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	<title>Stefano Meneghetti &#187; Filosofia</title>
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		<title>L’altro cuore dell’Islam</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 08:42:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Mandel Khan]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Libri e film interessanti]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Sufismo]]></category>

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		<description><![CDATA[L’altro cuore dell’Islam Articolo pubblicato sul numero 3 di Esodo Introduzione al sufismo Il sufismo (arabo: تصوّف &#8211; taṣawwuf) cuore della spiritualità e della vita religiosa musulmana. Ha scritto Sayed Husein Nasr: &#8220;Come il respiro che anima il corpo, il sufismo ha infuso il suo spirito in tutta la struttura dell&#8217;Îslâm”, sia nelle manifestazioni sociali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #339966;"><strong>L’altro cuore dell’Islam</strong></span></h1>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Articolo pubblicato sul numero 3 di Esodo</strong></span></p>
<p><a rel="attachment wp-att-277" href="http://www.stefanomeneghetti.it/2011/05/l%e2%80%99altro-cuore-dell%e2%80%99islam/sufism/"><img class="alignnone size-full wp-image-277" title="Sufism" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2011/05/Sufism.jpg" alt="" width="600" height="399" /></a></p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Introduzione al sufismo</strong></span><br />
Il sufismo (arabo: تصوّف &#8211; taṣawwuf) cuore della spiritualità e della vita religiosa musulmana.<br />
Ha scritto Sayed Husein Nasr: &#8220;Come il respiro che anima il corpo, il sufismo ha infuso il suo spirito in tutta la struttura dell&#8217;Îslâm”, sia nelle manifestazioni sociali, sia in quelle intellettuali e ha custodito attraverso i tempi le discipline spirituali rendendone possibile la trasmissione da una generazione all&#8217;altra.<br />
Secondo Si Hamza Boubakeur (che fu rettore dell&#8217;Università islamica di Parigi, rettore della Moschea di Parigi, e discendente del primo &#8220;califfo ben diretto&#8221; Âbû Bakr): &#8220;il Sufismo in se stesso non è né una Scuola teologico-giuridica, né uno scisma, né una setta. É innanzi tutto un metodo islamico di perfezionamento interiore, d&#8217;equilibrio, una fonte di fervore profondamente vissuto e gradualmente ascendente. Lungi dall&#8217;essere una innovazione o una via divergente parallela alle pratiche canoniche, è anzitutto una marcia risoluta d&#8217;una categoria di anime privilegiate, prese, assetate di Dio, mosse dalla scossa della Sua grazia per vivere solo per Lui e grazie a Lui nel quadro della Sua legge meditata, interiorizzata, sperimentata&#8221;.</p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>All’inizio del cammino</strong></span><br />
Avevo sete di spiritualità, di equilibrio, di pace. Cercavo la Verità.<br />
Cercavo ma trovavo solo segni che mi erano perlopiù incomprensibili.<br />
Avevo bisogno di un maestro e di una scuola che mi insegnassero a leggere e a capire che la possibilità di interpretare i segni l’avrei trovata solo in me stesso.<br />
All’inizio ero convinto che avrei dovuto intraprendere la via dell’ascetismo, un distacco dal mondo, una “fuga” da una profonda “inadeguatezza”.<br />
Incontrando il Sufismo ho incominciato a capire che c’era la possibilità di un percorso, più consono al mio modo di percepire la Verità.<br />
Abbracciare l’Islam, per me che sono cresciuto in un ambiente cattolico, è stata sicuramente una scelta “indisciplinata”. Come spiegava il mio maestro Gabriele Mandel che Dio si compiaccia di lui, anche se le religioni del mondo sono fra loro diverse, esse si dispongono l&#8217;una dopo l&#8217; altra come lungo il perimetro di un cerchio, il cui centro è &#8220;il Concetto di Dio&#8221;. E così come i raggi di una ruota, più si avvicinano al centro e più sono vicini tra loro.<br />
Tutte le religioni son come i frammenti di un grande specchio, in ognuno dei quali ci si può specchiare, mentre il grande specchio d&#8217;origine simbolizza Dio. E non vi è altra divinità che Dio, Uno, Unico.<br />
Tratto dal libro: LA SAPIENZA DEI PROFETI di Muhyiddin Ibn &#8216;Arabi<br />
“Ciò è del tutto analogo a quanto succede in uno specchio del corpo: contemplandovi delle forme, tu non vedi lo specchio, pur sapendo che vedi quelle forme (o la tua propria) soltanto grazie a quello specchio. Questo fenomeno, Dio l&#8217;ha manifestato come simbolo particolarmente appropriato alla Sua rivelazione dell&#8217;Essenza, affinché colui al quale Egli si rivela sappia che non Lo vede; non esiste simbolo più diretto e più conforme alla contemplazione e alla rivelazione di cui si tratta (&#8230;). Orbene, la sola, la vera, l&#8217;unica vita di ogni essere umano è questa, è solo questa, e poiché Dio infinito ha creato l&#8217;universo mondo, ecco che gli infiniti si specchiano nella Creazione che è specchio di Dio.”</p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Corano (10ª25)</strong></span><br />
“Allah chiama alla dimora della pace e guida chi Egli vuole sulla Retta via. “<br />
Proseguendo con il cammino compresi che il sufi è un essere umano come tutti gli altri, si deprime come tutti gli altri, si ammala come tutti gli altri, muore come tutti gli altri, ma è consapevole di avere un&#8217;anima che non si deprime, non si ammala, non muore.<br />
Da quì la necessità di trovare, tra le prime cose, un rapporto equilibrato tra percorso spirituale pratico e una stabilità interiore in armonica relazione con il mondo che ci circonda.<br />
«Nel mondo, ma non del mondo, nulla possedendo e da nulla essendo posseduti.»<br />
Gabriele Mandel ci ribadiva che l&#8217;uomo è corpo fisico, anima divina e ( ponte di collegamento tra i due ) psiche. Solo se queste tre parti opereranno in completa unione, l&#8217;essere umano sarà realizzato e sereno, come da sempre è stato affermato dai grandi maestri sufi.<br />
Cercare la spiritualità durante la propria vita quotidiana è un modo di vivere che può arricchire, sviluppare le naturali possibilità interiori della natura umana e soprattutto farci intravvedere la Verità riflessa nel mondo.</p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Equilibrio tra sfera materiale e spirituale.</strong></span><br />
Equilibrio tra la crescita, la cura di sé nella propria totalità e le indispensabili relazioni intersoggettive; rispetto per tutte le religioni e tutte le ideologie, rispetto per l&#8217;essere umano e per la natura tutta, amore per la Pace, amore per lo studio, corretta educazione del sé; valori proclamati e del pari vissuti. Un equilibrio di volta in volta rivisto. Un raggiungimento che non è mai definitivo.<br />
