunicazioni è pieno di operazioni simili), ma perché ha la stravaganza intellettuale di commissionare a una bizzarra e imprevedibile band americana, gliSparks, un musical immaginario su una delle icone del cinema svedese e mondiale, Ingmar Bergman, alle prese con una imprevedibile tentazione: fare un film hollywoodiano.</p>
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">Gli studi di Ron Mael sulla cinematografia di Ingmar  Bergman, svolti durante e dopo i suoi corsi universitari, uniti ad alcune sperimentazioni che integravano cinema, teatro e arte visuale hanno aiutato i fratelli Mael nella complessa realizzazione di un musical radiofonico.</p>
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica;min-height:14.0px">
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">Quaranta anni di carriera musicali per gli Sparks, caratterizzati da una passione per la cultura europea e asiatica, e da una serie di album che hanno influenzato generazioni di musicisti.</p>
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">E’ curioso che la stampa regolarmente saluti un loro album come la rinascita del gruppo americano, la loro carriera è, in verità, ricca di episodi  brillanti e originali, e tutta la loro produzione conserva una insana voglia di giocare e provocare con la musica, una caratteristica che difficilmente potrete riscontrare in altri musicisti.</p>
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">Istrionici, eccentrici, idiosincratici, gli Sparks rappresentano un’eccezione alla routine produttiva che coinvolge anche le rock band più importanti, ogni progetto è frutto di un lavoro e una cura che avvicina la loro arte a quella di un artigiano.</p>
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica;min-height:14.0px">
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">L’idea base di “The Seduction Of Ingmar Bergman” è quasi kafkiana: nel 1956 il regista Ingmar Bergman entra in un cinema per assistere a un film americano, all’uscita si trova nella fastosa Hollywood, dove un losco figuro lo persuade a realizzare un film. Tra sigari e chewing-gum le tentazioni del denaro sembrano affascinare il regista svedese: sarà una suadente Greta Garbo a riportarlo nel mondo reale e ad allontanare definitivamente le pulsioni devianti del cinema a stelle e strisce.</p>
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica;min-height:14.0px">
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">Per un gruppo americano lontano dalle tentazioni mainstream e forte di una sensibilità culturale molto mitteleuropea è quasi sarcastico e provocatorio dover rappresentare in musica una storia ricca di simboliche affinità elettive, ma gli Sparks possiedono una forza lirica, musicale e intellettuale rara e aliena a qualsiasi rock band esistente. “The Seduction Of Ingmar Bergman”, meglio sottolinearlo subito, rappresenta un trionfo dell’immaginazione sulla banalità del linguaggio musicale odierno.</p>
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">Musicalmente gli Sparks proseguono nella linea degli ultimi tre album: la loro mistura di pop sarcastico, musica sistemica alla Steve Reich e Michael Nyman, scampoli di tecno e ripetitive costruzioni armoniche si concretizza in 24 episodi sonori che ricordano una sequenza cinematografica. Toni cupi, superbe orchestrazioni da melodramma, voci recitanti e toni teatrali alla Kurt Weill, jazz, pop e rock che si insinuano nelle trame gotiche e classicheggianti, tutto coordinato e suonato con grande maestria.</p>
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica"><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/sparks-2009.jpg"><img title="sparks-2009" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/sparks-2009-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150"></a></p>
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica;min-height:14.0px">
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">Pur se l’omogeneità dell’opera è fondamentale, gli Sparks aggiungono nuove perle alla loro creatività pop, il lirismo poetico di “Limo Driver (Welcome To Hollywood)”, il glam-rock di “Mr. Bergman, How Are You?”, la polka brillante di  “The Studio Commissary”, la maestosa vocalità da soprano in “Why Do You Take That Tone With Me?”, la teatralità di “Escape” si insinuano con forza nel repertorio del gruppo.</p>
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica;min-height:14.0px">
<p style="margin:0.0px 0.0px 0.0px 0.0px;font:12.0px Helvetica">Gli Sparks archiviano una rivoluzione della cultura popolare del 21° secolo, un punto di partenza nuovo per l’integrazione della musica con altre arti; la fiction radiofonica di “The Seduction Of Ingmar Bergman” rappresenta per la musica quello che la serialità forte delle fiction post X-files ha rappresentato per il cinema. Se la sfida degli Sparks avrà un seguito, vi è la possibilità che la musica riscopra stimoli e creatività.</p>
<div><span style="font-family:Helvetica, &#39;Times New Roman&#39;, &#39;Bitstream Charter&#39;, Times, serif;font-size:small"><span style="line-height:normal"><br />
</span></span></div>
</p>
</p>
</p>
</p>
</p>
<p></span></div>
</p>
<p></strong></span></h2>
]]></content:encoded>
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		<title>London River</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 11:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Sotigui Kouyate / Brenda Blethyn London River di Rachid Bouchareb Il fiume della comprensione Articolo di Paola Assom – Pubblicato domenica 15 febbraio 2009 Il cinquantenne francese di origine magrebina Rachid Bouchareb - già nominato agli Oscar nel 1996 per Bambini di Saigon e presente alla Berlinale 2001 con Little Senegal – è il regista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="width:596px"><a href="http://www.screendaily.com/reviews/uk-ireland/features/london-river/4042982.article?referrer=RSS"><img title="London River" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/1106205_London_River.jpg" alt="Rachid Bouchareb" width="586" height="390"></a>
<p>Sotigui Kouyate / Brenda Blethyn</p>
</div>
<h1><span style="color:#339966"><strong>London River di Rachid Bouchareb</strong></span><strong><span style="color:#339966"> </span></strong></h1>
<h1><strong><span style="color:#339966"> Il fiume della comprensione</span></strong></h1>
<p><strong> </strong><br />
<em>Articolo di Paola Assom – Pubblicato domenica 15 febbraio 2009</em></p>
<p>Il cinquantenne francese di origine magrebina <em><strong>Rachid Bouchareb</strong> </em>- già nominato agli Oscar nel 1996 per Bambini di Saigon e presente alla Berlinale 2001 con Little Senegal – è il regista di questa pellicola toccante e scottante.</p>
<p>Si occupa infatti di storia recente e drammatica e perciò tanto più difficile da raccontare e delicata nei suoi molteplici risvolti. Londra, luglio 2005. Bombe di terroristi uccidono oltre cinquanta persone nella metropolitana e su autobus. Fin qui, fatti noti. Ma quello che il film racconta è l’epopea della madre di una ragazza inglese e del padre di un ragazzo africano che si mettono sulle tracce dei loro rispettivi figli che, dal giorno dell’attentato, non danno più notizie di sé. Sono vicende di un realismo doloroso e struggente, raccontate con delicatezza e, bisogna rendere atto al regista, senza eccessi di partigianeria né scadimenti nel melodramma (tranne l’ultima scena, ma il peccato è davvero veniale).</p>
<p>E mentre il dramma si svolge e i due adulti scoprono la tragica verità sulla fine dei loro ragazzi, si scopre anche che i due mondi diversi e apparentemente inconciliabili dai quali essi provengono posso avvicinarsi e capirsi.</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/Schermata-2010-05-23-a-13.02.28.png"><img title="london river" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/Schermata-2010-05-23-a-13.02.28-198x300.png" alt="" width="198" height="300"></a></p>
<p>La donna è una inglese purosangue, vedova di un combattente delle Falkland e contadina attaccata alla sua terra nella remota isola del Canale. La figlia è invece fuggita da quella vita che odiava, tranquilla ma senza emozioni e senza un futuro. Ora la madre, arrivata a Londra sulle sue tracce, si trova in una capitale multietnica che non riconosce come la “sua” patria e dove le sue certezze sono capovolte.</p>
<p>Scopre infatti che il padrone della casa in cui vive la figlia è una immigrato magrebino, che la figlia si era avvicinata a una comunità di musulmani (si chiede preoccupata: “Si sarà mica convertita”), che frequentava un corso di arabo (“ma perché imparare l’arabo” si chiede la donna, “e chi parla arabo, qui?”; e l’insegnante risponde sorridendo: “tutti noi”). Infine scopre che la ragazza viveva con un giovane ghanese, e questa è la circostanza che le fa incontrare il padre del ragazzo giunto anche lui per cercare il figlio.</p>
<p>Costui è un nero magro e alto, dall’incedere zoppicante e dall’aria malconcia, con lunghe treccine da rasta come un anziano Bob Marley, emigrato in Francia quando il figlio non era che un bambino. Dapprima pare persino che i due giovani siano partiti insieme per una vacanza e dunque i due genitori si sentono legati per un momento da una comune esultanza, purtroppo rivelatasi poi atrocemente errata. Involontariamente le loro storie si intrecciano, attraverso le trafile negli stessi ospedali, le stesse domande alla polizia e tutte le altre tristi incombenze. Involontariamente, dunque, e perciò con una iniziale diffidenza, più che altro un comprensibile e ben giustificato pudore soprattutto da parte di lei.</p>
