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	<title>Stefano Meneghetti &#187; Libri Film Musica</title>
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		<title>The Seduction Of Ingmar Bergman</title>
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		<pubDate>Sat, 29 May 2010 09:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[SPARKS The Seduction Of Ingmar Bergman di Gianfranco Marmoro Mentre la logica del business spinge le nostre televisioni e radio di stato verso la mediocrità, la radio pubblica svedese rappresenta un&#8217;eccezione, non perché realizzi grandi inchieste politiche o sensazionali concerti (il mondo delle comunicazioni è pieno di operazioni simili), ma perché ha la stravaganza intellettuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-weight: normal;"><strong></p>
<div id="_mcePaste"><span style="font-weight: normal;">SPARKS</span></div>
<div><span style="font-weight: normal;"><span style="color: #888888;">The Seduction Of Ingmar Bergman</span></span></div>
<div><span style="font-weight: normal;"></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">di Gianfranco Marmoro</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/41UVpWFekwL._SL500_AA280_.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-824" title="Bergman" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/41UVpWFekwL._SL500_AA280_.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Mentre la logica del business spinge le nostre televisioni e radio di stato verso la mediocrità, la radio pubblica svedese rappresenta un&#8217;eccezione, non perché realizzi grandi inchieste politiche o sensazionali concerti (il mondo delle comunicazioni è pieno di operazioni simili), ma perché ha la stravaganza intellettuale di commissionare a una bizzarra e imprevedibile band americana, gliSparks, un musical immaginario su una delle icone del cinema svedese e mondiale, Ingmar Bergman, alle prese con una imprevedibile tentazione: fare un film hollywoodiano.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Gli studi di Ron Mael sulla cinematografia di Ingmar  Bergman, svolti durante e dopo i suoi corsi universitari, uniti ad alcune sperimentazioni che integravano cinema, teatro e arte visuale hanno aiutato i fratelli Mael nella complessa realizzazione di un musical radiofonico.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Quaranta anni di carriera musicali per gli Sparks, caratterizzati da una passione per la cultura europea e asiatica, e da una serie di album che hanno influenzato generazioni di musicisti.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">E’ curioso che la stampa regolarmente saluti un loro album come la rinascita del gruppo americano, la loro carriera è, in verità, ricca di episodi  brillanti e originali, e tutta la loro produzione conserva una insana voglia di giocare e provocare con la musica, una caratteristica che difficilmente potrete riscontrare in altri musicisti.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Istrionici, eccentrici, idiosincratici, gli Sparks rappresentano un’eccezione alla routine produttiva che coinvolge anche le rock band più importanti, ogni progetto è frutto di un lavoro e una cura che avvicina la loro arte a quella di un artigiano.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">L’idea base di “The Seduction Of Ingmar Bergman” è quasi kafkiana: nel 1956 il regista Ingmar Bergman entra in un cinema per assistere a un film americano, all’uscita si trova nella fastosa Hollywood, dove un losco figuro lo persuade a realizzare un film. Tra sigari e chewing-gum le tentazioni del denaro sembrano affascinare il regista svedese: sarà una suadente Greta Garbo a riportarlo nel mondo reale e ad allontanare definitivamente le pulsioni devianti del cinema a stelle e strisce.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Per un gruppo americano lontano dalle tentazioni mainstream e forte di una sensibilità culturale molto mitteleuropea è quasi sarcastico e provocatorio dover rappresentare in musica una storia ricca di simboliche affinità elettive, ma gli Sparks possiedono una forza lirica, musicale e intellettuale rara e aliena a qualsiasi rock band esistente. “The Seduction Of Ingmar Bergman”, meglio sottolinearlo subito, rappresenta un trionfo dell’immaginazione sulla banalità del linguaggio musicale odierno.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Musicalmente gli Sparks proseguono nella linea degli ultimi tre album: la loro mistura di pop sarcastico, musica sistemica alla Steve Reich e Michael Nyman, scampoli di tecno e ripetitive costruzioni armoniche si concretizza in 24 episodi sonori che ricordano una sequenza cinematografica. Toni cupi, superbe orchestrazioni da melodramma, voci recitanti e toni teatrali alla Kurt Weill, jazz, pop e rock che si insinuano nelle trame gotiche e classicheggianti, tutto coordinato e suonato con grande maestria.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/sparks-2009.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-825" title="sparks-2009" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/sparks-2009-300x150.jpg" alt="" width="300" height="150" /></a></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Pur se l’omogeneità dell’opera è fondamentale, gli Sparks aggiungono nuove perle alla loro creatività pop, il lirismo poetico di “Limo Driver (Welcome To Hollywood)”, il glam-rock di “Mr. Bergman, How Are You?”, la polka brillante di  “The Studio Commissary”, la maestosa vocalità da soprano in “Why Do You Take That Tone With Me?”, la teatralità di &#8220;Escape&#8221; si insinuano con forza nel repertorio del gruppo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Gli Sparks archiviano una rivoluzione della cultura popolare del 21° secolo, un punto di partenza nuovo per l’integrazione della musica con altre arti; la fiction radiofonica di “The Seduction Of Ingmar Bergman” rappresenta per la musica quello che la serialità forte delle fiction post X-files ha rappresentato per il cinema. Se la sfida degli Sparks avrà un seguito, vi è la possibilità che la musica riscopra stimoli e creatività.</p>
<div><span style="font-family: Helvetica, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;"><span style="line-height: normal;"><br />
</span></span></div>
<p></span></div>
<p></strong></span></h2>
]]></content:encoded>
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		<title>London River</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 11:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[London River di Rachid Bouchareb Il fiume della comprensione Articolo di Paola Assom &#8211; Pubblicato domenica 15 febbraio 2009 Il cinquantenne francese di origine magrebina Rachid Bouchareb - già nominato agli Oscar nel 1996 per Bambini di Saigon e presente alla Berlinale 2001 con Little Senegal &#8211; è il regista di questa pellicola toccante e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_817" class="wp-caption alignnone" style="width: 596px"><a href="http://www.screendaily.com/reviews/uk-ireland/features/london-river/4042982.article?referrer=RSS"><img class="size-full wp-image-817" title="London River" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/1106205_London_River.jpg" alt="Rachid Bouchareb" width="586" height="390" /></a><p class="wp-caption-text">Sotigui Kouyate / Brenda Blethyn</p></div>