Un rispetto per tutti i tipi di credenza è espresso anche da Mawlānā Jalāl-ad-Dīn Muhammad Rūmī che all&#8217;ingresso della sua dergah fece esporre questa sua quartina che si può vedere ancora oggi: «Vieni, vieni; chiunque tu sia, vieni. Sei un pagano, un idolatra, un ateo? Vieni! La nostra casa non è un luogo di disperazione, e anche se hai tradito cento volte una promessa&#8230; vieni».<br />
Il sufi realizzato è quindi libero da ogni tipo di interdipendenza, e il suo rapporto con il mondo che lo circonda è un corretto rapporto adulto e non simbiotico.<br />
Il fine ultimo è raggiungere, attraverso l’illuminazione, una realizzazione consapevole che manifesti a ciascuno la scintilla divina che è in noi.<br />
Un aforisma sufi recita: «Chi conosce se stesso conosce Dio, chi conosce Dio conosce se stesso.»<br />
E questo è possibile solo se si affina lo spirito perché la Verità si trova solo nella Verità. Infatti Dio ha detto: Né i cieli né la terra Mi contengono, ma Mi contiene il cuore del Mio fedele. (questa è l’essenza del Corano, secondo Ibn âl-Arabî)<br />
Corano (50ª16), “Dio è vicino a ciascuno di noi più della sua stessa vena giugulare.”</p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Jihad</strong></span><br />
Lo sforzo (il jihad, termine erroneamente tradotto in occidente con &#8220;guerra santa&#8221;) è sforzo dell&#8217;uomo per convertire se stesso da pietra grezza a pietra levigata.<br />
La lotta spirituale che il sufi conduce è specialmente contro se stesso e contro il proprio egoismo e le qualità e le azioni basse del proprio animo.<br />
Il bene e il male sono convenzioni che spesso dipendono dalle parole. Spesso è l’ignoranza che non ci fa distinguere la zizzania dal grano.<br />
Il nostro Profeta Muhammed (pace e benedizione su di lui) disse:<br />
«Seguite la via di una scienza, doveste per questo andare a cercarla sino in Cina», e: «A colui che segue la via di una scienza Dio apre più grandi le porte del paradiso», e ancora: «Il sangue di colui che studia è superiore al sangue dei martiri.» E ciò in perfetto accordo con il Corano.<br />
<span style="color: #339966;"><strong>Ricerca, in noi stessi e tra gli uomini, come continua fonte di scoperta</strong></span><br />
Gabriele Mandel rimarcava spesso un concetto: “Una bottiglia da un litro. Contiene un litro di liquido, qualsiasi esso sia questo liquido. Se la bottiglia è piena di acqua, ci si potrà mettere tanto vino quanto di quell’acqua è disposta a buttar via. Questo è il mondo umano. E i sentimenti sono sempre gli stessi, le sofferenze, i desideri, le aspirazioni sempre gli stessi. Non esiste progresso globale: esiste evoluzione spirituale, ma oggi è eccessivamente contrastata dal materialismo; quindi più materia e meno spiritualità, più acqua e meno vino, ma sempre nella quantità eterna di un litro”.<br />
<span style="color: #339966;"><strong>La spiritualità per il Sufismo</strong></span><br />
Gli esseri umani hanno bisogno di spiritualità, perché la spiritualità è la massima luce che può illuminare l’anima.<br />
La spiritualità è un valore intimo, non da propagandare, non qualcosa da sfoggiare al mondo intero.<br />
Oggi gli esseri umani cercano disperatamente la pace interiore, si avverte per istinto l’importanza dell’ascesa mistica ed etica, ma ben pochi accettano di sottoporsi alla disciplina di una tradizione autentica, la sola che possa produrre effetti positivi<br />
Possiamo essere religiosi senza avere l’aspirazione spirituale. La spiritualità è un livello più nobile all’aderenza esteriore a dogmi e precetti formali.<br />
Nel Sufismo si cerca di raggiungere un livello  di spiritualità nel quale ci si rende conto della unità del tutto e che in verità tutto è manifestazione di Dio.<br />
Sono fortemente convinto, pur non essendo per nulla un buon esempio in tal senso, che ogni forma autentica di spiritualità deve tendere all’uomo perfetto (âlInsân âlkâmil).</p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Nella quotidianità</strong></span><br />
Il nostro cuore, ogni giorno, vivendo la vita di tutti i giorni, si riempie anche di sporcizia. Vi si possono accumulare egoismo, odio, malvagità, debolezze e miserie.<br />
Vuotiamolo ogni sera con la preghiera a Dio, con il dhikr, con la meditazione. Saremo allora più intimamente legati a Dio e al contempo uniti alla vita stessa.<br />
<span style="color: #339966;"><strong>La meditazione</strong></span><br />
Corano (40a9) &#8220;si rammentano solo i dotati di intelligenza&#8221; La meditazione è superiore alla riflessione, perché riflettere è cercare, e meditare è trovare.<br />
<span style="color: #339966;"><strong>Lo Dhikr</strong></span><br />
Il &#8220;dhikr&#8221; ha due valenze, le quali hanno a loro volta due tipi di contemplazione ciascuna. Vi è il dhikr collettivo, con musica, canto, ed eventuale danza sotto la guida del Maestro e, di necessità, con la guida del direttore musicale (&#8220;dhikirbashé&#8221;); e il &#8220;dhikr del cuore&#8221;, individuale, solitario. Le &#8220;contemplazioni&#8221; che ne emergono sono il risultato o di una Fede impeccabile e vigorosa o di un amore per Dio intenso e profondo.<br />
L’esercizio spirituale continuo diventa in questo modo strumento per imparare “l’arte della vita”. Strumento che ci può aiutare a trovare l’indispensabile equilibrio che ci permetta di percorrere la via rettamente. Equilibrio che si rispecchia e si riconosce nelle relazioni intersoggettive e come tale viene vissuto come salutare anche per gli altri e per il mondo intero.<br />
Il Sufismo è la scienza di acquietare ciò che va acquietato, e di risvegliare ciò che va risvegliato. É anche la scienza che fa capire l’impossibilità d’acquietare o di risvegliare ciò che non lo può essere, o di credere d’averne bisogno quando non ce n’è bisogno.<br />
Occorre avvicinarsi al Sufismo imparando a imparare; acquisendo conoscenza attuando la giusta pratica per conseguirla<br />
Occorre diventar consapevoli della non-importanza allo stesso modo con cui si è consapevoli dell’importanza; e senza cercare solamente i sentimenti importanti.<br />
La nostra realtà proviene solo da noi stessi, ed è causata dai nostri costrutti mentali. Siamo come una torta millefoglie. Dalla nostra infanzia e forse da molto prima, abbiamo iniziato a sovrapporre strati su strati. È ora di capire.<br />
Abbiamo un solo momento in cui vivere. Abbiamo un solo luogo in cui vivere. Qui e ora. Non lo capiremo mai abbastanza.<br />
Spesso diamo troppa importanza a fatti transitori, e non diamo importanza al fatto che anche la nostra vita, come quella di tutti, è transitoria. Quanto tempo dedichiamo ad azioni per quel &#8220;dopo&#8221; che ci è del tutto ignoto?</p>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Alcune tappe lungo il cammino (Âbû âlHasan Fârisî)</strong></span></p>