<p>Ma le ricerche durano lunghi, interminabili giorni e arriva un punto in cui i genitori dei due ragazzi, per necessità ma pure con assoluta riservatezza e discrezione, dividono a Londra lo stesso appartamento nel quale vivevano i loro figli. Alla fine di quel terribile calvario il dolore che li ha uniti si scioglie in un abbraccio di addio ma anche di gratitudine. Entrambi, (più lei che lui, per la verità) hanno capito che culture diverse non significano solo terrorismo e segregazione. Esse possono e sanno anche avere un lato buono, costruttivo e pacifico, se fondato sulla comprensione, sull’uguaglianza e soprattutto sull’amore.</p>
<p>Il padre è impersonato da Sotigui Kouyate, ieratico come un santone indiano, insignito dell’Orso d’Argento come miglior protagonista. La madre è Brenda Blethyn, che in carriera vanta ben due nomination all’Oscar. Paffuta e rosea, non certo una diva, ma espressiva in modo vivissimo e di una bravura commovente. Ogni suo sguardo, parola e gesto sono perfetti, proprio come avrebbe fatto una madre vera, come avrebbe fatto ognuna delle nostre madri. E’ comprensibile che questo film sia stato il più votato dai critici.</p>
<p><embed width="640" height="385" src="http://www.youtube.com/v/sRsZ23K2rUA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowScriptAccess="never" allowFullScreen="true" wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash"></embed></p>
<p><span></span></p>
<p><strong>Production companies</strong><br />
3B Productions<br />
The Bureau<br />
Arte France Cinema<br />
Tassili Films</p>
<p>International sales<br />
Elle Driver<br />
(33) 1 56436733</p>
<p>Producers<br />
Jean Brehat<br />
Rachid Bouchareb</p>
<p>Screenplay<br />
Rachid Bouchareb<br />
Olivier Lorelle<br />
Zoe Galeron</p>
<p>Cinematography<br />
Jerôme Almeras<br />
Production design<br />
Jean Marc Tran Tan Bâ</p>
<p>Music<br />
Armand Amar<br />
Editor<br />
Yannick Kergoat</p>
<p>Main cast<br />
Brenda Blethyn<br />
Sotigui Kouyate<br />
Roschdy Zem<br />
Sami Bouajila<br />
Francis Magee</p>
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		<title>Habemus Papam</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 11:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Primo ciak per Habemus Papam il nuovo film di Nanni Moretti che vede protagonista Michel Piccoli, nella parte di un pontefice molto insicuro. La pellicola è prodotta da Sacher Film e Fandango in collaborazione con Rai Cinema. www.sacherfilm.eu Habemus Papam è la formula latina con la quale viene annunciato l’elezione di un nuovo pontefice ma è anche il titolo del nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Primo ciak per <strong>Habemus Papam</strong> il nuovo <a rel="nofollow" href="http://domanderisposte.tuttogratis.it/cinema/7216/nanni-moretti-filmografia/38745/">film di Nanni Moretti</a> che vede protagonista <strong>Michel Piccoli</strong>, nella parte di un pontefice molto insicuro. La pellicola è prodotta da <em>Sacher Film</em> e <em>Fandango</em> in collaborazione con <strong>Rai Cinema.</strong></p>
<p><a title="sacher film" href="http://www.sacherfilm.eu/">www.sacherfilm.eu</a></p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Nanni-Moretti-al-lavoro-su-Habemus-Papam.jpg"><img title="Nanni-Moretti-al-lavoro-su-Habemus-Papam" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Nanni-Moretti-al-lavoro-su-Habemus-Papam.jpg" alt="" width="357" height="242"></a></p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/habemuspapam.jpg"><img title="habemuspapam" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/habemuspapam.jpg" alt="" width="378" height="395"></a></p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.vivacinema.it/articolo/habemus-papam-parla-moretti/10185/">Habemus Papam</a> è la formula latina con la quale viene annunciato l’elezione di un nuovo pontefice ma è anche il titolo del nuovo film di Nanni Moretti.</p>
<p>La storia è facilmente intuibile, ruota attorno ad un papa che, fresco d’elezione mostra tutta la sua insicurezza e paura di affrontare un ruolo così importante. La parte del protagonista va all’attore e sceneggiatore <strong>Michel Piccoli</strong> ma nel cast troveremo anche lo stesso regista, nell’insolito ruolo di uno psicanalista, <strong>Jerzy Stuhr, Renato Scarpa,</strong> <a rel="nofollow" href="http://www.vivacinema.it/foto/margherita-buy/">Margherita Buy</a> e <strong>Franco Graziosi.</strong></p>
<p>Le riprese del film sono iniziate lunedì primo febbraio per cui non siamo ancora in grado di darvi una data d’uscita ufficiale. L’unica cosa certa è che non sarà un film troppo pessimista poichè <strong>Moretti</strong> ha confessato di essersi allontanato dalle tematiche attuali.</p>
<p>La sceneggiatura del lavoro è stata proposta al monsignor <em>Gianfranco Ravasi</em> il quale ha dichiarato di essere stato molto in contatto con l’autore negli ultimi mesi.</p>
<p><span></span>Il set, come di consueto, trattandosi di Nanni Moretti , è blindato.L’unica notizia che trapela è che sono cominciate il 1 febbario a Roma le riprese di Habemus Papam, undicesimo film del regista, prodotto da Sacher Film e Fandango in collaborazione con Rai Cinema la francese Le Pacte . Michel Piccoli è il protagonista, nel cast anche Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Margherita Buy, Franco Graziosi e lo stesso Moretti. La sceneggiatura è firmata da Moretti con Federica Pontremoli e Francesco Piccolo: la storia parte dalla morte del Papa e dal conclave riunito per eleggere un nuovo Pontefice. Umano, troppo umano, se è vero, come sembra, che il nuovo Papa (Piccoli) abbia bisogno di ricorrere al supporto di uno psicanalista (Moretti) per superare il panico e le insicurezze.</p>
<p><strong>…</strong></p>
<p>The depressed pope in Habemus Papam requires intervention. His aides go so far as to call in a psychiatrist, played by Moretti himself.</p>
<blockquote><p><em>“Sto accumulando materiale di repertorio televisivo che poi monterò. Per raccontare le oscenità politiche e giornalistiche a cui ci siamo abituati, o di cui non ci siamo accorti. Si chiamerà E’ successo in Italia. E’ tanto che dico ‘bisognerebbe farlo’. Ho iniziato ad archiviare trasmissioni e telegiornali. È una cosa che tocca fare e la si fa”.</em></p>
</blockquote>
<p>Insomma quello che si auspicava di fare con Aprile una decina d’anni fa lo fa ora. “Io devo fare questo documentario” recitava in Aprile che divenne poi un poetico parallelismo fra la sua vita, l’arrivo del piccolo Pietro.<br />
Ma il bisogno di quel documentario e’ ancora vivo. Raccontare come questa Italia si sia e si stia rovinando con le proprie mani e’ doveroso. Ed e’ doveroso farlo per un artista conosciuto e stimato in tutta europa (e anche nel mondo dai) come Nanni Moretti che ha fatto delle sue idee politiche una delle parti fondanti del suo cinema.</p>
<p>Figlio di questo progetto e’ una storia sul Partito Comunista Italiano:</p>
<blockquote><p><em>“Senza finanziamenti tv, per ora. Non voglio perdermi nell’attesa: ti rispondono che siamo in campagna elettorale, poi bisogna aspettare le elezioni, poi c’è il rinnovo del consiglio di amministrazione, poi altre elezioni. Intanto lo produco, poi mi auguro che qualcuno lo compri. Saranno molte ore: le elezioni del ‘48, lo stalinismo, l’espulsione del gruppo del ‘manifesto’… Interviste a chi nel Pci c’è stato. Non una celebrazione acritica, ma mi fa piacere ricordare soprattutto a loro, a quelli che sono stati comunisti, che questa storia c’è veramente stata. Anche perché chi ricorda oggi il Pci è soprattutto chi non è stato comunista: Bocca, Scalfari. Quel pezzo di paese c`è stato”</em></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>L’INTERVISTA</strong></p>
<h1><span style="color:#bf020a"><strong>Moretti: “Pubblico svegliati,</strong></span></h1>
<h1><span style="color:#bf020a"><strong>il cinema sta morendo”</strong></span></h1>
<p>Incontro con il regista che prepara il suo nuovo film, “Habemus papam”, in cui si ritaglia la parte dello psicanalista, e due documentari: sul Pci e sull’informazione<br />
di <em><strong>PAOLO D’AGOSTINI</strong></em></p>
<p><a title="La repubblica" href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/persone/moretti-nanni/moretti-nanni/moretti-nanni.html?ref=search">La Republlica</a></p>
<p><strong>Nanni Moretti</strong><br />
ROMA – “Anzitutto il titolo è Habemus papam. Commedia ma non solo. È la storia di un papa depresso. Sto ancora finendo la sceneggiatura. Con Federica Pontremoli e Francesco Piccolo, come per Il Caimano”. L’imprevedibile disponibilità di Nanni Moretti nasce dal cortocircuito tra due poli della sua attenzione di questi giorni. La rassegna “Bimbi belli” che egli dedica, con dibattito ogni sera nella sua Arena Sacher, alle opere prime italiane della stagione. E il G8 in corso a L’Aquila. Inizia con qualche anticipazione sul film che si avvia a realizzare. Abbondante e generosa.</p>
<p><strong>Un papa che non vuole fare il papa: è così? </strong><br />
“Dobbiamo proprio dirlo? Inizia con la morte di un papa e quindi con il Conclave”.</p>