<h1><span style="color: #339966;"><strong>London River di Rachid Bouchareb</strong></span><strong><span style="color: #339966;"> </span></strong></h1>
<h1><strong><span style="color: #339966;"> Il fiume della comprensione</span></strong></h1>
<p><strong> </strong><br />
<em>Articolo di Paola Assom &#8211; Pubblicato domenica 15 febbraio 2009</em></p>
<p>Il cinquantenne francese di origine magrebina <em><strong>Rachid Bouchareb</strong> </em>- già nominato agli Oscar nel 1996 per Bambini di Saigon e presente alla Berlinale 2001 con Little Senegal &#8211; è il regista di questa pellicola toccante e scottante.</p>
<p>Si occupa infatti di storia recente e drammatica e perciò tanto più difficile da raccontare e delicata nei suoi molteplici risvolti. Londra, luglio 2005. Bombe di terroristi uccidono oltre cinquanta persone nella metropolitana e su autobus. Fin qui, fatti noti. Ma quello che il film racconta è l’epopea della madre di una ragazza inglese e del padre di un ragazzo africano che si mettono sulle tracce dei loro rispettivi figli che, dal giorno dell’attentato, non danno più notizie di sé. Sono vicende di un realismo doloroso e struggente, raccontate con delicatezza e, bisogna rendere atto al regista, senza eccessi di partigianeria né scadimenti nel melodramma (tranne l’ultima scena, ma il peccato è davvero veniale).</p>
<p>E mentre il dramma si svolge e i due adulti scoprono la tragica verità sulla fine dei loro ragazzi, si scopre anche che i due mondi diversi e apparentemente inconciliabili dai quali essi provengono posso avvicinarsi e capirsi.</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/Schermata-2010-05-23-a-13.02.28.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-819" title="london river" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/05/Schermata-2010-05-23-a-13.02.28-198x300.png" alt="" width="198" height="300" /></a></p>
<p>La donna è una inglese purosangue, vedova di un combattente delle Falkland e contadina attaccata alla sua terra nella remota isola del Canale. La figlia è invece fuggita da quella vita che odiava, tranquilla ma senza emozioni e senza un futuro. Ora la madre, arrivata a Londra sulle sue tracce, si trova in una capitale multietnica che non riconosce come la “sua” patria e dove le sue certezze sono capovolte.</p>
<p>Scopre infatti che il padrone della casa in cui vive la figlia è una immigrato magrebino, che la figlia si era avvicinata a una comunità di musulmani (si chiede preoccupata: “Si sarà mica convertita”), che frequentava un corso di arabo (“ma perché imparare l’arabo” si chiede la donna, “e chi parla arabo, qui?”; e l’insegnante risponde sorridendo: “tutti noi”). Infine scopre che la ragazza viveva con un giovane ghanese, e questa è la circostanza che le fa incontrare il padre del ragazzo giunto anche lui per cercare il figlio.</p>
<p>Costui è un nero magro e alto, dall’incedere zoppicante e dall’aria malconcia, con lunghe treccine da rasta come un anziano Bob Marley, emigrato in Francia quando il figlio non era che un bambino. Dapprima pare persino che i due giovani siano partiti insieme per una vacanza e dunque i due genitori si sentono legati per un momento da una comune esultanza, purtroppo rivelatasi poi atrocemente errata. Involontariamente le loro storie si intrecciano, attraverso le trafile negli stessi ospedali, le stesse domande alla polizia e tutte le altre tristi incombenze. Involontariamente, dunque, e perciò con una iniziale diffidenza, più che altro un comprensibile e ben giustificato pudore soprattutto da parte di lei.</p>
<p>Ma le ricerche durano lunghi, interminabili giorni e arriva un punto in cui i genitori dei due ragazzi, per necessità ma pure con assoluta riservatezza e discrezione, dividono a Londra lo stesso appartamento nel quale vivevano i loro figli. Alla fine di quel terribile calvario il dolore che li ha uniti si scioglie in un abbraccio di addio ma anche di gratitudine. Entrambi, (più lei che lui, per la verità) hanno capito che culture diverse non significano solo terrorismo e segregazione. Esse possono e sanno anche avere un lato buono, costruttivo e pacifico, se fondato sulla comprensione, sull’uguaglianza e soprattutto sull’amore.</p>
<p>Il padre è impersonato da Sotigui Kouyate, ieratico come un santone indiano, insignito dell’Orso d’Argento come miglior protagonista. La madre è Brenda Blethyn, che in carriera vanta ben due nomination all’Oscar. Paffuta e rosea, non certo una diva, ma espressiva in modo vivissimo e di una bravura commovente. Ogni suo sguardo, parola e gesto sono perfetti, proprio come avrebbe fatto una madre vera, come avrebbe fatto ognuna delle nostre madri. E’ comprensibile che questo film sia stato il più votato dai critici.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/sRsZ23K2rUA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="385" src="http://www.youtube.com/v/sRsZ23K2rUA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><span id="more-816"></span></p>
<p><strong>Production companies</strong><br />
3B Productions<br />
The Bureau<br />
Arte France Cinema<br />
Tassili Films</p>
<p>International sales<br />
Elle Driver<br />
(33) 1 56436733</p>
<p>Producers<br />
Jean Brehat<br />
Rachid Bouchareb</p>
<p>Screenplay<br />
Rachid Bouchareb<br />
Olivier Lorelle<br />
Zoe Galeron</p>
<p>Cinematography<br />
Jerôme Almeras<br />
Production design<br />
Jean Marc Tran Tan Bâ</p>
<p>Music<br />
Armand Amar<br />
Editor<br />
Yannick Kergoat</p>
<p>Main cast<br />
Brenda Blethyn<br />
Sotigui Kouyate<br />
Roschdy Zem<br />
Sami Bouajila<br />
Francis Magee</p>
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		<title>Habemus Papam</title>
		<link>http://www.stefanomeneghetti.it/2010/04/30/habemus-papam/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 11:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Nanni parla per la prima volta del suo film: «Non è segretissimo né legato all&#8217;attualità» EGLE SANTOLINI (La Stampa) MILANO Il film è al montaggio, sarà pronto a febbraio-marzo 2011, è una commedia dolorosa ma non è legata né all&#8217;attualità di quando l&#8217;ho scritto insieme a Federica Pontremoli e Francesco Piccolo, né a quella di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Nanni parla per la prima volta del suo film:</h2>
<h2>«Non è segretissimo né legato all&#8217;attualità»</h2>
<p>EGLE SANTOLINI (La Stampa)</p>
<p>MILANO<br />