<ul>
<li> La prima è avere chiaro il concetto dell’Unicità divina</li>
<li> Trovare sempre una compagnia buona</li>
<li> Liberarsi dall’egotismo</li>
<li> Viaggiare molto per rompere i lacci e rafforzare gli animi</li>
<li> Non mentire a se stesso e agli altri</li>
<li> Diventare ciò che si può diventare, senza cercar di perseguire quello che è illusione</li>
<li> Diventare consapevoli di quello che ci è possibile fare</li>
<li> Realizzare l’Unità nascosta nonostante le esigenze poste dalla diversità, e non per mezzo di queste esigenze</li>
<li> Tener conto dei mezzi che nella diversità si presentano, senza pensare che i suoi aspetti esteriori possano essere in se stessi importanti</li>
<li> Sapere che non si guarisce con le parole bensì con il metodo corretto di sceglierle e di dirle al momento opportuno</li>
</ul>
<p><span style="color: #339966;"><strong>Relazione con il bene degli altri come specchio del nostro stesso bene</strong></span><br />
Il Profeta Muhammad (la pace e la benedizione di Allah siano su di lui) disse:<br />
“La carità è un obbligo per ogni musulmano, e colui che non ne avesse i mezzi faccia una buona azione o eviti di commetterne una sbagliata. Questa è la sua carità.”<br />
Non è l&#8217;analisi e la conoscenza di Dio che ci portano ad arrivare alla meta. É l&#8217;amicizia di Dio. Per colui che impara la lezione dell&#8217;amicizia in questo mondo, questa lezione lo porta alla fine verso l&#8217;amicizia di Dio. Ma quando una persona pretende in cambio dal suo amico tutto ciò che egli fa per lui, allora questa non è amicizia.<br />
La miglior cosa che uno deve fare è introdurre lo spirito dell&#8217;amicizia. É qualcosa che non può nascere solamente con il ragionamento. La strada è di portare un individuo a comprendere completamente che l&#8217;essenza delle morali e della religione e dell&#8217;educazione è una, e che quell&#8217;unica essenza è la maniera dell&#8217;amicizia.<br />
Quella è la ragione perché la miglior educazione è l’amicizia: come portare piacere e felicità all&#8217;altro; e uno può incominciare ad imparare ciò comprendendo completamente cosa è l&#8217;amicizia e praticandola allo stesso tempo.<br />
L’amore dipendente è incompleto. L&#8217;amore che tenta di possedere la persona amata è come privo delle braccia, non può stringere nulla. L&#8217;amore che non considera il piacere o il dolore della persona amata, è cieco. L&#8217;amore esigente e che si impone troppo, è morto.</p>
<p>Dio vuole che sia, come si legge nel Corano, religioso e spiritualmente attivo.<br />
Corano (2°177) “La religiosità non consiste nel volgere il vostro volto verso oriente o verso occidente. La religiosità consiste [...] nel dare dei propri beni ai parenti, agli orfani, agli indigenti, ai viaggiatori, ai mendicanti, e per la liberazione degli schiavi; nell&#8217;osservare la preghiera, nel versare la zakàt. Sono caritatevoli quelli che rimangono fedeli agli impegni assunti, sono perseveranti nelle avversità, nel dolore e nel momento del pericolo. Ecco le genti sincere.”<br />
Quale deve essere allora l&#8217; attitudine del musulmano nei confronti delle altre comunità?<br />
Corano (2º62) Sì, i Musulmani, gli Ebrei, i Cristiani e i Sabei, chiunque ha creduto in Dio e nel Giorno ultimo e compiuto opera buona, per costoro la loro ricompensa presso il Signore. Su di essi nessun timore, e non verranno afflitti.</p>
<p>“Ero intelligente e volevo cambiare il mondo. Oggi sono saggio e voglio cambiare me stesso”: questa frase del Dalai Lama sintetizza perfettamente l’idea che ho per un futuro migliore.</p>
<p>Stefano Yavuz Selim Meneghetti</p>
<p><span style="color: #339966;">Ringraziamenti</span><br />
<span style="color: #339966;"> Un ringraziamento di cuore va al mio maestro senza il quale non sarei stato in grado di scrivere questo articolo.</span><br />
<span style="color: #339966;"> Possa Allah perdonare tutti gli errori e le mancanze contenute in questo testo.</span><br />
<span style="color: #339966;"> As-salaam alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #339966;">&#8230;..</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #339966;">ESODO</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>http://associazionesodo.webnode.it/</p>
<h4>Siamo un&#8217;associazione che promuove una rivista e attivita&#8217; sui temi etici, religiosi, politici a partire da una prospettiva laica, interreligiosa e non dogmatica.</h4>
<h4>Nasciamo nel 1979 sul confine della Chiesa cattolica veneziana come luogo di incontro tra persone di provenienze diverse che si confrontano e si interrogano in una ricerca comune.</h4>
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		<title>SONO QUEL CHE SONO</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 21:43:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[SONO QUEL CHE SONO Ladro di personalità / Variabili esistenziali Una cosa è certa: io esisto e un certo numero di anni fa non c’ero. Dunque deve esserci un momento in cui sono comparso nel mondo dell’esistenza provenendo dal nulla. Io sono: carbonio, ossigeno, idrogeno, azoto, etc. e si può dire che tutti i materiali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color: #ff6600;"><strong>SONO QUEL CHE SONO</strong></span></h1>
<h1><span style="color: #ff6600;"> </span></h1>
<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Ladro di personalità / Variabili esistenziali</strong></span></p>
<p>Una cosa è certa: io esisto e un certo numero di anni fa non c’ero.<br />
Dunque deve esserci un momento in cui sono comparso nel mondo dell’esistenza provenendo dal nulla.<br />
Io sono: carbonio, ossigeno, idrogeno, azoto, etc. e si può dire che tutti i materiali classificati dalla chimica si trovano in me e tutti mi preesistevano.</p>
<p>Se osservo le fotografie di qualche anno fa mi riconosco: sono sempre io, anche se, talvolta, soprattutto se le foto mi riportano indietro nel tempo, l’apparenza è assai diversa.  “guarda come ero da bambino!”</p>
<p>Tutte le cellule del corpo umano cambino nel periodo di sette anni.</p>
<p>Quel bambino di due anni la cui fotografia suscita insieme tenerezza e sorriso è fatto di materia completamente diversa da quella che oggi si trova nel mio corpo.</p>
<p>Oggi scienza e tecnica possono farmi avere anche le fotografie del periodo quando ero nel grembo di mia madre. L’ecografia è una tecnica relativamente recente: se i più anziani non possono vedersi fotografati a due o tre mesi dal concepimento, i più giovani possono sentirsi offrire dalla madre una foto e sentirsi dire: “guarda come eri a sei settimane! Eri lungo solo… e pesavi solo…”</p>