<p><strong>Commedia come (quasi) sempre nei suoi film, o di più? </strong><br />
“Il film cercherà un equilibrio tra realismo di ambientazione, sentimento doloroso, e improvvisi scarti verso la leggerezza. Non è una satira. Racconta di un uomo che sembra non farcela”.</p>
<p><strong>Che non è lei? </strong><br />
“No. E non so ancora chi sarà. Io faccio uno psicoanalista che incontra il papa”.</p>
<p><strong>Disse mesi fa di aver avuto difficoltà a trovare un nuovo soggetto, per paura di fare un film che comunicasse soltanto pessimismo. Ora ci è riuscito? </strong><br />
“Penso di sì. Se in questo momento avessi messo in scena ambienti e personaggi più vicini a me, la storia sarebbe stata cupa e basta. Comincerò le riprese tra qualche mese. Ma questo non è il mio unico progetto. Sto accumulando materiale di repertorio televisivo che poi monterò. Per raccontare le oscenità politiche e giornalistiche a cui ci siamo abituati, o di cui non ci siamo accorti. Si chiamerà È successo in Italia. È tanto che dico “bisognerebbe farlo”. Ho iniziato ad archiviare trasmissioni e telegiornali. È una cosa che tocca fare e la si fa”.</p>
<p><strong>Quanto indietro? Dall’inizio della vita politica di Berlusconi? </strong><br />
“Pressappoco. La soglia del nostro stupore e della nostra reazione nei confronti di una catastrofe etica, istituzionale, umana, “culturale”, si è abbassata sempre di più, sempre di più… fino a scomparire sottoterra. Fino a considerare normale un orrendo spettacolo, che in un paese democratico tutto è tranne che normale. Con questo lavoro non voglio convincere nessuno, voglio semplicemente ricordare che questo schifo, di cui fa parte anche il conformismo e il servilismo di tanti giornalisti, è successo davvero. Da 15 anni 60 milioni di italiani sono ostaggio degli interessi di una sola persona. Un’umiliazione impensabile fino a poco tempo fa. Da parte della sinistra c’è stata un’incapacità totale di reagire e affermare la propria identità. Si è fatta aggredire e sbeffeggiare. È arretrata in continuazione, ha adottato luoghi comuni come quello che non bisogna demonizzare Berlusconi per non spaventare i moderati. Su certe spaventose posizioni e leggi volute dalla Lega da sempre hanno avuto parole più nette alcuni settori della Chiesa. Il pragmatismo della sinistra la porta addirittura a corteggiare e a ipotizzare alleanze con la Lega. E invece no, sono portatori di disvalori, punto e basta. In questi anni la sinistra ha avuto paura di tutto. È stata prigioniera di personalismi senza personalità. Senza dimenticare lo slogan penoso della destra e di molti giornalisti secondo il quale il conflitto di interessi non interessa agli italiani, dato che la maggioranza ha votato Berlusconi. C’è un piccolo dettaglio: interessa alla democrazia. Spero solo che, dopo gli ultimi avvenimenti, almeno un risultato sia ormai acquisito: il tramonto dell’ipotesi che un tipo che si considera al di sopra della legge possa aspirare al Quirinale”.</p>
<p><strong>Non tutti i giornali si sono comportati come lei dice. </strong><br />
“In quello che sta facendo Repubblica c’è finalmente un’idea di giornalismo. Non si può continuare ad accettare, come pugili suonati, la prevedibile sgradevolezza e violenza dei giornali di destra. Certo, avrei preferito che altre dieci, venti, trenta domande fossero state poste sui suoi rapporti con la mafia e con Dell’Utri, su Previti che ha corrotto la magistratura per conto di Berlusconi, sull’avvocato Mills, sull’incerta provenienza dei soldi negli anni 70. Molti anni fa si è preso tre reti televisive. Poi è stata fatta una legge apposta per lui. Da quel momento avrebbe potuto fare qualsiasi cosa. E così è stato”.</p>
<p><strong>Ha anche un altro progetto, giusto? </strong><br />
“Insieme ad altri registi. Voglio produrre una storia del Pci. Senza finanziamenti tv, per ora. Non voglio perdermi nell’attesa: ti rispondono che siamo in campagna elettorale, poi bisogna aspettare le elezioni, poi c’è il rinnovo del consiglio di amministrazione, poi altre elezioni. Intanto lo produco, poi mi auguro che qualcuno lo compri. Saranno molte ore: le elezioni del ‘48, lo stalinismo, l’espulsione del gruppo del Manifesto… Interviste a chi nel Pci c’è stato. Non una celebrazione acritica, ma mi fa piacere ricordare soprattutto a loro, a quelli che sono stati comunisti, che questa storia c’è veramente stata. Anche perché chi ricorda oggi il Pci è soprattutto chi non è stato comunista: Bocca, Scalfari. Quel pezzo di paese c’è stato”.</p>
<p><strong>Testimonianze di militanti raccolte in giro per l’Italia? </strong><br />
“Persone che hanno qualcosa da raccontarci. Che non parlino con il senno di poi, che siano oneste e autentiche tornando a quei momenti, a quegli errori, a quelle lotte”.</p>
<p><strong>C’è molto allarme per la pesante decurtazione dei fondi pubblici destinati al cinema. </strong><br />
“So e capisco tutto. Però c’è anche una responsabilità del pubblico, per il quale il cinema non è più centrale. Tutti stiamo sottovalutando il momento di difficoltà delle sale, che ora chiuderanno una ad una. Perché le persone sono disposte a spendere qualsiasi cifra per mangiare in un ristorante dove devono urlare per farsi sentire. O per una partita che forse finirà zero a zero. Ma il cinema, la cosa che è aumentata di meno negli ultimi quindici anni, quello no: costa troppo. Per non parlare dell’abitudine orrenda di scaricare illegalmente da Internet. E basta con il luogo comune di premettere sempre: “io non do giudizi”. Io sì, li do. Non mi piace quel modo di vivere lì! Non mi piace che uno stia con il culo appiccicato alla sedia e con la sedia appiccicata al computer. Mi piace più il mio, di modo di vivere. E vedere i film in un cinema, in mezzo agli altri. Tra poco i cinema chiuderanno tutti. E non è colpa della politica o delle istituzioni, ma delle persone che hanno la possibilità di scegliere di fare una cosa e un’altra. Anche tra noi, registi o scrittori, c’è chi potrebbe scegliere ma non lo fa. Io, da quando fondai la Sacher con Angelo Barbagallo, ho escluso la possibilità di farmi finanziare i film dal gruppo Berlusconi. Ho cercato di essere coerente. Una cosa imparata da mio padre, che era liberale”.</p>
</blockquote>
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		<title>Giusto Pio</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 16:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Cincopa video hosting solution for your website. Another great product from Cincopa Send Files. UNA CREATIVITA’ CHE SI FA MUSICA Una serie di artcoli … E’ musica lui stesso. Giusto Pio se parla della vita passata lo fa con una semplicità e un entusiasmo che non possono non sorprendere. Fanno trasparire un momento di perplessità [...]]]></description>
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<p>UNA CREATIVITA’ CHE SI FA MUSICA</p>
<p>Una serie di artcoli</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/giusto-pio-franco-battiato.jpg"><img title="giusto pio franco battiato" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/giusto-pio-franco-battiato.jpg" alt="" width="580" height="275"></a></p>
<p>…</p>
<p>E’ musica lui stesso. Giusto Pio se parla della vita passata lo fa con una semplicità e un entusiasmo che non possono non sorprendere. Fanno trasparire un momento di perplessità solo quando dice: “Ho settantaquattro anni”. Insospettabile, a vederlo carico di progetti e creatività, ma è così.<br />
Pio è tornato a vivere i Castelfranco Veneto dopo quarant’anni passati a Milano, violinista nell’orchestra sintonica alla Rai, ma soprattutto compositore. “Vi e stato un periodo -racconta- in cui era difficile, aprendo la radio, non sintonizzarsi su qualche brano composto da me e Battiato”.<br />
Già, Franco Battiato, uno dei musicisti italiani più raffinati e completi, più intensi e originali. Chi non ricorda canzoni come “Centro di gravità permanente”, “Patriot”, Bandiera bianca”, “Il re del mondo”, “Voglio vederti danzare”, “Vento caldo dell’estate”. Solo alcuni titoli, ma bastano per rievocare una stagione indimenticabile della musica italiana. “Con Battiato – racconta – ho scritto oltre un centinaio di canzoni, interpretate non solo da Franco. “Per Elisa”, ad esempio, eseguita da Alice ha vinto il festival di San Remo”.<br />
Ma altri celebri cantanti, come Milva e Gaber, sono avvalalsi delle composizioni e degli arrangiamenti del duo Battiato-Pio.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Come è nata la passione per la musica?</strong><br />
Mio padre possedeva uno dei primi apparecchi radio della provincia di Treviso, così ho avuto prestissimo la possibilità di sviluppare la sensibilità musicale, di conoscere, di appassionarmi. Poi, in quinta elementare, ho ricevuto le prime lezioni e dopo la terza media sono passato al conservatorio, a Venezia, diplomandomi in violino. Ho vinto un concorso e mi sono trasferito a Milano”.<br />
All’ impegno con l’orchestra sinfonica della Rai, il musicista di Castelfranco aveva affiancato un attività cameristica di notevole livello, inserendosi in numerosi complessi. Il repertorio affrontato spaziava, praticamente, dal Trecento ai giorni nostri. Quando si trattava di eseguire brani cinquecenteschi Pio utilizzava uno strumento di particolare fascino e suggestione, la lira da braccio.<br />