Il film è al montaggio, sarà pronto a febbraio-marzo 2011, è una commedia dolorosa ma non è legata né all&#8217;attualità di quando l&#8217;ho scritto insieme a Federica Pontremoli e Francesco Piccolo, né a quella di quando l&#8217;ho girato nei mesi scorsi, né a quella di ora mentre lo sto montando». Nanni Moretti dixit, e vedete di accontentarvi. Ormai è una tradizione: a luglio s&#8217;inaugura al cinema Sacher la rassegna di film italiani «Bimbi belli» e subito si approfitta dell&#8217;occasione per tentare di suggere al padrone di casa qualche particolare in più sui suoi lavori in corso.</p>
<p>Quest&#8217;anno, a Sky Tg 24 che l&#8217;ha intervistato dopo la proiezione di <em>Basilicata coast to coast</em>, il regista ha confermato implicitamente che <em>Habemus papam</em> potrebbe essere pronto per Cannes; e ha tenuto a far sapere che il set, lungi dall&#8217;essere blindato «come piace dire a voi giornalisti con un&#8217;espressione un po&#8217; sfruttata», è stato visitato «da molte persone, amici e anche sconosciuti». Riprese, ha aggiunto «più lisce del solito».</p>
<p><em>Habemus papam</em> racconta la storia di un Pontefice appena eletto, Michel Piccoli, che non si sente pronto per il compito e ha qualcosa di molto simile a una crisi di panico. Chiede dunque soccorso a uno psicoanalista, e il dottore è impersonato proprio da Nanni. Interessante per i morettologi che si aggrappano a ogni sillaba soprattutto quel riferimento alla «non attualità» del tema.</p>
<p>Fra la prima idea del film e il montaggio, la Chiesa ha attraversato infatti una delle crisi più spinose della propria storia recente. Sul&#8217;argomento pedofilia, Moretti aveva rilasciato un&#8217;altra scheletrica dichiarazione a France 2: «Si è preferito il silenzio al bisogno di verità e di giustizia». Sempre in quell&#8217;occasione, aveva confermato di aver fatto leggere la sceneggiatura al ministro della Cultura vaticano monsignor Gianfranco Ravasi, incontrato varie volte, «anche se questo non vuol dire che sia pronto alla conversione, purtroppo». Nonostante il tema cardinalizio, non mancherà una sequenza agonistica, topos dei film morettiani: già si dicono meraviglie di una partita di pallavolo giocata nelle pause del Conclave.</p>
<p>Nel cast di <em>Habemus papam</em> anche Jerzy Stuhr, Margherita Buy, Renato Scarpa e Franco Graziosi. Le riprese, dopo il rifiuto del Vaticano di concedere la Cappella Sistina, si sono svolte fra Cinecittà, dov&#8217;è stata ricostruita la sede del Conclave, e Palazzo Farnese, sede dell&#8217;Ambasciata francese a Roma. Riconosce l&#8217;ambasciatore, Jean-Marc de La Sablière: «Non lo concediamo tanto volentieri, ma a Moretti non si può dire di no».</p>
<p>Primo ciak per <strong>Habemus Papam</strong> il nuovo <a rel="nofollow" href="http://domanderisposte.tuttogratis.it/cinema/7216/nanni-moretti-filmografia/38745/" target="_blank">film di Nanni Moretti</a> che vede protagonista <strong>Michel Piccoli</strong>, nella parte di un pontefice molto insicuro. La pellicola è prodotta da <em>Sacher Film</em> e <em>Fandango</em> in collaborazione con <strong>Rai Cinema.</strong></p>
<p><a title="sacher film" href="http://www.sacherfilm.eu/" target="_blank">www.sacherfilm.eu</a></p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Nanni-Moretti-al-lavoro-su-Habemus-Papam.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-800" title="Nanni-Moretti-al-lavoro-su-Habemus-Papam" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Nanni-Moretti-al-lavoro-su-Habemus-Papam.jpg" alt="" width="357" height="242" /></a></p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/habemuspapam.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-801" title="habemuspapam" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/habemuspapam.jpg" alt="" width="378" height="395" /></a></p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.vivacinema.it/articolo/habemus-papam-parla-moretti/10185/" target="_blank">Habemus Papam</a> è la formula latina con la quale viene annunciato l’elezione di un nuovo pontefice ma è anche il titolo del nuovo film di Nanni Moretti.</p>
<p>La storia è facilmente intuibile, ruota attorno ad un papa che, fresco d’elezione mostra tutta la sua insicurezza e paura di affrontare un ruolo così importante. La parte del protagonista va all’attore e sceneggiatore <strong>Michel Piccoli</strong> ma nel cast troveremo anche lo stesso regista, nell’insolito ruolo di uno psicanalista, <strong>Jerzy Stuhr, Renato Scarpa,</strong> <a rel="nofollow" href="http://www.vivacinema.it/foto/margherita-buy/" target="_blank">Margherita Buy</a> e <strong>Franco Graziosi.</strong></p>
<p>Le riprese del film sono iniziate lunedì primo febbraio per cui non siamo ancora in grado di darvi una data d’uscita ufficiale. L’unica cosa certa è che non sarà un film troppo pessimista poichè <strong>Moretti</strong> ha confessato di essersi allontanato dalle tematiche attuali.</p>
<p>La sceneggiatura del lavoro è stata proposta al monsignor <em>Gianfranco Ravasi</em> il quale ha dichiarato di essere stato molto in contatto con l’autore negli ultimi mesi.</p>
<p><span id="more-799"></span>Il set, come di consueto, trattandosi di Nanni Moretti , è blindato.L&#8217;unica notizia che trapela è che sono cominciate il 1 febbario a Roma le riprese di Habemus Papam, undicesimo film del regista, prodotto da Sacher Film e Fandango in collaborazione con Rai Cinema la francese Le Pacte . Michel Piccoli è il protagonista, nel cast anche Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Margherita Buy, Franco Graziosi e lo stesso Moretti. La sceneggiatura è firmata da Moretti con Federica Pontremoli e Francesco Piccolo: la storia parte dalla morte del Papa e dal conclave riunito per eleggere un nuovo Pontefice. Umano, troppo umano, se è vero, come sembra, che il nuovo Papa (Piccoli) abbia bisogno di ricorrere al supporto di uno psicanalista (Moretti) per superare il panico e le insicurezze.</p>
<p><strong>&#8230;</strong></p>
<p>The depressed pope in Habemus Papam requires intervention. His aides go so far as to call in a psychiatrist, played by Moretti himself.</p>
<blockquote><p><em>“Sto accumulando materiale di repertorio televisivo che poi monterò. Per raccontare le oscenità politiche e giornalistiche a cui ci siamo abituati, o di cui non ci siamo accorti. Si chiamerà E’ successo in Italia. E’ tanto che dico ‘bisognerebbe farlo’. Ho iniziato ad archiviare trasmissioni e telegiornali. È una cosa che tocca fare e la si fa”.</em></p></blockquote>
<p>Insomma quello che si auspicava di fare con Aprile una decina d’anni fa lo fa ora. “Io devo fare questo documentario” recitava in Aprile che divenne poi un poetico parallelismo fra la sua vita, l’arrivo del piccolo Pietro.<br />
Ma il bisogno di quel documentario e’ ancora vivo. Raccontare come questa Italia si sia e si stia rovinando con le proprie mani e’ doveroso. Ed e’ doveroso farlo per un artista conosciuto e stimato in tutta europa (e anche nel mondo dai) come Nanni Moretti che ha fatto delle sue idee politiche una delle parti fondanti del suo cinema.</p>
<p>Figlio di questo progetto e’ una storia sul Partito Comunista Italiano:</p>