<p>Devo trovare il mio cominciamento ancora prima dei barlumi di memoria; ancora prima della forma che mi assomiglia sebbene alla lontana; ancora prima dell’inizio delle funzioni che oggi mi fanno parlare, scrivere, dialogare, camminare.</p>
<p>Quante strade deve percorrere l&#8217;Uomo prima che lo si possa chiamare Uomo? (Bob Dylan)</p>
<p>Ad ogni istante muto corpo, pensieri, sentimenti.<br />
io non sono nemmeno l&#8217;ombra di quello che ero trent&#8217;anni fa.<br />
Si cambia giorno per giorno, non ci accorgiamo dei cambiamenti minimi.  Anche a livello fisico ci adattiamo all&#8217;ambiente,<br />
L&#8217;ambiente influisce sulla evoluzione dell&#8217;uomo, anche in tempi brevi.</p>
<p>Ciò che vediamo, udiamo, sentiamo e pensiamo agisce indipendentemente dalla nostra volontà sul risultato delle forze che governano la nostra esistenza. La stessa percezione è modellata dai concetti già formati nella mente. La personalità consiste soltanto nel nome, nella forma e nella cultura ricavata dall&#8217;ambiente”.</p>
<p>Tutto influenza<br />
Posso lasciarmi influenzare da un libro, oppure da una persona che gode della mia stima, da un amico. In questo caso farsi influenzare può anche far rima con migiorare se stessi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gabriele Mandel</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 16:36:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriele Mandel Khan]]></category>
		<category><![CDATA[Personale]]></category>

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		<description><![CDATA[era nato a Bologna nel 1924 L’addio a Gabriele Mandel, intellettuale sufi e artista Foto di Paola Baldari Gabriele Mandel khân: Lettera agli amici. Voi tutti sapete oramai che non sono in salute, che la via alla guarigione è lunga e difficile. Ne sono felice. Perché ero giunto ad un momento della mia evoluzione in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>era nato a Bologna nel 1924</h3>
<h1>L’addio a Gabriele Mandel,</h1>
<h1>intellettuale sufi e artista</h1>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/Schermata-2010-07-03-a-18.34.55.png"><img title="Schermata 2010-07-03 a 18.34.55" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/Schermata-2010-07-03-a-18.34.55.png" alt="" width="481" height="340" /></a></p>
<h6><em>Foto di Paola Baldari<br />
</em></h6>
<p>Gabriele Mandel khân: Lettera agli amici.</p>
<p>Voi tutti sapete oramai che non sono in salute, che la via alla guarigione è lunga e difficile.<br />
Ne sono felice.<br />
Perché ero giunto ad un momento della mia evoluzione in cui non progredivo più, in cui nulla mi soddisfaceva e non avevo più voglia di fare, quasi che la fonte dell’ispirazione che alimentò per oltre sessantanni la mia vita si fosse esaurita.<br />
Ed ecco: questa situazione invece mi insegna molto, l’evoluzione ha ripreso forza, imparo ancora. Ho abbandonato ancor più alcuni concetti illusori, ho ridimensionato i valori, ho iniziato a far ordine fra le mie troppe scartoffie e a liberarmi da quelle inutili, buttandole via.<br />
Tutto il tempo che trascorriamo nelle vicende materiali, nell’Aldilà sarà vanificato; tutto il tempo che nel mondo fenomenico dedichiamo sinceramente a Dio, nell’Aldilà sarà per noi una testimonianza favorevole.<br />
Che bella evoluzione, Dio, che bel vigore, che bel dono mi hai fatto! Grazie.<br />
Gabriele</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</p>
<p>Caro Professore la saluto con tutto il cuore ringraziandola per l’aiuto che mi ha dato, per l’insegnamento che mi ha concesso, per il risveglio nella vita.</p>
<p>Ora tocca a me proseguire, so che non sarò solo nell’avvenutra.</p>
<p>Proseguo il cammino, é quello che mi viene chiesto. Questo é il mio destino.</p>
<p>Grazie ancora caro Professore.</p>
<p>Allah Hu!</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/13F4.jpg"><img title="13F4" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/13F4.jpg" alt="" width="215" height="157" /></a></p>
<p>.</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/jerrahi-halveti.jpg"><img title="jerrahi halveti" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/jerrahi-halveti.jpg" alt="" width="320" height="390" /></a></p>
<p>….</p>
<p><strong>MILANO </strong>- L’intellettuale sufi Gabriele Mandel è morto il 1° luglio a Milano dopo una lunga malattia. Venerdì pomeriggio i Sufi di Milano si sono ritrovati nella moschea di via Padova per la «preghiera di saluto» all’italiano che ha portato nel nostro Paese la Confraternita dei Sufi Jerrahi-Halveti, una delle più diffuse in Turchia. A Milano i sufi si ritrovano nella tekkè (sala di preghiera) di viale Piceno.</p>
<p>Nato a Bologna nel 1924, di discendenza turco-afghana, era molto conosciuto per la sua opera di scrittore, critico e artista. Intellettuale poliedrico, è stato docente universitario, scrittore, pittore, psicologo, archeologo e musicista. Commendatore della Repubblica per i suoi meriti nel campo della cultura e dell’arte, fu insignito della Targa d’oro e Ambrogino d’oro del Comune di Milano. Come pittore, incisore e ceramista ha esposto in numerosi Musei ed Enti Pubblici (dalla Biennale di Venezia al Museo d’Arte Moderna di Parigi, di Liegi, Galliera di Parigi, eccetera) e ha tenuto 156 mostre personali in Musei e Istituti pubblici a San Paolo del Brasile, Tokyo, Nuova Delhi, Ankara, Konya, Amman, Samarcanda, Istanbul, e a Milano al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica «Leonardo da Vinci», al Museo di Milano, al Centro San Fedele, nella Basilica di Sant’Ambrogio e in molte altre sedi.</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/Gabriele-mandel-ceramica-01.png"><img title="Gabriele mandel ceramica 01" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/07/Gabriele-mandel-ceramica-01.png" alt="" width="386" height="390" /></a></p>
<p>Ha pubblicato 184 libri con varie case editrici (Mondadori, Rizzoli, Franco Maria Ricci, SugarCo, Longanesi, Rusconi, Edizioni San Paolo e altre). Quattro suoi testi sono stati tradotti in quattordici lingue; molti in sei lingue. Il funerale si è svolto venerdì mattina in forma privata e la salma è stata sepolta nel cimitero di Bruzzano.</p>
<p>…..</p>
<p><strong>Lettera per Gabriele Mandel</strong></p>
<p>di Dania Lupi</p>
<p>Maestro amato. Amato Maestro.<br />
A te le rose,<br />
tutte le rose del giardino terrestre<br />
e ora tutte le rose di ogni sfera e sole.<br />
Abitati dall’uno<br />
tu continui in noi<br />
ad essere occhi luminosi e chiari,<br />
insegnamento, sorriso e, sempre,<br />
sempre Amore.<br />
Grazie per l’accoglienza,<br />
la parola, l’abbraccio.<br />
Il mio cuore sente e sentirà<br />
il tuo flauto cantare,<br />
sente e sentirà la tua benedizione<br />
che umilmente chiama la mia<br />
a te per ora e nel tempo<br />
nei luoghi infiniti dove tu ora canti.<br />
Dice un poeta:<br />
Quando una forma<br />