“La musica non possiede confini -sottolinea -. Adesso poi, con l’elettronica, si sono aperte nuove, straordinarie possibilità”.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>E l’incontro con Battiato, come era avvenuto?</strong><br />
“Aveva chiesto di ricevere lezioni di violino, per questo veniva a casa mia. Saranno passati venticinque anni, da allora. Poi, dal momento didattico, siamo passati a quello sperimentale. Facevamo, insieme, un lavoro di ricerca molto interessante. Il nostro era un esprimersi non codificato da regole precise. Ad un certo punto è stato Franco a spingermi verso la composizione. Così sono nati i primi brani e il primo disco. Abbiamo avuto fortuna. Ricordo ancora con emozione il Primo Lp di larga diffusione, si intitolava “L’era del cinghiale bianco” e coincideva praticamente con un diverso modo di fare musica di Battiato.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Quale ruolo aveva Giusto Pio?</strong><br />
“Le parole erano di Franco. Io, sostanzialmente, intervenivo sulle sonorità. Dopo “L’era del cinghiale bianco” sono venuti “Patriot” e, con un milione di copie Vendute, “La voce del padrone”. Per anni abbiamo lavorato tantissimo insieme, componendo oltre un centinaio di canzoni. Ci divertivamo, anche. Non di rado, si trattava di canzoni che cantava l’Italia intera. Ricordate, ad esempio, “Un’estate al mare”? Anche quella era firmata Battiato-Pio. Di volta in volta, per incidere, utilizzavamo gli studi di registrazione più belli del mondo. Sono stati anni indimenticabili”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Franco Battiato visto da vicino: com’è?</strong><br />
“Una persona rara, soprattutto per la generosità e l’altruismo. E’ dotato di un’intelligenza particolare. Ad esempio ha una facilità estrema nell’apprendimento delle lingue. Dal punto<br />
di vista strettamente musicale, poi, in Italia è il migliore in senso assoluto”.<br />
Un’ esperienza conclusa, tuttavia.<br />
“Sì, anche se l’anno scorso, al festival di Sanremo, ho diretto o l’orchestra che accompagnava Battiato, intervenuto in qualità di ‘superospite’. Ora, da tempo, sono tornato ai vecchi amori, alla cosiddetta musica colta”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Quali le produzioni recenti?</strong><br />
“Lavoro fuori dei canoni consueti. Ho composto musica nell’ambito delle arti figurative, del teatro, della poesia. Ho ideato colonne sonore navigando con i suoni sulla produzione artistica, ad esempio quella di Romano Abate. Ho poi composto musiche di scena, in particolare per la “Medea” allestita da una compagnia fiorentina. E realizzato l’accompagnamento musicale per brani poetici di Roberto Mussapi’’<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>E la musica Sacra?</strong><br />
“Quattro anni fa, ho composto una “Missa populi’ che ho voluto dedicare a papa Giovanni Paolo II. E’ stata replicata più volte: oltre che a Treviso, all’abbazia di Nervesa la scorsa estate e poi a Vicenza, al festival di Fano, a Catania e altrove”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Come vede, Giusto Pio, la realtà attuale?</strong><br />
“Credo che il mondo sia quello di sempre. Tuttavia, a colpirmi, è oggi soprattutto l’ipocisia, in particolare nei settori dominati dai politici”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>E’ ottimista o pessimista riguardo al futuro?</strong><br />
“La speranza in un domani migliore esiste sempre. Anche perché vedo tanta gente portare avanti il mondo in silenzio. Purtroppo, a far notizia, sono quasi sempre i fatti negativi. Invece, esistono tante persone, spesso sconosciute, che fanno un gran bene e di loro non parla nessuno”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Difficile attuare un’inversione di rotta…</strong><br />
“Mah… L’ultimo giorno dell’anno mi ero coricato presto, ma sono stato svegliato dai botti che salutavano il nuovo millennio. Mi sono alzato e ho acceso la televisione. In ogni parte erano in atto grandi festeggiamenti, ma io non riuscivo a distogliere il pensiero da tutta la gente che di fame nel mondo”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>E la musica?</strong><br />
“Abbiamo attraversato in periodo buio, ma la situazione sta migliorando, soprattutto perché è cessato un certo monopolio dettato dalla politica, che condizionava la creatività dei musicisti. Oggi, fortunatamente, ognuno ha il coraggio e la forza di scegliere la sua strada”.<br />
<em>Antonio Chiades</em></p>
<p><em>…..</em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Giusto-Pio1.pdf">Giusto Pio</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Giusto-Pio21.pdf">Giusto Pio2</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/GIUSTO-PIO-%C3%88-UN-MARCHIO-D2.pdf">GIUSTO PIO È UN MARCHIO DI QUALITA’</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/HO-SUONATO-CON-BATTIATO-ORA-COMPONGO-MUSICA-SACRA2.pdf">HO SUONATO CON BATTIATO, ORA COMPONGO MUSICA SACRA</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/UNA-CREATIVITA1.pdf">UNA CREATIVITA</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Se-la-messa-la-fa-l1.pdf">Se la messa la fa…</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/GIUSTO-PIO41.pdf">GIUSTO PIO4</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/PIO1.pdf">PIO</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Da-la-Repubblica1.pdf">Da la Repubblica</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/IL-GAZZETTINO1.pdf">IL GAZZETTINO</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Nuova-pagina-21.pdf">Nuova pagina 2</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/DA-MUSIK-MAG-ALL1.pdf">DA MUSIK MAG ALL</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Giusto-Pio61.pdf">Giusto Pio6</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Il-salto-di-Giusto-Pio1.pdf">Il salto di Giusto Pio</a></em></p>
<p><em><a href="javascript:void(0);">Mercoledì 25 agosto 1982               il Giorno</a><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cosmonauta</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 11:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Nostalgia per l’epoca dei cosmonauti? No, meglio oggi! Accolto alla Mostra da una lunga sessione di applausi il primo film di Susanna Nicchiarelli doveva in realtà essere la sua opera seconda. Troppo difficile, troppo complicato e troppo delicato per un’opera prima, così era stato giudicato il soggetto dalla Fandango, quindi la proposta è diventata di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/la-locandina-di-cosmonauta-128128.jpg"><img title="la-locandina-di-cosmonauta-128128" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/la-locandina-di-cosmonauta-128128.jpg" alt="" width="405" height="579"></a></p>
<p><span style="color:#ff0000"><strong>Nostalgia per l’epoca dei cosmonauti? No, meglio oggi!</strong></span><br />
Accolto alla Mostra da una lunga sessione di applausi il primo film di Susanna Nicchiarelli doveva in realtà essere la sua opera seconda. Troppo difficile, troppo complicato e troppo delicato per un’opera prima, così era stato giudicato il soggetto dalla Fandango, quindi la proposta è diventata di fare insieme un altro film, magari più personale, e poi realizzare questo film.</p>
<p>.<br />
Invece si sbagliavano. Perchè Cosmonauta non è così lontano dalla sua autrice la quale, sebbene non sia nata negli anni in cui si svolge il film, lo stesso intrattiene con la protagonista più d’un punto in comune.<br />
“Ho avuto dei produttori molto attenti e molto presenti che mi hanno fatto fare il mio film, come volevo io. Anche in fase di scrittura il punto era tirare fuori da me quello che volevo fare”, così Susanna spiega il rapporto di totale libertà che la Fandango ha lasciato a lei, esordiente dopo una lunga militanza nei corti ma soprattutto introduce la caratteristica base del film: rifiutare la visione comune degli anni ‘60 e ripudiare ogni forma di nostalgia.</p>
<p>.</p>
<p>Forse è solo una questione di mettersi daccordo sul significato delle parole, ma io non direi mai che il mio film è nostalgico. Anzi! Non rimpiango quei tempi, che comunque non ho vissuto, e non penso che fossero migliori di questi, tuttavia non nascondo una certa fascinazione per quei sentimentalismi e quelle ingenuità date dall’ideologismo”. Allora ci si chiede davvero perchè realizzare un film ambientato in quegli anni: “Perchè per me era interessante usare l’ambientazione in costume, così vicina e così lontana, per creare una cornice ironica. In questo senso ho voluto che le canzoni d’epoca fossero rifatte da un gruppo moderno”.<br />
.</p>
<p>Niente nostalgia e un pò di malinconia, però senza dubbio la Nicchiarelli non ci va dura con i suoi personaggi: “Non volevo prenderli in giro e non volevo che fossero grotteschi, volevo stare con loro ed identificarmi. Alla fine li giustifico e sono dalla loro parte perchè sono adolescenti umani e goffi. Sono molto ottimisti ma poi in realtà si sbagliano e nel film si capisce. Li giustifico perchè sono pasticcioni”.<br />
Pasticcioni al limite del vandalico visto quello che fanno: “Si nel flim c’è anche la diatriba tra comunisti e socialisti e relativi scontri, perchè volevo affrontare con leggerezza e ironia un pezzo di storia del paese. Alla fine mi andava di essere veramente leggera così che il film potesse avere più livelli di lettura, perchè può essere visto da chi quelle cose le ha vissute come da chi non c’era”.</p>