<blockquote><p><em>“Senza finanziamenti tv, per ora. Non voglio perdermi nell’attesa: ti rispondono che siamo in campagna elettorale, poi bisogna aspettare le elezioni, poi c’è il rinnovo del consiglio di amministrazione, poi altre elezioni. Intanto lo produco, poi mi auguro che qualcuno lo compri. Saranno molte ore: le elezioni del ‘48, lo stalinismo, l’espulsione del gruppo del ‘manifesto’… Interviste a chi nel Pci c’è stato. Non una celebrazione acritica, ma mi fa piacere ricordare soprattutto a loro, a quelli che sono stati comunisti, che questa storia c’è veramente stata. Anche perché chi ricorda oggi il Pci è soprattutto chi non è stato comunista: Bocca, Scalfari. Quel pezzo di paese c`è stato”</em></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>L&#8217;INTERVISTA</strong></p>
<h1><span style="color: #bf020a;"><strong>Moretti: &#8220;Pubblico svegliati,</strong></span></h1>
<h1><span style="color: #bf020a;"><strong>il cinema sta morendo&#8221;</strong></span></h1>
<p>Incontro con il regista che prepara il suo nuovo film, &#8220;Habemus papam&#8221;, in cui si ritaglia la parte dello psicanalista, e due documentari: sul Pci e sull&#8217;informazione<br />
di <em><strong>PAOLO D&#8217;AGOSTINI</strong></em></p>
<p><a title="La repubblica" href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/persone/moretti-nanni/moretti-nanni/moretti-nanni.html?ref=search" target="_blank">La Republlica</a></p>
<p><strong>Nanni Moretti</strong><br />
ROMA &#8211; &#8220;Anzitutto il titolo è Habemus papam. Commedia ma non solo. È la storia di un papa depresso. Sto ancora finendo la sceneggiatura. Con Federica Pontremoli e Francesco Piccolo, come per Il Caimano&#8221;. L&#8217;imprevedibile disponibilità di Nanni Moretti nasce dal cortocircuito tra due poli della sua attenzione di questi giorni. La rassegna &#8220;Bimbi belli&#8221; che egli dedica, con dibattito ogni sera nella sua Arena Sacher, alle opere prime italiane della stagione. E il G8 in corso a L&#8217;Aquila. Inizia con qualche anticipazione sul film che si avvia a realizzare. Abbondante e generosa.</p>
<p><strong>Un papa che non vuole fare il papa: è così? </strong><br />
&#8220;Dobbiamo proprio dirlo? Inizia con la morte di un papa e quindi con il Conclave&#8221;.</p>
<p><strong>Commedia come (quasi) sempre nei suoi film, o di più? </strong><br />
&#8220;Il film cercherà un equilibrio tra realismo di ambientazione, sentimento doloroso, e improvvisi scarti verso la leggerezza. Non è una satira. Racconta di un uomo che sembra non farcela&#8221;.</p>
<p><strong>Che non è lei? </strong><br />
&#8220;No. E non so ancora chi sarà. Io faccio uno psicoanalista che incontra il papa&#8221;.</p>
<p><strong>Disse mesi fa di aver avuto difficoltà a trovare un nuovo soggetto, per paura di fare un film che comunicasse soltanto pessimismo. Ora ci è riuscito? </strong><br />
&#8220;Penso di sì. Se in questo momento avessi messo in scena ambienti e personaggi più vicini a me, la storia sarebbe stata cupa e basta. Comincerò le riprese tra qualche mese. Ma questo non è il mio unico progetto. Sto accumulando materiale di repertorio televisivo che poi monterò. Per raccontare le oscenità politiche e giornalistiche a cui ci siamo abituati, o di cui non ci siamo accorti. Si chiamerà È successo in Italia. È tanto che dico &#8220;bisognerebbe farlo&#8221;. Ho iniziato ad archiviare trasmissioni e telegiornali. È una cosa che tocca fare e la si fa&#8221;.</p>
<p><strong>Quanto indietro? Dall&#8217;inizio della vita politica di Berlusconi? </strong><br />
&#8220;Pressappoco. La soglia del nostro stupore e della nostra reazione nei confronti di una catastrofe etica, istituzionale, umana, &#8220;culturale&#8221;, si è abbassata sempre di più, sempre di più&#8230; fino a scomparire sottoterra. Fino a considerare normale un orrendo spettacolo, che in un paese democratico tutto è tranne che normale. Con questo lavoro non voglio convincere nessuno, voglio semplicemente ricordare che questo schifo, di cui fa parte anche il conformismo e il servilismo di tanti giornalisti, è successo davvero. Da 15 anni 60 milioni di italiani sono ostaggio degli interessi di una sola persona. Un&#8217;umiliazione impensabile fino a poco tempo fa. Da parte della sinistra c&#8217;è stata un&#8217;incapacità totale di reagire e affermare la propria identità. Si è fatta aggredire e sbeffeggiare. È arretrata in continuazione, ha adottato luoghi comuni come quello che non bisogna demonizzare Berlusconi per non spaventare i moderati. Su certe spaventose posizioni e leggi volute dalla Lega da sempre hanno avuto parole più nette alcuni settori della Chiesa. Il pragmatismo della sinistra la porta addirittura a corteggiare e a ipotizzare alleanze con la Lega. E invece no, sono portatori di disvalori, punto e basta. In questi anni la sinistra ha avuto paura di tutto. È stata prigioniera di personalismi senza personalità. Senza dimenticare lo slogan penoso della destra e di molti giornalisti secondo il quale il conflitto di interessi non interessa agli italiani, dato che la maggioranza ha votato Berlusconi. C&#8217;è un piccolo dettaglio: interessa alla democrazia. Spero solo che, dopo gli ultimi avvenimenti, almeno un risultato sia ormai acquisito: il tramonto dell&#8217;ipotesi che un tipo che si considera al di sopra della legge possa aspirare al Quirinale&#8221;.</p>
<p><strong>Non tutti i giornali si sono comportati come lei dice. </strong><br />
&#8220;In quello che sta facendo Repubblica c&#8217;è finalmente un&#8217;idea di giornalismo. Non si può continuare ad accettare, come pugili suonati, la prevedibile sgradevolezza e violenza dei giornali di destra. Certo, avrei preferito che altre dieci, venti, trenta domande fossero state poste sui suoi rapporti con la mafia e con Dell&#8217;Utri, su Previti che ha corrotto la magistratura per conto di Berlusconi, sull&#8217;avvocato Mills, sull&#8217;incerta provenienza dei soldi negli anni 70. Molti anni fa si è preso tre reti televisive. Poi è stata fatta una legge apposta per lui. Da quel momento avrebbe potuto fare qualsiasi cosa. E così è stato&#8221;.</p>
<p><strong>Ha anche un altro progetto, giusto? </strong><br />
&#8220;Insieme ad altri registi. Voglio produrre una storia del Pci. Senza finanziamenti tv, per ora. Non voglio perdermi nell&#8217;attesa: ti rispondono che siamo in campagna elettorale, poi bisogna aspettare le elezioni, poi c&#8217;è il rinnovo del consiglio di amministrazione, poi altre elezioni. Intanto lo produco, poi mi auguro che qualcuno lo compri. Saranno molte ore: le elezioni del &#8217;48, lo stalinismo, l&#8217;espulsione del gruppo del Manifesto&#8230; Interviste a chi nel Pci c&#8217;è stato. Non una celebrazione acritica, ma mi fa piacere ricordare soprattutto a loro, a quelli che sono stati comunisti, che questa storia c&#8217;è veramente stata. Anche perché chi ricorda oggi il Pci è soprattutto chi non è stato comunista: Bocca, Scalfari. Quel pezzo di paese c&#8217;è stato&#8221;.</p>