è stata usata<br />
è bene che venga lasciata …<br />
Ci sarà un’altra forma<br />
ci sarà un altro inizio …<br />
E restiamo gioiosi.</p>
<p>Buon Inizio Maestro<br />
e grazie per avermi sempre<br />
salutato con:<br />
“Ecco la poetessa delle rose …”<br />
La mia poesia, le mie rose,<br />
sono il mio saluto più caro a te.<br />
Oh amato Maestro,<br />
atomo di pura luce.<br />
Grazie per aver camminato<br />
su questa terra<br />
con la forza, la ricchezza<br />
del più maestoso albero forte<br />
e verdeggiante.<br />
Grazie per avere,<br />
nello stesso tempo,<br />
sussurrato così soavemente<br />
la Poesia<br />
e aver accolto l’arte tutta<br />
nella creatività e nella conoscenza<br />
come tue amate sorelle.<br />
Ci hai toccato il petto,<br />
l’anima e la testa.<br />
Grazie di esistere e …<br />
Non più gli stessi<br />
dopo averti incontrato.<br />
Con amore</p>
<p>Dania</p>
<p>&#8230;&#8230;..</p>
<p><span style="color: #008000;">Domanda</span></p>
<p><span style="color: #008000;"><strong>Quali sono state le tappe fondamentali e quali gli incontri che l&#8217;hanno segnata più profondamente nella sua vita di sufi?</strong></span><br />
Mio padre, Yusuf Roberto Mandel, era un sufi. Pubblicò il primo poema sufico in Italia (1938): Il Cantico dei cieli. Era docente universitario di Fisica (Padova e Parigi), oratore all’Università della Radio Nazionale Francese; è sepolto nel Famedio (il Cimitero degli uomini illustri) di Napoli e il suo monumento è fra quello a Benedetto Croce e quello a Vincenzo Gemito. Come scrittore pubblicò 124 libri in varie lingue.<br />
Poi lo zio di mio padre, in Afghànistàn, capo per l’Afghànistàn e per l’Iràn dei Sufi Naqshibendy Mugiaddidit. Poi Muzaffer Ozaq a Istànbul, capo dei Jerrahi. Anche Si Hamza Boubakeur, che mi formò al punto che in Turchia ebbi una Laurea Honoris Causa in Scienze islamiche dalla più importante Università statale, quella di Konya. Poi l’incontro con i grandi Maestri sufi dell’antichità, in particolare Jalâl âlDîn Rûmî (1207-1273) di cui ho appena terminato di tradurre dal pharsì (o persiano) il vasto poema Mathnawî, il più importante poema mistico al mondo. Ma soprattutto due incontri con il Khidr (in turco Kizr: il profeta Elia), la settimana prima di entrare nella Jerrahiyya e la settimana prima di essere nominato Vicario generale per l’Italia. Il primo incontro ai confini tra Turchia e Siria, in compagnia della mia famiglia; ed il secondo a Konya, in compagnia di alcuni miei sufi.<br />
Ma fu importante anche trovare nel cimitero di Üsküdar (Istanbul), quarant’anni or sono, le tre tombe dei miei antenati che, venuti dall’Afghanistàn, dal 1700 al 1730 ivi erano sufi. Alla loro scoperta mi ci condusse un cane che aveva le sembianze di mio padre appena morto.  Come vede ognuno ha la propria forma di follia e se la gestisce come meglio crede. Appunto per questo sono un  reputato medico-psicoanalista: proprio per capire bene ciò che è reale, ciò che è Realtà, e ciò che è illusione. E in definitiva tutto è illusione, tranne Dio. Per questo ho scelto come amico Dio.</p>
<p>&#8230;..</p>
<p>di Marina Spitilli</p>
<p><strong>Incontro con il maestro Gabriele Mandel Khan<br />
</strong>“Da un ammasso di galassie lontano duecentocinquanta milioni di anni luce ci arriva una nota: un sibemolle continuo, un milione di miliardi di volte piu’ basso dei suoni più bassi che l‘ orecchio umano può percepire. La materia è vibrazione. Le vie della fisica quantica, del misticismo e di certi allucinogeni si stanno unendo”<br />
Questo è quanto afferma il Prof. Mandel nella sua, sia pur breve, ma efficace apparizione nel film di Franco Battiato “Musikanten” dove, nella parte di se stesso, ci espone un concetto a dir poco sconvolgente (almeno agli occhi dei più), senza batter ciglio. A gamba tesa entra nel mondo della speculazione filosofica più acuta poiché da scienziato, mistico e artista quale egli è, nulla gli pare disgiunto nell’uomo, figuriamoci in un Sufi…</p>
<p>Mi permetta una domanda retorica…: come mai lei conosce così profondamente i temi di questa filosofia?<br />
“Mio padre era un sufi; lo zio di mio padre, Yusuf Kashgari Hetimandel Khanì era il capo dei sufi naqshibendi in Afghànistàn e Iràn. Conobbi quindi il sufismo sin da giovane. Il sufismo non è una filosofia: ha anche una consapevolezza filosofica, ma è in effetti la Via mistica dell’Islàm, ed era naturale che la seguissi anche io”.<br />
Prof. Mandel, anche l’arte e la spiritualità sappiamo essere da sempre avviate in un cammino interminabile, come sappiamo probabilmente interminabile le sarà sembrato il lavoro di traduzione dal persiano all’italiano di un poema mistico di cinquantamila versi, una delle sue ultime fatiche. Cos’è dunque il Mathnawì?<br />
“Il poema scritto da Jalâl âlDîn Rûmî (1207-1273); è il più importante poema mistico di tutta l’umanità: cinquantamila versi, due volte la Divina Commedia. Nei paesi islamici esso è detto anche: “il Corano in versi”. Non va dimenticato che l’UNESCO ha definito il 2007 “l’anno mondiale di Rùmì”.<br />
Quando ha conosciuto il poema di Rumì?<br />
“Da bambino mio padre e io andavamo a trovare il mio padrino del nome, il poeta Gabriele d’Annunzio (cui debbo appunto il nome). Allora mio padre, poeta e scrittore pur esso, sufi naqshibendi, autore del primo poema sufi pubblicato in Italia (Il cantico dei cieli, 1939), leggeva ogni tanto a D’Annunzio qualche passo di questo poema, traducendolo dal persiano. Così ascoltavo anche io. D’altronde molti motti di D’Annunzio sono frasi persiane tradottegli da mio padre («non è mai tardi per andar più oltre»)”.</p>
<p>E’ giusto definire il Mathnawì come un’opera spirituale ed in che modo esso accomuna la cultura persiana, turca e araba?<br />
“Il Mathnawì rispecchia il misticismo dei sufi. Rùmì fu appunto una grande Maestro sufi; egli fondò la Confraternita sufi (o dervisci, o faquir, a seconda delle lingue) dei Mevlevi, detti in Occidente “dervisci roteanti”. Ai suoi tempi nel vasto mondo islamico si parlavano correntemente tre lingue: l’arabo per gli affari religiosi, il persiano (farsì) per gli affari d’arte; il turco per gli affari di stato. Arte, Fede e Civismo sono appunto le pulsioni di terzo livello precipue della psiche umana. La cultura islamica è precipuamente sincretista, soprattutto da quando la definirono e la strutturarono le genti turche, le quali (pensiamo alla Via della Seta da loro fondata e gestita lungo i secoli) ponevano a contatto varie civiltà d’Oriente d’Occidente e da ciascuna traevano il meglio sincretizzandolo”.<br />
Nell’affrontare il notevole impegno della traduzione del M., insieme alla Signora Nùr Carla Cerati Mandel, lei avrà sicuramente ripercorso e sostato sui passi che sono più rappresentativi, diciamo il cuore del poema in questione, ce ne può parlare?<br />