<p><span style="color:#ff0000"><strong>La grande corsa allo spazio</strong></span><br />
Un’altra cosa importante nella genesi di Cosmonauta è stata la verità sulla corsa allo spazio: “Tutti ricordiamo che gli americani hanno mandato il primo uomo sulla Luna ma per molti, come per me, è una sorpresa scorprire che per tutto il decennio la Russia dominava quel campo e i giornali anti comunisti si lamentavano che l’America stesse a guardare”.<br />
Questa è infatti una componente che si percepisce molto bene nel film, cioè come in realtà la corsa allo spazio fosse dominata dalle novità provenienti dalla Russia e che quindi ancora una volta tutti i sogni dell’epoca dei protagonisti (tutti comunisti) di lì a poco si sarebbero infranti con lo sbarco di Armstrong.<br />
.</p>
<p>Anche per questo il film sarà preceduto da un cortometraggio in stop motion intitolato Sputnik 5 e realizzato sempre da Susanna: “È una cosa che mi è venuta in mente mentre mi documentavo, quando ho scoperto che in effetti dopo la cagna Laika furono mandati altri animali nello spazio che a differenza di lei sopravvissero. Quella dello Sputnik 5 è stata la prima missione realmente di successo della storia”.<br />
Cosmonautica a parte però, il film racconta di una ragazza dalla personalità decisamente forte e ideologica: “Si, anche se in realtà è una vera pasticciona. Nel film corre spesso perchè come tutti i miei personaggio fa delle cose poi tenta di rimediare e alla fine rimane incastrata e il fatto di essere in ritardo è la summa metaforica di tutto ciò”.<br />
.</p>
<p>E anche il fatto di avere un fratello con dei problemi non l’aiuta: “Si certo, il fatto che i suo maschio di riferimento è uno sfigato, fragile che viene spesso preso in giro è un punto in più. E ci tenevo che questo influisse su di lei, generando in alcune scene anche dell’autentica cattiveria. Per questo ho chiesto a Teresa Ciabatti di cosceneggiare, perchè amo come sa ritrarre la cattiveria giovanile”.</p>
<p><span style="color:#ff0000"><strong>Quando ancora si poteva sognare la Luna </strong></span><br />
di Lisbeth</p>
<p>E’ il percorso di formazione di un’adolescenza datata inizi anni ’60. Guardare oggi quei giovani, quelle sezioni di partito,quei modi di vivere in famiglia e fuori, dà la misura della frattura tra un prima e un dopo assolutamente privi di continuità.Il film ci parla di questo, e lo fa giocando su semitoni, suggerisce senza aver l’aria di proporre chiavi di lettura,percorsi interpretativi, analisi di costume. Eppure, da questo spaccato di vita così normale, dalla quotidianità piccolo borghese dei personaggi, emerge il tracciato lucido di un pezzo della storia del ‘900, capolinea oltre il quale nulla è stato più come prima.</p>
<p>.</p>
<p>Per quelle vite qualsiasi di giovani e meno giovani la Storia stava preparando tutte le sorprese dei decenni successivi,ma allora era possibile essere ancora così,credere nel mito dell’uomo nello spazio,riempire scatole di ritagli di giornale e modellini di cosmonauti e stendersi a pancia in su per guardare le stelle di notte, dal terrazzo del condominio,e sognare. E’quello che fanno Luciana, ragazzina acqua e sapone e Arturo, il fratello epilettico,adolescenti senza molta fortuna,orfani di un padre comunista di cui si sentono eredi ideali,con una madre mite e debole risposata ad un uomo autoritario che vorrebbe, senza riuscirci troppo, ricoprire il ruolo vacante del padre. Il conflitto generazionale è larvato,si spegne prima di crescere,bisognerà aspettare qualche anno perché esploda.Le dinamiche perverse dello sviluppo,profeticamente denunciate da Pasolini, scavano già sotto la cenere e l’urlo del disagio giovanile monterà ben presto.</p>
<p>.</p>
<p>Per ora i giovani “impegnati” si ritrovano nelle sezioni giovanili del partito,con discorsi che fanno tenerezza tanto sono fuori fase (si parla del compagno Stalin e del compagno Kruscev,delle imprese spaziali e dei socialisti “traditori”,si organizzano tranquilli attacchinaggi di manifesti senza che appaiano militanti di Forza Nuova all’orizzonte e si fa un raid,sempre nella sezione socialista,dove non ci scappa nessun morto, al massimo qualche vetro rotto)insomma l’impressione è di un mondo, se non sereno, certo non ancora uscito dai cardini e nevrotizzato.I rituali dell’iniziazione all’amore, al sesso, alle relazioni interpersonali restano nel solco della giusta misura,la regia dosa emozioni e reazioni con partecipazione mai corriva, segue attenta questa scoperta adolescenziale del mondo in anni in cui fu facile illudersi che fosse alle porte la nuova età dell’oro.In un mondo diviso in due, dove dire “astronauta” era americano, “cosmonauta” sovietico,la cagnetta Laika e Yuri Gagarin aprivano un’era e davano esca a fantasie adolescenziali che non avevano bisogno di molto di più. Precede il film un corto di animazione 3 D sul lancio nello spazio della cagnetta sovietica e del suo corteo di animaletti (una citazione del Kubrik che mette in orbita le note di Strauss era di rigore e infatti accompagna il delizioso balletto dei topolini). Scorrono poi,a intervalli, filmati di repertorio, fino alla discesa di Armstrong sulla Luna e il contrappunto fra le immagini sfocate in bianco e nero e il colore del film, serve a tessere quel rapporto simbiotico tra reale e immaginario che sostanzia il linguaggio del cinema, facendo sì che diventi un modo retrospettivo rivelatore per capire come eravamo (e, di conseguenza, come siamo diventati).</p>
<p>.</p>
<p>Canzoni che allora risuonavano da tutti i juke box sono lo sfondo sonoro del film, la rivoluzione copernicana del rock era di là da venire,in Italia.</p>
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		<title>SPRITZ IN BLACK</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 08:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[da marzo a maggio 2010 Partirà da venerdì 19 marzo a Venezia un’iniziativa culturale e artistica assolutamente originale: “Spritz in Black“, che  propone, tra marzo e maggio, un ciclo di tre aperitivi interculturali organizzati dall’associazione Djembe. Protagonisti saranno alcuni artisti tra i più all’avanguardia nella ricerca e sperimentazione di nuovi linguaggi espressivi “afroeuropei”: il 19/20/21 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>da marzo a maggio 2010<br />
</strong></p>
<p>Partirà da venerdì 19 marzo a <em><strong>Venezia</strong></em> un’iniziativa culturale e artistica assolutamente originale: “<em><strong>Spritz  in Black</strong></em>“, che  propone, tra marzo e maggio, un ciclo di  tre aperitivi interculturali organizzati dall’<em><strong>associazione  Djembe</strong></em>. Protagonisti saranno alcuni artisti tra i più  all’avanguardia nella ricerca e sperimentazione di nuovi linguaggi  espressivi “afroeuropei”: il <em><strong>19/20/21 marzo</strong></em> <strong>Dani  Kouyaté</strong>, regista e attore cinematografico del Burkina Faso; il  <em><strong>17/18 aprile</strong></em> <strong>Vincent Mantsoe</strong>,  ballerino afrocontemporaneo del Sud Africa; il <em><strong>7/8/9 maggio </strong></em><strong>Anita Daulne</strong>, fondatrice del leggendario  gruppo canoro Zap Mama.<br />
Ognuno dei tre appuntamenti prevede un aperitivo interculturale,  composto da una conferenza tenuta dall’artista e/o un cineforum.<br />
A seguire: <em><strong>party a base di spritz e musica black</strong></em> con <em><strong>Strifu Dj </strong></em>(afrobeat, funk, hip-hop). Nei  weekend i più interessati potranno approfondire le tecniche espressive  “afroeuropee” con gli artisti invitati attraverso i <em><strong>laboratori  di teatro, danza e canto</strong></em>.<br />
<img title="dani-kouyate-spritz-in-black" src="http://www.venezia.net/blog-eventi/wp-content/uploads/2010/03/dani-kouyate-spritz-in-black.jpg" alt="dani-kouyate-spritz-in-black" width="150" height="239"></p>
<p>Spritz in  Black è un’originale iniziativa che mira ad avvicinare i giovani alla  cultura dell’Africa Nera e all’arte meticcia unendo il lato ludico  dell’aperitivo a base di spritz e dj-set con quello culturale  (attraverso le conferenze e i cineforum) e artistico (con i workshop di  teatro, danza e canto) nel campo della ricerca di nuovi linguaggi  espressivi nati dal metissage tra Africa ed Europa.</p>
<p>Info e iscrizioni: Associazione Djembe, www.spritzinblack.com,  348  2590459</p>
<p><strong>PROGRAMMA SPRITZ IN BLACK 2010</strong></p>
<p><strong>19-20-21 MARZO</strong><br />
<em><strong> SPRITZ IN BLACK</strong></em> Ospite: il regista <em><strong>Dani  Kouyaté</strong></em> (Burkina Faso)</p>
<p>Venerdì 19 marzo ore 11.00 c/o IUAV c/o Ex Convento delle Terese –  Venezia<br />
<em><strong> CONFERENZA</strong></em>: “Raccontare la tradizione  attraverso i nuovi mezzi di comunicazione” intervengono: Dani Kouayté,  Rosaria Ruffini (docente di teatro presso lo IUAV), Marco Patané  (attore-musicoterapeuta)</p>
<p>Venerdì 19 marzo ore 18.00 c/o Magazzini del Sale – Punta della  Dogana – Venezia<br />
<strong> CINEFORUM</strong>: <em><strong>“Keità! l’Héritage du Griot”</strong></em> (= Keità! L’eredità del cantastorie africano) con introduzione del  regista Dani Kouyate. Sinossi: L’anziano Djeliba (Sotigui Kouyate) parte  dal villaggio per andare in città a iniziare il giovane Mabo, suo erede  nella millenaria tradizione orale africana dei Griot. Ma nella capitale  l’anziano troverà un mondo in netto contrasto con i valori della  tradizione.</p>