<p><strong>Testimonianze di militanti raccolte in giro per l&#8217;Italia? </strong><br />
&#8220;Persone che hanno qualcosa da raccontarci. Che non parlino con il senno di poi, che siano oneste e autentiche tornando a quei momenti, a quegli errori, a quelle lotte&#8221;.</p>
<p><strong>C&#8217;è molto allarme per la pesante decurtazione dei fondi pubblici destinati al cinema. </strong><br />
&#8220;So e capisco tutto. Però c&#8217;è anche una responsabilità del pubblico, per il quale il cinema non è più centrale. Tutti stiamo sottovalutando il momento di difficoltà delle sale, che ora chiuderanno una ad una. Perché le persone sono disposte a spendere qualsiasi cifra per mangiare in un ristorante dove devono urlare per farsi sentire. O per una partita che forse finirà zero a zero. Ma il cinema, la cosa che è aumentata di meno negli ultimi quindici anni, quello no: costa troppo. Per non parlare dell&#8217;abitudine orrenda di scaricare illegalmente da Internet. E basta con il luogo comune di premettere sempre: &#8220;io non do giudizi&#8221;. Io sì, li do. Non mi piace quel modo di vivere lì! Non mi piace che uno stia con il culo appiccicato alla sedia e con la sedia appiccicata al computer. Mi piace più il mio, di modo di vivere. E vedere i film in un cinema, in mezzo agli altri. Tra poco i cinema chiuderanno tutti. E non è colpa della politica o delle istituzioni, ma delle persone che hanno la possibilità di scegliere di fare una cosa e un&#8217;altra. Anche tra noi, registi o scrittori, c&#8217;è chi potrebbe scegliere ma non lo fa. Io, da quando fondai la Sacher con Angelo Barbagallo, ho escluso la possibilità di farmi finanziare i film dal gruppo Berlusconi. Ho cercato di essere coerente. Una cosa imparata da mio padre, che era liberale&#8221;.</p></blockquote>
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		<title>Giusto Pio</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 16:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[UNA CREATIVITA’ CHE SI FA MUSICA Una serie di artcoli Con il Patrocinio della Regione Veneto della Provincia di Treviso, del Comune di Treviso, del Comune di Auronzo di Cadore. il Centro per la Cultura e le Arti visive LE VENEZIE è lieto di invitarla all’inaugurazione della mostra: Giusto Pio: struttura e poesia nella musica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>UNA CREATIVITA’ CHE SI FA MUSICA</p>
<p>Una serie di artcoli</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/giusto-pio-franco-battiato.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-788" title="giusto pio franco battiato" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/giusto-pio-franco-battiato.jpg" alt="" width="580" height="275" /></a><br />
Con il Patrocinio della Regione Veneto della Provincia di Treviso,<br />
del Comune di Treviso, del Comune di Auronzo di Cadore.<br />
il Centro per la Cultura e le Arti visive LE VENEZIE è lieto di invitarla<br />
all’inaugurazione della mostra:<br />
<strong><em>Giusto Pio: struttura e poesia nella musica dipinta<br />
</em>giovedì 10 giugno alle ore 12<br />
a Treviso nel Museo di Santa Caterina, piazzetta Botter<br />
</strong></p>
<p>Alla manifestazione è presente <em>Franco Battiato</em>.<br />
L’esposizione è ideata e curata da Luigina Bortolatto.</p>
<p>Orario:da martedì a domenica 9.00 – 12.30  14.30 – 18.00; lunedì chiuso</p>
<h1>GIUSTO PIO</h1>
<h1>STRUTTURA E POESIA</h1>
<h1>NELLA MUSICA DIPINTA</h1>
<h4>Santa Caterina	 , Centro per la cultura e le arti visive ||Le Venezie ||</h4>
<p>dal 10 giugno al 6 luglio, 2010 &#8211; MOSTRA</p>
<p><img title="Giusto Pio" src="http://www.museicivicitreviso.it/cache/cache_194d8721736f745d388d69d112de08bc_f491073589b13af90524fc035bc8a47a.jpg" alt="Giusto Pio" /><strong>Giusto Pio Struttura e poesia nella musica dipinta</strong></p>
<p><strong>Museo S.Caterina e Centro per la Cultura e le Arti visive LE VENEZIE<br />
Dal 10 giugno all&#8217;8 luglio, 2010  Mostra<br />
pitture ad olio, pastelli, chine</strong></p>
<p>Ideata e curata da Luigina Bortolatto<br />
Allestita da Paolo Ferretton</p>
<p>Luigina Bortolatto<br />
<strong>Struttura e poesia nella musica dipinta di Giusto Pio</strong></p>
<p>Pittura come notazione neumatica l&#8217;originalità di Giusto Pio.<br />
Nato dove Giorgione resuscita il fascino del passato preservandolo dalla distruzione, a Milano, giovane musicista, inizia ad alimentare esecuzioni filologicamente pure e attente di musica medievale, rinascimentale e barocca. Annunci e segnali di quelli che saranno i suoi modi di far pittura.<br />
Le sue notazioni aspirano a costruire un&#8217;oggettività dinamica nell&#8217;organismo narrativo fra i tetragrammi di Guido D&#8217;Arezzo, il Corale delle solennità miniato da Nicolò Tegliacci, lo spartito del Suonatore di liuto, la scrittura sonora di Pratella e Russolo, le pittografie di Bussotti.<br />
Nella realtà intrisa d&#8217;immaginario le partiture sviluppano strutture asimmetriche, sghembe (le architetture di Frank O.Gehry?), processo ludico High-Tech di esplorazione nel campo del timbro, del ritmo, degli esperimenti elettronici. Ma anche sintetico accordo di forme in cui grafica e colore si integrano, ricchezza di scrittura e risorse di fantasia con rispondenze alle spirali di Klimt, ai piani ruotanti in vortici luminosi dei Delaunay, alle virate di Dottori.</p>
<p>Circumnavigando le isole sonore del compositore mi incanta Isaia primo movimento di Trittico. Alcune visioni del profeta emergono da una rete di testimonianze iconografiche suggestive: le miniature del manoscritto di Gregorio Magno, i Serafini musivi di Cefalù e penetrano il segreto svolgimento della sua pittura. Con accento visionario le suntuose ali angeliche vanno altrove: nei dipinti a olio, nei pastelli, nelle chine i cui titoli corrispondono a note della scala musicale: Do,  Re maggiore,  Mi minore, Sol 7°.<br />
Semicirconferenze, punti espansivi, centri, inserti inattesi,  dilatazioni e improvvise concentrazioni, convergenze calcolate e sensibili divaricazioni, inclinazioni nel tono del colore che poi si infiamma e scatta, conseguono un equilibrio che si figura come insieme di funzioni e forze bilanciate. Su radice non figurale l&#8217;apporto di una inestinguibile mobilità psicologica, di una continua vitalità lirica costruisce il transfert musica-immagine. Esemplificazione di un parallelismo  che genera l&#8217;enigma di una pittura che è traccia materiale di realtà sconosciute.<br />
Canone inverso è specchio dell&#8217;azione melodica in cui la stessa melodia si ripresenta rovesciata, simile alla formula cadenzata di una filastrocca. Due elementi isolati in modo paratattico contribuiscono alla stilizzazione concisa e pregnante, coinvolgono emotivamente e stimolano l&#8217;intelletto.</p>