“Goethe, presentando nel 1819 il suo West-östlicher Divan, scrisse: «Mi sono ispirato al poeta mistico più profondo e sensibile di tutta l’umanità». Con queste parole citava Jalâl âlDîn Rûmî (1207-1273), detto “il san Francesco dell’Islâm” e “il Dante Alighieri della gente turca. Il suo grande poema, il Mathnawî (50.000 versi, due volte la Divina Commedia), le cui pagine profumano tutte d’un grande afflato di pace e di serenità, ha ispirato lungo il corso dei secoli molti e molti eminenti poeti musulmani, ed è ancor oggi oggetto di studio nelle università orientali.<br />
Alcune novelle narrate nel Mathnawì si ritrovano cento anni dopo in Boccaccio (la novella del pero, ad esempio) e nel Héptaméron di Margherita di Navarra (XVI° secolo). I numerosi contenuti del poema, in cui fiabe, novelle, parabole si alternano a testi sapienziali e a saggi consigli, raggiungono spesso un alto grado di insegnamento religioso e mistico, con quelle caratteristiche che contraddistinguono, nell&#8217;Îslâm, i sufi: rispetto per tutte le religioni e tutte le ideologie, rispetto per l&#8217;essere umano e per la natura tutta, amore per la Pace, amore per lo studio, corretta educazione del sé; valori proclamati e del pari vissuti, che hanno permesso ai sufi di essere i più alti rappresentanti delle arti, delle scienze e dei valori etici in tutto il mondo islamico. Per queste varie ragioni il Mathnawî si presta a soddisfare sia il lettore di semplici novellette gustose o di gesta storiche a volte ammantate di mistero, sia l&#8217;assetato di Dio, colui che cerca una pace interiore, colui che ha volontà d&#8217;una elevazione spirituale o più semplicemente di compiere un cammino evolutivo d&#8217;ordine psicologico che rafforzi e confermi i suoi valori intimi individuali”.<br />
A questo punto vorrei che ci raccontasse con più precisione perché l’Arte è così vicina al Sufismo e viceversa, dunque cos’è il Sufismo?<br />
“Secondo Si Hamza Boubakeur (che fu rettore dell&#8217;Università islamica di Parigi, rettore della Moschea di Parigi, discendente diretto del primo &#8220;califfo ben diretto&#8221; Âbû Bakr, nonché mio venerato e compianto maestro) «il Sufismo in se stesso non è né una Scuola teologico-giuridica, né uno scisma, né una setta, anche se si pone di sopra da ogni obbedienza. E&#8217; innanzi tutto un metodo islamico di perfezionamento interiore, d&#8217;equilibrio, una fonte di fervore profondamente vissuto e gradualmente ascendente. Lungi dall&#8217;essere una innovazione o una via divergente parallela alle pratiche canoniche, è anzitutto una marcia risoluta d&#8217;una categoria di anime privilegiate, prese, assetate di Dio mosse dalla scossa della Sua grazia per vivere solo per Lui e grazie a Lui nel quadro della Sua legge meditata, interiorizzata, sperimentata». Sempre secondo Si Hamza Boubakeur, «le componenti della dottrina sufi sono l&#8217;amore totale per DIO; la gnosi che superando la conoscenza intellettuale imperfetta e incompleta unisce direttamente il sufi al divino, da cui la certezza della Sua esistenza e dell&#8217;impossibilità di capirLo con le sole forze umane; il raggiungimento della conoscenza intuitiva; l&#8217;ascesa mistica attraverso una serie di stati e di stazioni, integrati dalla rammemorazione (dhikr) e dall&#8217;estasi.» Dunque, le Confraternite dei Sufi sono comunità ben organizzate, che si sono sgranate lungo il corso dei secoli. Punta di diamante dell&#8217;Îslâm, dal momento che l&#8217;Îslâm non si presenta come un blocco monolitico ma ha varie coloriture, varie sfaccettature e varie istanze a seconda dei luoghi geografici e delle diversificazioni storico-sociali, anche il Sufismo ha vari aspetti. Si può dire che la sua vera origine è situabile nell&#8217;Asia turco-iraniana; che per ragioni storiche ha riassunto e inglobato insegnamenti esoterici buddhisti, indù, classico-egizi e cristiani pur scaturendo da una matrice sciamanica non mai sopita; mentre in certe zone dell&#8217;Arabia e del Nordafrica &#8211; soprattutto nei due ultimi secoli &#8211; è andato poi anche degenerando in aspetti folcloristico-popolari. Uno dei detti del nostro Profeta che i sufi più amano è questo: «Certo, Dio è bello e ama la bellezza.» L’Arte ingloba in sé i gradi di ascesa della nostra Via mistica (sette), li rappresenta, li esemplifica e fornisce l’istruzione necessaria per l’evoluzione spirituale dell’individuo. Ecco perché lungo il corso dei secoli i maggiori artisti dell’Islam furono sufi, e appunto uno dei maggiori poeti dell’Islàm fu Rùmì. E la forma d’arte più spirituale e simbolica è per noi la musica sacra, grazie alla quale raggiungiamo stati estatici durante i nostri riti, i Dhikr”.<br />
Cos’è il Semà e che cosa rappresenta per il fedele, può essere raggiunto da qualsiasi uomo se solo lo volesse oppure è riservato a pochi eletti?<br />
Il Semà è appunto il dhikr specifico della Confraternita sufi fondata da Rùmì. Agito esclusivamente da uomini, vestiti esclusivamente di bianco mentre danzano, è composto da danzatori, musicisti e cantanti. I danzatori roteando raggiungono lo stato estatico, e raccolgono con la mano destra le grazie elargite da Dio spargendole a tutti gli astanti con la mano sinistra. In Occidente ci sono varie imitazioni di questa “danza mistica”: falsi sufi, neanche musulmani, e adepti di scuole New Age che si pretendono depositari della Verità (una Verità che non conoscono, tuttavia); e altri ancora che scimmiottano il Semà, chiamano le loro buffonate “danze sacre”, e non si rendono neanche conto di quanto sono ridicoli e guitti. Ne sono venuti anche a Verona”.<br />
Ritornando al Mathnawì, è vero che è diventato un best-seller in America ? se lo sarà anche in Europa, quale potrà essere la sua funzione in occidente?<br />
“In Europa è già noto da tempo, come ha visto prima allorché ho citato Boccaccio, Margherita di Navarra, Goethe. La prima versione completa in lingua inglese (Nicholson) ha cento anni. E’ seguita la versione in francese della mia stimatissima amica Eva de Vitray Meyerovic’, sufi mevlevi. Ora mia moglie e io lo abbiamo tradotto in italiano (sei volumi, Edizioni Bompiani) direttamente dal manoscritto più antico, conservato nella Mevleviyya di Konya. Dopo di che l’ho tradotto in giapponese, e l’edizione in questa lingua uscirà a Konya (Turchia) il prossimo mese”.<br />
Planiamo ora su di un terreno più squisitamente materiale. Vorrei farle una domanda, solo apparentemente più distante dal senso del discorso che stiamo percorrendo: le sue profonde conoscenze culturali e religiose, come la pongono in relazione a “potere e compassione” nella società degli uomini? Un binomio che mi sembra sia sempre più spesso “velato” ma che oggi, nelle nostre società estreme, occidentale e orientale, rappresenta più che mai un nodo focale e perciò andrebbe “svelato”.<br />