<p><embed src="http://www.youtube.com/v/95Khdd3PskE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowScriptAccess="never" allowFullScreen="true" width="480" height="385" wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash"></embed></p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/Keita.jpg"><img title="Keita!" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/Keita.jpg" alt="" width="300" height="400"></a></p>
<p>Venerdì 19 marzo dalle ore 19.00 c/o Magazzini del Sale – Punta della  Dogana – Venezia<br />
<strong>SPRITZ IN BLACK DJ-SET</strong>: afrobeat, funk, hip-hop con Dj  Strifu</p>
<p>Da venerdì 19 a domenica 21 marzo c/o Centro Toçnadanza – Isola  Giudecca – Sacca Fisola – Venezia<br />
<em><strong> WORKSHOP DI TEATRO INTERCULTURALE</strong></em>: Mr.  Kouyate condurrà un workshop di teatro interculturale con lo scopo di  approfondire le tecniche espressive e le ritmiche corporee tipiche del  teatro africano, rapportandole alle tendenze teatrali europee. Il  workshop è a numero chiuso e organizzato su due gruppi di 15 persone  ciascuno senza distinzione di livello (su espressa richiesta  dell’insegnante). E’ vivamente consigliata la prenotazione. Venerdì 19  marzo | 14.00-17.00 gruppo A Sabato 20 marzo | 10.00-13.00 gruppo A |  15.00-19.30 gruppo B Domenica 21 marzo | 10.00-13.00 gruppo A |  15.00-19.30 gruppo B</p>
<p><strong><img title="vincent-mantsoe-spritz-in-black" src="http://www.venezia.net/blog-eventi/wp-content/uploads/2010/03/vincent-mantsoe-spritz-in-black.jpg" alt="vincent-mantsoe-spritz-in-black" width="180" height="292"></strong></p>
<p><strong>17-18  APRILE</strong><br />
<em><strong> SPRITZ IN BLACK</strong></em> Ospite: il ballerino <em><strong>Vincent  Mantsoe</strong></em> (Sud Africa)</p>
<p>Sabato 17 aprile ore 19.30 c/o Magazzini del Sale – Punta della  Dogana – Venezia<br />
<em><strong>CONFERENZA</strong></em>: Il grande ballerino del Sud Africa  si racconterà in una conferenza che si preannuncia particolarmente  densa di contenuti. Si parlerà del suo apprezzato e originale lavoro di  ricerca nella danza, del contesto delle danze rituali, del rapporto tra  corpo e spirito in danza, ma anche di cultura contemporanea in Sud  Africa ed Europa e di apartheid.</p>
<p>Sabato 17 aprile dalle ore 20.00 c/o Magazzini del Sale – Punta della  Dogana – Venezia<br />
<em><strong>SPRITZ IN BLACK DJ-SET</strong></em>: afrobeat, funk,  hip-hop con Dj Strifu</p>
<p>Sabato 17 e domenica 18 aprile c/o Centro Toçnadanza – Isola Giudecca  – Sacca Fisola | Venezia<br />
<em><strong>WORKSHOP DI DANZA AFROCONTEMPORANEA</strong></em>: Vincent  Mantsoe condurrà un workshop di danza afrocontemporanea. Questo workshop  rappresenta un’occasione unica per i principianti (che potranno  avvicinarsi alla danza afro con influenze contemporanee) e per i  ballerini più esperti sia di afro che di contemporaneo (per sperimentare  nuove forme di contaminazione nella danza). Per i professionisti e gli  insegnanti con esperienza c’è la possibilità di partecipare alla  master-class (selezione su presentazione di cv). Il workshop è a numero  chiuso e organizzato su tre gruppi (principianti, intermedi/avanzati,  master-class). Prenotazione obbligatoria. Sabato 17 aprile | 10.00-12.00  Principianti | 13.00 – 15.30 Master-class | 16.00-18.00  Intermedi/avanzati Domenica 18 aprile | 10.00-12.00 Principianti | 13.00  – 15.30 Master-class | 16.00-18.00 Intermedi/avanzati</p>
<p><strong><img title="anita-daulne-spritz-in-black" src="http://www.venezia.net/blog-eventi/wp-content/uploads/2010/03/anita-daulne-spritz-in-black.jpg" alt="anita-daulne-spritz-in-black" width="210" height="209"></strong></p>
<p><strong>7-8-9  MAGGIO</strong><br />
<em><strong>SPRITZ IN BLACK</strong></em> Ospite: la cantante <em><strong>Anita  Daune</strong></em><br />
Programma<br />
Venerdì 7 maggio ore 18.00 c/o Magazzini del Sale – Punta della Dogana –  Venezia<br />
<em><strong>CONFERENZA</strong></em>: La cantante co-fondatrice dello  storico gruppo Zap Mama terrà una conferenza sul nuovo genere “afropean”  nato dalla miscela di musiche tradizionali di diverse etnie africane  con i più noti generi europei.</p>
<p>Venerdì 7 maggio ore 19.00 c/o Magazzini del Sale – Punta della  Dogana – Venezia<br />
<em><strong>SPRITZ IN BLACK DJ-SET</strong></em>: afrobeat, funk,  hip-hop con Dj Strifu</p>
<p>Sabato 8 e domenica 9 maggio c/o Magazzini del Sale – Punta della  Dogana – Venezia<br />
<em><strong>WORKSHOP DI CANTO “AFROPEAN”</strong></em>: La cantante  congo-belga, creatrice del nuovo genere “afropean”, darà lezione di  canto su questo nuovo genere, nato dalla contaminazione del canto  moderno con i canti tradizionali africani di etnie come Pigmei, Tuareg e  Zulu. Il workshop è a numero chiuso e organizzato su due gruppi  (principianti e intermedi/avanzati). E’ vivamente consigliata la  prenotazione. Sabato 8 maggio | 10.30-13.00 Principianti | 15.00-17.30  Intermedi/avanzati Domenica 9 maggio | 10.30-13.00 Principianti |  15.00-17.30 Intermedi/avanzati</p>
<p><em>Tania Danieli</em></p>
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		<title>Fleur Jaeggy</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 12:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Fleur Jaeggy è nata a Zurigo e vive a Milano. I suoi libri, pubblicati da Adelphi, sono tradotti in 18 lingue. Il primo libro, «Il dito in bocca» esce nel 1968. Scrittrice non prolifica, brilla per il suo stile che, ebbe a dire Ingeborg Bachmann, fa nascere «dialoghi di una diabolica intelligenza e descrizioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fleur Jaeggy è nata a Zurigo e vive a Milano. I suoi libri, pubblicati da Adelphi, sono tradotti in 18 lingue. Il primo libro, «Il dito in bocca» esce nel 1968. Scrittrice non prolifica, brilla per il suo stile che, ebbe a dire Ingeborg Bachmann, fa nascere «dialoghi di una diabolica intelligenza e descrizioni di una semplicità disarmante».</p>
<p><strong><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/JAEGGY_beati11.gif"><img title="JAEGGY_beati1" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/JAEGGY_beati11.gif" alt="" width="291" height="463"></a></strong> <strong> ….</strong></p>
<ul>
<li><em>Il dito in bocca</em>, <a title="Adelphi" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Adelphi">Adelphi</a>, 1968</li>
<li><em>L’angelo custode</em>, Adelphi, 1971</li>
<li><em>Le statue d’acqua</em>, Adelphi, 1980</li>
<li><em>I beati anni del castigo</em>, Adelphi, 1989</li>
<li><em>La paura del cielo</em>, Adelphi, 1994</li>
<li><em>Proleterka</em>, Adelphi, 2001</li>
<li><em>Vite Congettuali, </em>Adelphi, 2009</li>
</ul>
<p>….  <strong> </strong></p>
<p><strong>Parlare di letteratura</strong></p>
<p>Non è sempre facile per chi scrive confrontarsi col desiderio del pubblico di sapere più di quanto sta nei libri. A volte un dibattito come quello organizzato a margine del padiglione italiano e intitolato «Voci, come nasce un romanzo» può cambiare strada e arrivare, come è successo, a discutere temi estranei alle intenzioni iniziali. Un caso? O la prova che alle fonti dell’ispirazione resta sempre qualcosa d’inafferrabile? Qualcosa di cui lo stesso scrittore non è perfettamente conscio? Significativamente, alla domanda «Come nasce un romanzo?»</p>
<p>.</p>
<p>Fleur Jaeggy non ha risposto parlando di letteratura, ma facendo letteratura, presentando qualche riga che aveva scritto pensando al quesito. Il pubblico è rimasto ad ascoltare colpito. D’improvviso Fleur Jaggy, che sul palco sembrava irrequieta, che ad ogni istante cercava qualcosa tra i suoi effetti, che distoglieva lo sguardo o si nascondeva la bocca con le mani si è trasformata nella lettura.  <strong> </strong></p>
<p><strong>.</strong></p>
<p><strong>Macchina da scrivere e sinestesie</strong></p>
<p>Il breve testo della scrittrice<em> </em></p>
<p><em>«scrivo spesso cose brevi, per      me, non penso a pubblicarle»</em></p>
<p>parla del suo rapporto con la macchina      da scrivere, la cui presenza è quasi un invito alla creazione. La macchina      non è solo un mezzo, «parla» e per la scrittrice «è      molto importante e centra molto con la nascita di un romanzo».</p>
<p>Molto attenta al ritmo, <strong>Fleur Jaeggy</strong> rilegge spesso i suoi testi ad      alta voce, per appurarne la musicalità. È una scrittura misurata      la sua, senza una parola di troppo,</p>
<p><em>«forse nasce da una mia vaga inclinazione      all’impazienza»</em>.</p>
<p>Quanto sia centrale la musica per la scrittura      della Jaeggy è dimostrato anche dall’emozione provata dalla scrittrice      nell’ascoltare una lezione di Dietrich Fischer Discau che insegnava come      interpretare dei Lieder di Schubert e Wolf.</p>
<p><em>«Mentre spiegava come bisognava interpretare la musica e le parole,      io pensavo: questo è scrivere. Ero affascinata da quello che diceva</em><em>»</em>.</p>
<p>La musica è una grande fonte d’ispirazione, è un esercizio      mentale per scrivere. Lui spiegava che a volte non bisogna accompagnare la      musica col movimento delle mani, non declamare, non avere enfasi… Io ero      presa da questo discorso, queste sono le cose che interessano a me per scrivere». Altro elemento centrale dell’ispirazione sono i paesaggi. «A volte      ci sono dei paesaggi svizzeri che mi vengono incontro, pur vivendo io da tanti      anni a Milano. O anche tedeschi e austriaci.</p>