<p>Canto sospeso è dedicato all&#8217;omonima composizione di Luigi Nono più anziano compagno di Conservatorio che ha donato alla musica un capolavoro di alta coscienza morale. Nel dipinto Pio immerge solidi oggetti geometrici nel silenzio di un liquido ondoso che li rifonda nell&#8217;atmosfera sempre più scura. Il colore si rivela bruno e freddo attraverso il disporsi delle forme in un attimo di sublime concentrazione e accenna a un&#8217;essenza segreta, a una commossa sospesa allegoria. L&#8217;impegno sociale espresso da Nono scorre nell&#8217;impiego dei mezzi musicali messi in atto da Pio anche nei titoli della sua più recente discografia Missa populi, ADAM ubi es, fino all&#8217;imponente Trittico: Isaia 6, 9 &#8211; 10 Beatitudini, Visione.</p>
<p>Nelle Partiture Pio si abbandona alla portata del gesto e alle sue prospettive per offrire una realtà della conoscenza.<br />
Dopo aver meditato sull&#8217;influenza della tecnologia, su immagini bidimensionale e in movimento, su moti apparenti, luci lampeggianti, apparizioni e scomparse, modella le partiture con opere aniconiche, le caratterizza con il ricorso a volumi ridotti a superfici cromatiche, a semplici contorni, configurate da colori primari tra cui prediletto è il giallo e i suoi derivati: arancio, oliva, bruni.<br />
Spesso le forme con un misto di effetti planari, di profondità e prospettici si sovrappongono su reti ondulate, gabbie musicali dell&#8217;invisibile, indici di uno slancio vitale per cui lo sguardo non ripercorre il passato ma assapora l&#8217;eterno presente del momento creativo.<br />
Un gruppo di composizioni raggiunge la preziosa euritmia pittorica del ciclo musivo della Marciana, con incursioni nella Wiener-Werkstätten e il movimento moderno di Mackintosch, svolta spontanea di un patrimonio di ricerca sulla musicalità, l&#8217;autonomia degli elementi, il loro libero o geometrico fraseggio. Ogni partitura rappresenta un frammento del progetto di una diversa concezione della musica che fa rifuggire l&#8217;autore da ogni pedanteria sistematica, da Motore Immobile del 1979 alla performance Preludio e morte del solfeggio, vera satira del 1998.</p>
<p>L&#8217;amore del disegno accompagna Pio da sempre. Sono fogli di taccuino più che strumenti di lavoro e si impongono per valore autonomo del segno che fluisce senza pentimenti. Candidi, percorsi da sottili tratti a china leniscono  l&#8217;horror vacui e pure l&#8217;horror pleni della civiltà occidentale su cui va dissertando Dorfles per condannare il tanto, il troppo, il pieno della vita odierna. Solo l&#8217;assenza permette l&#8217;affermarsi della presenza.<br />
Nei fogli Pio trafigge lo spazio come il sistema di segni di Roland Barthes, con applicazione testarda e sottile e sicurezza da virtuoso.<br />
Entro grovigli di calligrafie sottilissime esplora mondi sotterranei, una sorta di raffigurazione lirica dei meccanismi inconsci che presiedono al processo creativo come le ipotesi di Wols, gli alfabets di Michaux e la non figurazione psichica di Mathieu.<br />
Conosce un nascosto tessuto di segni, virgole, tratti che fissano le forme e il vibrare della luce che le anima. Propone tagli prospettici di sotto in su o rovesciati dall&#8217;alto al basso.<br />
I disegni slittano in un movimento perpetuo sotto forme di metafore a ripetizione: si addensano, si avvicinano, scompaiano come gli ufo, mimano stormi veloci di uccelli migratori, spingono nel vento aquiloni, variati su tratteggi rubati ai retini incisi da Bianchi-Barriviera da Neri Pozza ma anche da Morandi.<br />
Le forme in movimento, battute dalla luce diventano di un bianco intenso, sono presenze iconiche che non rappresentano ma esistono.  Il segno sensibile cerca forme nascoste, immagini di mondi folgoranti.</p>
<p><strong>Centro per la Cultura e le Arti visive LE VENEZIE</strong><br />
LE VENEZIE, sorte nel 1987, si propongono attraverso azioni formative, informative  e promozionali attente al farsi dell&#8217;arte nei secoli XX° e XXI°. Il comitato scientifico invita artisti affermati, sostiene quelli emergenti, riunisce personalità locali e internazionali, rinverdisce chi ha celebrato il Veneto e l&#8217;Italia nel passato remoto e recente. Ha al suo attivo: Pubblicazioni, Mostre in Italia e all&#8217;Estero, Convegni, Presentazioni, Concerti, Dischi, Manifestazioni.</p>
<p><strong>Inaugurazione giovedì 10 giugno ore 12.00</strong><br />
www.levenezie.it<br />
info@levenezie.it</p>
<p><a title="giusto pio -loc" href="http://www.museicivicitreviso.it/getFile.php?id=244">scarica locandina (formato pdf)</a></p>
<p><a title="info@levenezie.it" href="mailto:info@levenezie.it">info@levenezie.it</a></p>
<p><a title="www.levenezie.it" rel="external" href="http://www.levenezie.it/" target="_blank">www.levenezie.it</a></p>
<p>&#8230;</p>
<p>E’ musica lui stesso. Giusto Pio se parla della vita passata lo fa con una semplicità e un entusiasmo che non possono non sorprendere. Fanno trasparire un momento di perplessità solo quando dice: “Ho settantaquattro anni”. Insospettabile, a vederlo carico di progetti e creatività, ma è così.</p>
<p>Pio è tornato a vivere i Castelfranco Veneto dopo quarant’anni passati a Milano, violinista nell’orchestra sintonica alla Rai, ma soprattutto compositore. “Vi e stato un periodo -racconta- in cui era difficile, aprendo la radio, non sintonizzarsi su qualche brano composto da me e Battiato”.<br />
Già, Franco Battiato, uno dei musicisti italiani più raffinati e completi, più intensi e originali. Chi non ricorda canzoni come “Centro di gravità permanente”, “Patriot”, Bandiera bianca”, “Il re del mondo”, “Voglio vederti danzare”, “Vento caldo dell’estate”. Solo alcuni titoli, ma bastano per rievocare una stagione indimenticabile della musica italiana. “Con Battiato &#8211; racconta &#8211; ho scritto oltre un centinaio di canzoni, interpretate non solo da Franco. “Per Elisa”, ad esempio, eseguita da Alice ha vinto il festival di San Remo”.<br />
Ma altri celebri cantanti, come Milva e Gaber, sono avvalalsi delle composizioni e degli arrangiamenti del duo Battiato-Pio.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Come è nata la passione per la musica?</strong><br />
Mio padre possedeva uno dei primi apparecchi radio della provincia di Treviso, così ho avuto prestissimo la possibilità di sviluppare la sensibilità musicale, di conoscere, di appassionarmi. Poi, in quinta elementare, ho ricevuto le prime lezioni e dopo la terza media sono passato al conservatorio, a Venezia, diplomandomi in violino. Ho vinto un concorso e mi sono trasferito a Milano”.<br />
All’ impegno con l’orchestra sinfonica della Rai, il musicista di Castelfranco aveva affiancato un attività cameristica di notevole livello, inserendosi in numerosi complessi. Il repertorio affrontato spaziava, praticamente, dal Trecento ai giorni nostri. Quando si trattava di eseguire brani cinquecenteschi Pio utilizzava uno strumento di particolare fascino e suggestione, la lira da braccio.<br />
“La musica non possiede confini -sottolinea -. Adesso poi, con l’elettronica, si sono aperte nuove, straordinarie possibilità”.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>E l’incontro con Battiato, come era avvenuto?</strong><br />