“L’essere umano è spiritualità e materia, contingenza nell’immediato transitorio e vita eterna, mescolati nella vita terrena per il fatto che l’essere umano si compone di quattro parti strettamente connesse e sinergiche: una spirituale, due materiali e una globale. Spirituale: l’anima (goccia di quell’Oceano infinito che è Dio, al quale Oceano tende, ed al quale Oceano torna). Le due parti materiali sono: il corpo (con il suo SNC e quindi con le sue apoproteine che a volte ne stabiliscono gli atti) e la psiche. La psiche è come un ponte che collega anima e corpo, permettendo all’anima di manifestarsi nella materia e alla nostra materia di percepire vette spirituali. Se questo ponte è stretto, ingombro, pericolante, o addirittura crollato, la intercomunicazione sarà difficile, o addirittura nulla. La parte globale è l’ambiente che circonda l’essere umano, e che pur esso influisce e interferisce sul suo essere e sul suo operato. L’essere umano trova certezza del suo essere nel mondo con: materia, azione, sentimenti. La materia del nostro corpo è senz’altro avvertibile; l’azione compiuta ci assicura del pari della nostra esistenza (addirittura sappiamo, di fronte ad una azione compiuta – ad esempio un dipinto, la Gioconda – che esistette un Leonardo anche se il suo corpo non sussiste più); più difficile capire i sentimenti e dimostrarli: ad esempio non si può materialmente mostrare l’amore per un’altra persona, e anche le azioni che vogliono dimostrarlo possono essere ipocritamente false. L’arte ci fa capire l’esistenza dei sentimenti, e ci fa conoscere nell’opera di un artista l’espressione di un suo sentimento che a volte noi stessi proviamo. Ecco perché preferiamo un artista ad un altro, ed una forma d’arte piuttosto che un’altra: è l’omologia del linguaggio.<br />
L’essere umano poi ha pulsioni: di primo, secondo e terzo livello. Primo livello: respirare, bere, mangiare, guardarsi intorno, pensare; servono per la sopravvivenza del corpo. Secondo livello: pulsione sessuale; serve per la sopravvivenza della specie. Pulsioni del terzo livello: si possono simbolizzare con i termini Arte, Fede, Civismo, e servono per la sopravvivenza della psiche.<br />
Ogni essere umano ha le pulsioni alla Fede, all’Arte, al Civismo. Poi l’ambiente (la quarta parte del suo essere) glie ne coordina le espressioni. Arte, Fede e Civismo sono assoluti, ed è nell’assoluto che troviamo lo specchio dell’anima; ma nell’azione pratica tali assoluti debbono essere parcellizzati o burocratizzati. Così la Fede si parcellizza, ad esempio, nella religione cristiana o in quella musulmana o in quella buddhista, o in altre; l’Arte si parcellizza nell’arte gotica o in quella barocca, o in quella surrealista, e così via; il Civismo si manifesta ad esempio nei codici giustinianei, in quelli napoleonici, ed altro ancora. Un grande specchio, frantumato in miriadi di frammenti, in cui del pari ci si specchia; ma sono frammenti. L’arte è quindi chiamata ad esprimere sentimenti e pulsioni, ed è per questo che l’arte è la sola azione dell’umanità in grado di esprimere in forma visibile l’Invisibile..”.<br />
Sono ormai trascorsi molti anni da quando lei è approdato in Italia con la sua famiglia, ma chi conosce la sua complessa figura professionale ed artistica, come pure la sua opera vasta ed importante, sa quanto lei rappresenti un “vero ponte” fra oriente ed occidente. Da questo privilegiato osservatorio, pensa che l’uomo sia capace di recepire il “messaggio sublime” e scegliere di percorrere la “via della bellezza” che si fa atto concreto di pace, di arte, di vita?<br />
“L’essere umano in se stesso è come il flusso del mare, con le sue onde apparenti che di continuo si formano e si dissolvono. Noi vediamo le onde e pensiamo al mare, ma la realtà è il mare, quello profondo, apparentemente immobile, mentre le onde sono aspetto transitorio. Pensiamo piuttosto a che cosa le muove, e a che cosa NON muove il mare. Oriente e Occidente, quasi che dicessimo: Spititualità e Materialismo. Da sempre ciò ebbe luogo, da sempre ci fu un Oriente e un Occidente, in contatto fra di loro. Bussola, carta, stampa, matematica, medicina e molto e molto altro sono giunti in Europa dall’Oriente; è Storia, e chi lo nega non conosce la storia. Anche le grandi religioni europee sono venute dall’Oriente: Gesù è nato in Asia, tanto per citare. Nulla di nuovo sotto il sole, disse un grande poeta romano; ma prima di lui lo aveva detto un grande poeta mesopotamico, e prima ancora un grande filosofo cinese”.<br />
Viceversa, qual è a suo giudizio il “demone” imperante e più pericoloso che la nostra società sta frequentando?<br />
“Quello di sempre: l’ignoranza. Ci ammaliamo perché ignoriamo come si fa a non ammalarci; e se non ne guariamo, non ne guariamo perché ignoriamo quale sia la cura buona o la medicina efficace. L’ignoranza conduce le folle ad agire contro il bene dell’umanità, alle guerre, alle dittature, alle carestie&#8230; Il nostro Profeta disse: «Seguite la via di una scienza, doveste per questo andare a cercarla sino in Cina», e: «A colui che segue la via di una scienza Dio apre più grani le porte del paradiso», e ancora: «Il sangue di colui che studia è superiore al sangue dei martiri.» E ciò in perfetto accordo con il Corano. Per questo noi sufi studiamo. Che io abbia quattro lauree, tre specializzazioni, due diplomi, un dottorato di ricerca è una semplice conseguenza di questo nostro obbligo. Nella mia Confraternita oltre il cinquanta per cento è laureato o diplomato, il venti percento ha almeno due lauree. Però lo studio è un mezzo, non il fine! E quello d’oggi è un mondo dominato dall’ignoranza, e questa Italia d’oggi si degrada sempre più in una ignoranza al limite massimo della più disgustosa e volgare ignoranza. Basta ascoltare i politici o guardare la televisione, autentica spazzatura plebea. Di recente ho rifiutato di far da relatore a Tesi di laurea così stupide e così idiotamente insignificanti (esami fatti con i crediti, non con lo studio), da essere inaccettabili del tutto. Quando insegnavo io all’Università, l’Università non versava in questo degrado. Ora io grido ad un evidente disastro”.<br />
Quale profondo conoscitore dell’animo umano, le esprimo un mio pensiero che vorrei lei commentasse: l’uomo moderno ha a disposizione delle risorse sia tecnologiche che umane straordinarie, come mai ha avuto prima nella sua storia. Sembra però che nello stesso tempo, egli non abbia saputo sviluppare un “progresso mentale “ altrettanto importante, uno sviluppo emotivo-comportamentale altrettanto evoluto. In altre parole: è come se un “uomo bambino” abitasse un “mondo adulto”! Un mondo che ha bisogno di decisioni importanti da parte del suo abitante principe (e più pericolosamente invadente) per la sopravvivenza dello stesso pianeta, per esempio, oppure che facesse delle opportune rinunce rispetto al proprio senso di onnipotenza, non assecondando la tendenza fratricida che lo caratterizza, ovvero evitando l’autodistruzione; ora che potrebbe farlo grazie ad una storia evolutiva che la sua presenza millenaria sul pianeta ha comportato. Quale prospettiva per l’uomo?<br />