<p>Per finire il mio ultimo romanzo      «Proleterka», sono stata mesi al nord della Germania. Era inverno,      faceva freddo, c’era la neve e là il paesaggio è molto      piatto, però questo gelo, questo freddo erano dei luoghi adatti a me.      Andavo spesso a camminare in un bosco dove non c’era nessuno, nessuno,      alberi neve e basta. Deve essere una cosa che ha a che fare con me non so      bene per quale motivo».</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/JAEGGY_proleterka1.gif"><img title="JAEGGY_proleterka1" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/JAEGGY_proleterka1.gif" alt="" width="326" height="518"></a></p>
<p>Nelle storie inquiete di <strong>Fleur Jaeggy </strong>abitano sogni e mostri, cementati dal silenzio, in labirinti senza uscita. Questo libro prova a decifrarne simboli e percorsi. Il volume è una monografia critica di ampio respiro sugli scritti di una scrittrice contemporanea, nata a Zurigo, ma che vive da moltissimi anni in Italia. I suoi romanzi e i suoi racconti, a cominciare da<strong> “Il dito in bocca”</strong> (1968) per finire con<strong> “Proleterka”</strong> (2001), escono regolarmente per Adelphi. Rossella Lovascio ci conduce per mano attraverso le pagine più significative di queste opere, abbozzando un ritratto e un itinerario artistico che trae luce dalle stesse pagine cui attinge per ampi stralci.</p>
<p>Le storie inquiete e inquietanti di <strong>Fleur Jaeggy </strong>ci conducono verso la scoperta, da sempre intuita e mai verificata sino in fondo, del rifiuto decisivo di una normalità mai appagante che, pian piano, plana nella non normalità, come condizione essenziale per essere. Un sottile senso di follia lega le pagine e introduce il lettore in un labirinto da cui uscirà quando avrà la certezza che gli specchi reali sono deformati e che soltanto nel proprio io, nella solitudine cementata dal silenzio, c’è la liberazione. Felicità quindi di essere nel non essere, dormendo abbracciati a quell’ombra folle che in noi abita.  …</p>
<h2>Biografia</h2>
<p>Dopo aver trascorso gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza in vari collegi svizzeri, negli anni sessanta si trasferisce a <a title="Roma" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roma">Roma</a>. Qui diventa intima amica della scrittrice <a title="Austria" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Austria">austriaca</a> <a title="Ingeborg Bachmann" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ingeborg_Bachmann">Ingeborg Bachmann</a> e conosce alcuni tra i maggiori scrittori dell’epoca come <a title="Thomas Bernhard" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_Bernhard">Thomas Bernhard</a>.  Dal <a title="1968" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1968">1968</a> vive a <a title="Milano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Milano">Milano</a>, ed inizia la sua collaborazione con la casa editrice <a title="Adelphi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Adelphi">Adelphi</a>. Il successo arriva con <em><a title="I beati anni del castigo (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=I_beati_anni_del_castigo&amp;action=edit&amp;redlink=1">I beati anni del castigo</a></em>, <a title="Premio Bagutta" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Bagutta">premio Bagutta</a> <a title="1990" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1990">1990</a>. All’attività di narratrice affianca quella di <a title="Traduttore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Traduttore">traduttrice</a> e <a title="Saggista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Saggista">saggista</a>. Traduce <a title="Marcel Schwob" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcel_Schwob">Marcel Schwob</a>, <a title="Thomas de Quincey" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Thomas_de_Quincey">Thomas de Quincey</a> e scrive su <a title="John Keats" href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Keats">John Keats</a> e <a title="Robert Walser" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Walser">Robert Walser</a>. I suoi romanzi sono tradotti in diciotto lingue.  Ha scritto inoltre per il teatro: <em>Un tram che si chiama Tallulah</em> è stato presentato nel <a title="1975" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1975">1975</a> al <a title="Festival dei Due Mondi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Festival_dei_Due_Mondi">Festival dei Due Mondi</a> di <a title="Spoleto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spoleto">Spoleto</a> (per la regia di <a title="Giorgio Marini (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Giorgio_Marini&amp;action=edit&amp;redlink=1">Giorgio Marini</a>) e nel <a title="1984" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1984">1984</a> a <a title="Lugano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lugano">Lugano</a> al Teatro La Maschera, per la regia di <a title="Alberto Canetta" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alberto_Canetta">Alberto Canetta</a>.  In <a title="Musica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Musica">musica</a>, ha collaborato ai testi per <a title="Franco Battiato" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Battiato">Franco Battiato</a> e <a title="Giuni Russo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuni_Russo">Giuni Russo</a>.  <em><a title="Proleterka (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Proleterka&amp;action=edit&amp;redlink=1">Proleterka</a></em> è stato scelto libro dell’anno nel <a title="2003" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2003">2003</a> dal <em><a title="Times Literary Supplement (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Times_Literary_Supplement&amp;action=edit&amp;redlink=1">Times Literary Supplement</a></em>.  Fleur Jaeggy è moglie dello scrittore ed <a title="Editore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Editore">editore</a> <a title="Roberto Calasso" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Calasso">Roberto Calasso</a>, sposato a <a title="Londra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Londra">Londra</a> nel <a title="1968" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1968">1968</a>.  ….  Fleur Jaeggy è un’icona. In senso proprio, voglio dire che rinunciando all’illusione della spazialità, ha preferito concentrarsi tutta in superficie, cristallizzandosi in una forma ieratica e minimale, non dovuta a mano d’uomo, spiccante sul fondo oro che, allusivo e immutabile, confonde ulteriormente, avvertendo, se ce ne fosse bisogno, che sono i limiti delle figure a permetterci d’identificarle, come l’estensione di un braccio segna i confini concessi al corpo.  …</p>
<p>E dunque, sotto la lente dell’eternità, nella scrittura della <strong>Jaeggy</strong> sfilano teorie di personaggi ed eventi ben caduchi, l’adolescenza de I beati anni del castigo, la piccola borghesia de La paura del cielo, una nekya carica di misteri depotenziati nel recente Proleterka.</p>
<p>Già i titoli alludono a una distorsione, a uno snaturamento, o, se vogliamo, la realtà triturata e ridotta in coriandoli dalle forbici della <strong>Jaeggy</strong> si ricompone in ossimori e adynata, e così gli anni del castigo non potranno essere che beati, secondo, forse, la prassi contemplativa indicata da Aristotele.</p>
<p>Le statue di un suo titolo giovanile non potranno che essere d’acqua, il principio informatore applicato contro natura a una materia che accoglie tutte le forme e tutte le dimentica. E ancora, la paura del cielo sarà soggettiva o oggettiva? Chi ha paura di chi? Noi di un cielo pronto a rovinarci addosso, o il cielo stesso perché ha in sé iscritta la propria fine, non con uno schianto, direbbe Eliot, ma con un lamento? .</p>
<p>E che dire dei borghesi colti nel corso d’una crociera funebre e insieme erotica a bordo di una nave battezzata con un nome da socialismo reale che più reale non si può? Come insetti catturati nell’ambra, i personaggi della Jaeggy tengono fede alla promessa dei titoli. Forse quest’onestà perversa, questo rigore legalitario che portato all’eccesso sfocia in somma ingiuria, deriva all’autrice dall’esser nata in Svizzera sullo scorcio degli anni ’30, dall’aver respirato quella centralità e medietà che soffocando i conflitti ne ritardano all’estremo la conflagrazione. Ma quando i destini si compiono, quando si appura che ogni azione è insieme colpa e castigo a se stessa, le mediazioni si polverizzano, la narrazione torna a un’immediatezza bruciante, fatta di frasi secche, di parole isolate, la conflagrazione ormai creduta impossibile avviene, inarrestabile, sanguinosa.  .</p>
<p>Eppure, con la sua aria saggia, la <strong>Jaeggy</strong> ammicca e sfodera i suoi “te l’avevo detto”, e con ragione, ce l’aveva detto, che ogni accumulo rovesciandosi genera catastrofe, che in ogni sequenza di parole è insita una necessità una predestinazione, come in certi versi formulari, che gli esseri umani, al pari della pietra di Spinoza, sono cupidi solo di permanere nel loro stato, quand’anche sia uno stato di perenne sprofondamento.  .</p>