“Aveva chiesto di ricevere lezioni di violino, per questo veniva a casa mia. Saranno passati venticinque anni, da allora. Poi, dal momento didattico, siamo passati a quello sperimentale. Facevamo, insieme, un lavoro di ricerca molto interessante. Il nostro era un esprimersi non codificato da regole precise. Ad un certo punto è stato Franco a spingermi verso la composizione. Così sono nati i primi brani e il primo disco. Abbiamo avuto fortuna. Ricordo ancora con emozione il Primo Lp di larga diffusione, si intitolava “L’era del cinghiale bianco” e coincideva praticamente con un diverso modo di fare musica di Battiato.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Quale ruolo aveva Giusto Pio?</strong><br />
“Le parole erano di Franco. Io, sostanzialmente, intervenivo sulle sonorità. Dopo “L’era del cinghiale bianco” sono venuti “Patriot” e, con un milione di copie Vendute, “La voce del padrone”. Per anni abbiamo lavorato tantissimo insieme, componendo oltre un centinaio di canzoni. Ci divertivamo, anche. Non di rado, si trattava di canzoni che cantava l’Italia intera. Ricordate, ad esempio, “Un’estate al mare”? Anche quella era firmata Battiato-Pio. Di volta in volta, per incidere, utilizzavamo gli studi di registrazione più belli del mondo. Sono stati anni indimenticabili”.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Franco Battiato visto da vicino: com’è?</strong><br />
“Una persona rara, soprattutto per la generosità e l’altruismo. E’ dotato di un’intelligenza particolare. Ad esempio ha una facilità estrema nell’apprendimento delle lingue. Dal punto<br />
di vista strettamente musicale, poi, in Italia è il migliore in senso assoluto”.<br />
Un’ esperienza conclusa, tuttavia.<br />
“Sì, anche se l’anno scorso, al festival di Sanremo, ho diretto o l’orchestra che accompagnava Battiato, intervenuto in qualità di ‘superospite’. Ora, da tempo, sono tornato ai vecchi amori, alla cosiddetta musica colta”.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Quali le produzioni recenti?</strong><br />
“Lavoro fuori dei canoni consueti. Ho composto musica nell’ambito delle arti figurative, del teatro, della poesia. Ho ideato colonne sonore navigando con i suoni sulla produzione artistica, ad esempio quella di Romano Abate. Ho poi composto musiche di scena, in particolare per la “Medea” allestita da una compagnia fiorentina. E realizzato l’accompagnamento musicale per brani poetici di Roberto Mussapi’’<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>E la musica Sacra?</strong><br />
“Quattro anni fa, ho composto una “Missa populi’ che ho voluto dedicare a papa Giovanni Paolo II. E’ stata replicata più volte: oltre che a Treviso, all’abbazia di Nervesa la scorsa estate e poi a Vicenza, al festival di Fano, a Catania e altrove”.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Come vede, Giusto Pio, la realtà attuale?</strong><br />
“Credo che il mondo sia quello di sempre. Tuttavia, a colpirmi, è oggi soprattutto l’ipocisia, in particolare nei settori dominati dai politici”.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>E’ ottimista o pessimista riguardo al futuro?</strong><br />
“La speranza in un domani migliore esiste sempre. Anche perché vedo tanta gente portare avanti il mondo in silenzio. Purtroppo, a far notizia, sono quasi sempre i fatti negativi. Invece, esistono tante persone, spesso sconosciute, che fanno un gran bene e di loro non parla nessuno”.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Difficile attuare un’inversione di rotta&#8230;</strong><br />
“Mah&#8230; L’ultimo giorno dell’anno mi ero coricato presto, ma sono stato svegliato dai botti che salutavano il nuovo millennio. Mi sono alzato e ho acceso la televisione. In ogni parte erano in atto grandi festeggiamenti, ma io non riuscivo a distogliere il pensiero da tutta la gente che di fame nel mondo”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>E la musica?</strong><br />
“Abbiamo attraversato in periodo buio, ma la situazione sta migliorando, soprattutto perché è cessato un certo monopolio dettato dalla politica, che condizionava la creatività dei musicisti. Oggi, fortunatamente, ognuno ha il coraggio e la forza di scegliere la sua strada”.<br />
<em>Antonio Chiades</em></p>
<p><em>&#8230;..</em></p>
<h1>I colori di Giusto Pio</h1>
<h2>I quadri del musicista in mostra a Treviso. Battiato: «La sua pittura genera suoni»</h2>
<p>«GiustoPio (andrebbe scritto così), pur avendo avuto dal Cielo, una predisposizione naturale per il disegno, ha scelto di dipinger il non figurativo». La sua pittura, che si potrebbe definire musicale, genera suoni che rappresenta sotto forme d’onda. Immagina i colori come succedeva a Olivier Messiaen, e in qualche modo mi ricorda il lavoro di Henri Michaux sulle vibrazioni. Lunga vita al Maestro di Castelfranco». Sono cristalline le parole scelte da Franco Battiato per raccontare la musica dipinta di Giusto Pio. Opere astratte di nostalgia e stupore. Suoni puri che s’insinuano negli ambiti della pittura. Per il celebre compositore castellano, musicista e sperimentatore indomito, quella di domani al museo di Santa Caterina, a Treviso, sarà una prima assoluta.</p>
<p>Per la prima volta, all’età di 84 anni, Pio si presenta con una selezione corposa e ragionata della sua opera pittorica: dipinti a olio, pastelli e chine. Sono una cinquantina i lavori che saranno esposti nel museo della Città di Treviso, fino all’8 luglio (si replica ad Auronzo di Cadore dal 17 al 30 luglio), grazie alla collaborazione del Centro per la Cultura e le Arti Visive Le Venezie e ai patrocini di Comune, Provincia di Treviso e Regione. «Il mio rapporto con la pittura è una cosa del tutto anomala &#8211; spiega il compositore mentre si aggira fra le sale di Santa Caterina -, sento e vedo i suoni come colori. Ho sempre dipinto molto, alcune cose le ho pure buttate via, a Treviso porto opere degli ultimi vent’anni ». «Giusto Pio: struttura e poesia nella musica dipinta».</p>
<p>Questo il titolo della mostra. Perché il soggetto è il suono. E le opere, come spiega Luigina Bortolatto, che ha ideato e curato l’esposizione, sono «notazioni neumatiche inserite in un percorso che inizia con i tetragrammi di Guido d’Arezzo. Ogni partitura rappresenta un frammento del progetto di una diversa concezione della musica che fa rifuggire l’autore da qualsiasi pedanteria sistematica, da Motore immobile del ‘79 alla performance Preludio e morte del solfeggio, vera satira del ’98». Ecco che, ancora appoggiato a terra, s’intravede Canto sospeso, omaggio a Gigi Nono (guai a chiamarlo Luigi) dedicato all’opera omonima del compositore veneziano, capolavoro di alta coscienza morale. «Sessant’anni fa io e Gigi eravamo a scuola di composizione assieme &#8211; racconta Pio -; quando passava per Milano, ai tempi in cui ero nell’orchestra sinfonica Rai, passava sempre a trovarmi. Canto sospeso è un’opera di tragicità incredibile, sui campi di concentramento tedeschi». Nell’omaggio pittorico, tre oggetti geometrici sono immersi nel silenzio bruno di un magma ondoso. Poco distante, No Arman, un violino assemblato a tre forme a ventaglio, risposta di Pio ai celebri violini distrutti dell’artista francese, o, come spiega la curatrice della mostra, restituzione dello strumento principe &#8211; non va dimenticato che Pio è un grande violinista &#8211; a «regale dignità dopo la non cura praticata da Arman per averlo dissacratamente volgarizzato nell’ambito della Junk Art». Si osservano Polifonia, Perdendosi, Andante, Crescendo, S.F.F., Battimenti, Contrappunto, Pentagramma. Dipinti a olio e pastelli su carta, o meglio, partiture. Chine che ipnotizzano.</p>