<p>Ma il miracolo della <strong>Jaeggy</strong> sta ancora più in là, nel dirci cose imperdonabili con una scrittura limpida e priva di concitazione, nell’additarci quanto sia angosciosa e insieme futile la misura, quanto vi possa essere di tragico nella stessa forma della scrittura, nella parola ora ridotta a un’esalazione a fior di labbra, ora dilatata fino all’inconsistenza, resa simile a una ragnatela da pause ed ellissi.</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/Fleur_Jaeggy.jpg"><img title="Fleur_Jaeggy" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/Fleur_Jaeggy-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300"></a></p>
<p><em>Intervista: Fleur Jaeggy a proposito di Proleterka </em></p>
<p><em>di Maria Grazia Rabiolo</em></p>
<p>Fleur Jaeggy, il suo ultimo libro <em>Proleterka</em> è stato molto lodato dalla critica. Il suo modo di scrivere è      stato definito algido da taluni, da altri malinconico. Per lei, Fleur Jaeggy,      cos’è Proleterka?</p>
<p><em>Proleterka</em> è il nome di una nave jugoslava;      è la storia di una ragazzina e di suo padre. Si conoscono molto poco.      Il padre è una persona fredda, distaccata. E la ragazzina si domanda      i pensieri del padre dove vanno. Il viaggio di due settimane sulla nave <em>Proleterka</em> le offre l’occasione di conoscere meglio suo padre. Mentre vanno a visitare      vari luoghi della Grecia, e lei osserva il padre, c’è qualcosa d’altro      che la interessa moltissimo. La protagonista del libro (che non ha nome) scopre      la vita. Ma nel libro, avvolta come da ombre, da fantasmi, c’è la storia      di una famiglia. Una famiglia la cui vicenda inizia in un luogo in cui si      parla tedesco. L’italiano è la mia lingua materna, ma il tedesco è      una lingua che mi è molto vicina, essendo nata a Zurigo. Per me, il      tedesco è una sorta di lingua dei morti, una lingua che mi segue. Alcuni      personaggi del mio libro parlano allora tedesco, in un luogo non nominato,      in cui sorgeva la fabbrica di tessuti che ha fatto la fortuna della famiglia      in questione.</p>
<p><strong>Questa famiglia, poi, però, conosce il disastro      economico, e una serie di malattie, di lutti. E’ una famiglia segnata dal      destino, raccontata attraverso la vicenda di questa sedicenne che, viaggiando      col padre, riscopre proprio il passato familiare.</strong></p>
<p>Sembra che le ombre, gli spettri, avvolgano di nuovo      la sua vita, la vita che questa ragazzina incomincia. Potrebbero farla soccombere.      Ma lei non soccombe affatto. Continua a vivere. A raccontare le storie della      sua famiglia. La storia, ad esempio, del gemello di suo padre, colpito dalla      malattia del sonno. E lei ha l’impressione che questo gemello li stia seguendo      nel corso del loro viaggio.</p>
<p><strong>E c’è poi anche un fratello della ragazzina…</strong></p>
<p>Sino quasi alla fine del libro, la ragazzina sente      la presenza di un altro essere, che forse sta vivendo in vece sua. E nell’ultima      parte del libro, nelle ultime pagine, c’è un finale a sorpresa, in      cui la protagonista scopre cose che non aveva mai saputo.</p>
<p><strong>… cose che non sapeva e che la fanno crescere.      Possiamo dire che questo è un romanzo di iniziazione?</strong></p>
<p>E’ assolutamente un romanzo di iniziazione. Mi è      molto difficile parlare dei miei libri e non so bene il motivo. Vorrei scusarmi.      Mi è sempre molto difficile. Soprattutto quando un libro è appena      uscito: fino all’ultimo stavo lavorando ancora sulle bozze…</p>
<p><strong>Il suo stile, Fleur Jaeggy, è assolutamente      particolare e personale. Frasi brevi, paratattiche, grande intensità      del risultato. Come lavora?</strong></p>
<p>Questo libro l’ho iniziato vari anni fa, in parallelo      ad altri testi. Quando finisco di scrivere qualche pagina, poi leggo ad alta      voce quello che ho scritto. Se c’è qualcosa che non va, me ne accorgo      subito, perché leggo il testo come se fosse stato scritto da un’altra      persona. Il ritmo, la musicalità, sono per me importantissimi. E mi      accorgo subito, leggendo ad alta voce, se ci sono pause o ritmi che non funzionano.      Malgrado questi “esercizi” che compio sul mio testo, sino all’ultimo      non sono convinta del risultato. Su questo libro ho continuato a lavorare      fino all’ultimo. E non ne ero convinta. Ora però che è uscito      dalla mia casa, non ci penso più, non lo guardo più e in un      certo senso, quasi non vorrei neppure più saperne.</p>
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		<title>Festival de Fès de la Culture Soufie</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 12:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[www.festivalculturesoufie.com Réservez vos dates Du 17 au 24 avril 2010 4e édition du Festival de Fès de la Culture Soufie et, Forum de Fès : « Une âme pour la mondialisation » La quatrième édition du Festival de Fès de la Culture Soufie et le Forum : « Une âme pour la mondialisation » auront [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="festival culture soufie" href="http://www.festivalculturesoufie.com">www.festivalculturesoufie.com</a></p>
<p><strong>Réservez vos dates Du 17 au 24 avril 2010</strong></p>
<p>4e édition du Festival de Fès de la Culture Soufie et,</p>
<p>Forum de Fès : « Une âme pour la mondialisation »</p>
<p>La quatrième édition du Festival de Fès de la Culture Soufie et le Forum : « Une âme pour la mondialisation » auront lieu du 17 au 24 avril 2010 dans le Palais Batha, Riads et Jardins andalous de Fès. Des thèmes tels que « Mystique et Poésie » ou « Les biens communs de notre humanité » seront déclinés sous forme d’échanges d’idées, d’expressions poétiques, artistiques et musicales. Cette année la poésie sera notre invitée d’honneur. Nous comptons sur elle pour élargir le champ de notre conscience et de notre pensée et une autre vision de la société où l’alliance entre projet politique et quête de beauté pourrait initier (pour paraphraser la fameuse formule d’Edgar Morin dont nous nous réjouissons cette année encore de la présence parmi nous) une « Poétique de Civilisation ».</p>
<p>…</p>
<p><strong>Book the dates: from the 17th to the 24th April 2010</strong></p>
<p>for the 4th edition of the Fez Festival of Sufi Culture and</p>
<p>the Fez Forum “Giving a Soul to Globalisation”.</p>
<p>The 4th edition of this Festival will take place in Dar Batha, Riads and Andalous Gardens in Fez. “Mystic and Poetry” and a reflection on “the common goods of humanity” will be the topics of this next edition. Exchanges of ideas, self-expression through poetry, music and arts will be their frames. This year poetry will be honoured. We rely on it to enlarge our conscience, our thoughts and help us to have another view of society. A society in which a combination of political scheme and search for beauty could give birth and inspire practical achievements: Poetics of civilization (as would call it Edgar Morin who we are so happy to welcome again this year)</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/soufisme7-50066-3b5c8.jpg"><img title="soufisme7-50066-3b5c8" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/soufisme7-50066-3b5c8.jpg" alt="" width="300" height="200"></a></p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-20-a-13.23.40.png"><img title="Schermata 2010-02-20 a 13.23.40" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-20-a-13.23.40.png" alt="" width="372" height="528"></a></p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/soufisme6-8aec2.jpg"><img title="soufisme6-8aec2" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/soufisme6-8aec2.jpg" alt="" width="620" height="325"></a><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/soufisme5-0cb16.jpg"><img title="soufisme5-0cb16" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/soufisme5-0cb16.jpg" alt="" width="620" height="298"></a><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-20-a-13.24.12.png"><img title="Schermata 2010-02-20 a 13.24.12" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-20-a-13.24.12.png" alt="" width="549" height="213"></a><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-20-a-13.24.07.png"><img title="Schermata 2010-02-20 a 13.24.07" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-20-a-13.24.07.png" alt="" width="551" height="213"></a><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-20-a-13.23.56.png"><img title="Schermata 2010-02-20 a 13.23.56" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-20-a-13.23.56.png" alt="" width="552" height="213"></a></p>
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		<title>Funky Daddies</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 17:27:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[….. Fabiano Fiorin Studio Via Dandolo 19/a – 30126 Lido Venezia P.I. 03748140278 – mob. +39 3476824070 fabiano.fiorin@tiscali.it www.fabianofiorin.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-14-a-18.22.47.png"><img title="Schermata 2010-02-14 a 18.22.47" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/02/Schermata-2010-02-14-a-18.22.47.png" alt="Funky Daddies" width="469" height="672"></a></p>
<p>…..</p>
<p>Fabiano Fiorin Studio<br />
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