<p>Giovedì a mezzogiorno, all’inaugurazione, ci sarà anche Battiato, protagonista, con Pio, di uno dei sodalizi artistici più grandiosi che la musica italiana ricordi, dalla fine degli anni Settanta, fino ai primi Novanta. «Franco? &#8211; dice il compositore sorridendo &#8211; E’ come un figlio, vuole venire a festeggiarmi ». All’apertura della mostra sarà eseguito Sua maestà il Pelmo dalla «Suite Dolomiti », opera di Pio che una mobilitazione di associazioni, rappresentanti della cultura e nomi di spicco vorrebbero diventasse l&#8217;inno nazionale dedicato alle Dolomiti, patrimonio dell&#8217;Unesco. Un’ultima nota: è vero che si tratta della prima volta da «pittore» al Museo civico di Treviso. Ma a legare il compositore a Santa Caterina c’è un concerto, nel ’47, poco dopo le tragiche bombe. «Il mio primo concerto importante, col Doppio Quartetto trevigiano, da solista».</p>
<p>Federica Baretti<br />
<strong>09 giugno 2010</strong></p>
<p><strong>&#8230;.</strong></p>
<h1>Battiato celebra Giusto Pio</h1>
<h1>
«Il suo inno per le Dolomiti»</h1>
<h2>Il compositore premiato dal Comune di Castelfranco: una vita per la musica</h2>
<p>Finisce con una stan ding ovation. Il Mae stro Giusto Pio scen de dal palco. In ma no, ha il premio consegnato gli dagli artigiani castellani. Qualche metro, passi spediti alla faccia della data di nasci ta, il 1926. E in mezzo alla sa la, ecco la moglie, Maria Bot­tari, 81 anni: sono sposati da 57 anni, si conoscono da 63. Le consegna il premio. «Per ché se è vero che siamo in condivisione dei beni, è giu sto condividere tutto». Ap plausi e lacrime. Cala così il sipario sul «Pri mo Art. Premio», consegnato nella cornice del teatro Accademico di Castel franco Veneto al grande musi cista castellano. Per l&#8217;occasio ne, ospiti Franco Battiato e Michele Di Lernia. E l&#8217;ultima parola è toccata a Luigina Bor tolato, direttore del gruppo artistico «Le Venezie», intro dotta dal vicedirettore del Corriere del Veneto, Alessan dro Russello. Con una propo sta che farà discutere a lungo. «La canzone di Giusto Pio “Sua Maestà il Pelmo” merita di diventare l&#8217;inno delle Dolo miti ». Commosso il maestro: «Un onore, ho vissuto per la musica». Il premio porta a Giusto Pio una nuova sfida, che vede al suo fianco l&#8217;autore de «La Cura». Quella di diventare il cantore ufficiale dei monti pa trimonio dell&#8217;Unesco dallo scorso giugno. Con un brano strumentale da tre minuti e mezzo, pensato nel 1992 e da allora lasciato nel cassetto.</p>
<p>So lo recentemente il musicista castellano ha fatto ascoltare l&#8217;opera ad alcuni amici, propo nendola al pubblico in ante prima venerdì sera ad una ce lebrazione in suo onore inizia ta con le parole di Alessandro Russello, che ha descritto il Maestro come «un bambino di 84 anni, la cui meraviglia diventa continuamente arte». Una figura esile, «col pragma tismo spirituale tipico di un nordestino», e che «eleva il la voro a divertimento», in for za della sua «sete cosmica di rumori». Poi era toccato a Bortolato raccontare la sua biografia. Dopo gli studi a Venezia, il Maestro atterrò all&#8217;orchestra della Rai di Milano. A metà degli anni Ottanta, ecco il so dalizio con Battiato. Iniziato quasi per caso, l&#8217;artista pop aveva infatti bisogno di un istruttore di violino. «Sono stati i miei figli a convincer mi, io non avrei voluto far lo », rideva ieri il maestro. Tra un video e una canzo ne, al tavolo d&#8217;onore si sono seduti gli ospiti d&#8217;eccezione. Ne è iniziato un dialogo serra to e ironico. Aneddoti di una vita artistica mixata a facezie quotidiane. «C&#8217;era un perio do — racconta Battiato — in cui mi pagavano i concerti meno del pattuito. Dovevano darmi 300.000 lire, me ne da vano la metà. Io accettavo: gli organizzatori mi convinceva no che la serata era andata male. Una volta Giusto mi dis se: “Vado io a prendere i soldi”. E tornò con la cifra in tera. Da allora, divenne lui il cassiere della coppia». La conversazione è poi sci volata su temi più «filosofi ci ». La decadenza dei tempi, ad esempio. Battiato: «L&#8217;uo mo è sempre uguale, ma noi ci stiamo abituando a cose ter ribili. All&#8217;indifferenza, ad esempio. A volte temo che fi niremo tutti intruppati». Ap plausi. Poi la dichiarazione d&#8217;amore per il Partito Demo cratico: «Ho votato alle prima rie, spero che quell&#8217;Italia lì ce la faccia». O il passaggio sul dialetto: «Gli odori semantici sono nel gene di una perso na. Così come il dialetto. Ma non avrebbe senso insegnar lo ».</p>
<p>Mauro Pigozzo<br />
<strong>02 novembre 2009</strong></p>
<p><strong></strong>© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Giusto-Pio1.pdf">Giusto Pio</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Giusto-Pio21.pdf">Giusto Pio2</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/GIUSTO-PIO-È-UN-MARCHIO-D2.pdf">GIUSTO PIO È UN MARCHIO DI QUALITA&#8217;</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/HO-SUONATO-CON-BATTIATO-ORA-COMPONGO-MUSICA-SACRA2.pdf">HO SUONATO CON BATTIATO, ORA COMPONGO MUSICA SACRA</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/UNA-CREATIVITA1.pdf">UNA CREATIVITA</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Se-la-messa-la-fa-l1.pdf">Se la messa la fa&#8230;</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/GIUSTO-PIO41.pdf">GIUSTO PIO4</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/PIO1.pdf">PIO</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Da-la-Repubblica1.pdf">Da la Repubblica</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/IL-GAZZETTINO1.pdf">IL GAZZETTINO</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Nuova-pagina-21.pdf">Nuova pagina 2</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/DA-MUSIK-MAG-ALL1.pdf">DA MUSIK MAG ALL</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Giusto-Pio61.pdf">Giusto Pio6</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Il-salto-di-Giusto-Pio1.pdf">Il salto di Giusto Pio</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Mercoledì-25-agosto-1982              -il-Giorno1.pdf">Mercoledì 25 agosto 1982               il Giorno</a><br />
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