“Pensi ad una bottiglia da un litro. Contiene un litro di liquido, qualsiasi esso sia questo liquido. Se la bottiglia è piena di acqua, ci potrà mettere tanto vino quanto di quell’acqua è disposta a buttar via. Questo è il mondo umano. Nel Quattrocento non c’era il computer, ma c’erano Leonardo, Michelangelo, Raffaello. Oggi non ci sono i Dante Alighieri e così via. Abbiamo di più in un campo e meno in un altro, ma la quantità totale è sempre quella. Come un litro di liquido in una bottiglia da un litro, si tratti di acqua o di vino. E i sentimenti sono sempre gli stessi, le sofferenze, i desideri, le aspirazioni sempre gli stessi. Non esiste progresso globale: esiste evoluzione spirituale, ma oggi è eccessivamente contrastata dal materialismo; quindi più materia e meno spiritualità, più acqua e meno vino, ma sempre nella quantità eterna di un litro”.<br />
Riuscirà l’uomo nuovo del terzo millennio a riappacificare le Sue Due Parti? La sfera del materiale e quella dello spirituale riusciranno mai ad essere contenute e vivificate in egual misura dall’uomo durante il cammino terreno che gli è dato percorrere?<br />
“Nulla di nuovo sotto il sole. Ma soprattutto: la spiritualità è un valore intimo, non un commercio, non un orpello da sfoggiare appeso sul petto. E quando se ne ha inteso il valore, l’essere umano che vi giunge è completo. E null’altro gli importa, null’altro ha valore per lui. Non va alla televisione per sfoggiare il suo orpello, e così non vien disturbato, né deriso. Le due sfere come le chiama lei sono in armonia (ritmo e simmetria, il settimo grado della nostra evoluzione spirituale). E sorge il sole della Verità, quel sole che tutto illumina”.</p>
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		<title>Rainer Maria Rilke</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 09:49:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rainer Maria Rilke Nell’’estate del 1913 Sigmund Freud era in vacanza sulle Dolomiti con un gruppo di amici. Tra gli altri c’era un grande poeta come Rainer Maria Rilke. Durante una passeggiata, in una bellissima giornata di sole, Freud notò che l’amico camminava sempre a testa bassa. Gli chiese il perché e Rilke confessò di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Rainer Maria Rilke</h1>
<p>Nell’’estate del 1913 <strong>Sigmund Freud </strong>era in vacanza sulle Dolomiti con un gruppo di amici. Tra gli altri c’era un grande poeta come <strong>Rainer Maria Rilk</strong>e. Durante una passeggiata, in una bellissima giornata di sole, <strong>Freud</strong> notò che l’amico camminava sempre a testa bassa.</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/06/Dolomiti006480Alpe_Siusi_2008trekker_b_n.jpg"><img title="Dolomiti006480Alpe_Siusi_2008trekker_b_n" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/06/Dolomiti006480Alpe_Siusi_2008trekker_b_n-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199"></a></p>
<p>Gli chiese il perché e <strong>Rilke</strong> confessò di sentirsi sopraffatto dall’idea che tutta quella bellezza fosse destinata a perire. Freud rimase sconcertato da quella risposta che d’istinto ritenne profondamente innaturale.</p>
<p>Ma la sua risposta la mise per scritto in un breve testo pubblicato qualche tempo dopo e intitolato appunto Caducità. Nel frattempo la guerra era scoppiata e quindi il pessimismo di <strong>Rilke</strong> poteva essersi rivelato realistico e profetico, ma <strong>Freud</strong> non ci sta. E con la chiarezza del suo argomentare ribatte all’amico (che con galanteria lascia nell’anonimato): amare ciò che è attraente è sintomo di sanità mentale.</p>
<p>E, aggiunge, la transitorietà non limita ma semmai accresce ai nostri occhi la bellezza delle cose, che sono belle perché c’entrano con la nostra sensibilità viva.</p>
<p><img title="1000889720" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/06/1000889720.jpg" alt="" width="472" height="366"></p>
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		<title>few to few</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 09:20:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Few to few is a term that describes a communication paradigm and an associated media form. One to many Many to many One to one Few to few (soon I will post the new paradigm) Stefano M.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div><span style="color:#ff0000"><strong>Few to few</strong></span><span style="font-weight:normal"><span style="color:#ff0000"><strong> </strong></span>is a term that describes a communication paradigm and an associated media form.</span></div>
<div><span style="font-weight:normal"><br />
</span></div>
<div><span style="font-weight:normal">One to many</span></div>
<div><span style="font-weight:normal">Many to many<br />
</span></div>
<div><span style="font-weight:normal">One to one</span></div>
<div><span style="font-weight:normal"><strong><span style="color:#ff0000">Few to few</span></strong> <em>(soon I will post the new paradigm)</em></span></div>
<div><span style="font-weight:normal"><em><br />
</em></span></div>
<div><span style="font-weight:normal">Stefano M.</span></div>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Addio tuffetto del Delacour</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 07:33:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[estinto un raro uccello del Madagascar Il tuffetto del Delacour (Tachybaptus rufolavatus), un uccello del Madagascar che viveva esclusivamente nel lago Alaotra, [1] è ufficialmente estinto. Lo rivela l’ultimo aggiornamento della [2] Lista Rossa della Iucn sugli uccelli in pericolo d[3] i estinzione. Si tratta della prima estinzione confermata di una specie di uccello dal 2005. Le cause [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color:#d8272e">estinto un raro uccello del Madagascar</span></h2>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/06/47916297_alaotragrebechrisrose.jpg"><img title="_47916297_alaotragrebechrisrose" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/06/47916297_alaotragrebechrisrose.jpg" alt="" width="466" height="260"></a></p>
<h6>
<div><span style="font-family:Verdana, Arial, Tahoma;font-weight:normal;line-height:normal;font-size:12px">Il tuffetto del Delacour (<em>Tachybaptus rufolavatus</em>), un uccello del Madagascar che viveva esclusivamente nel lago Alaotra, [1] <a style="color:#666666;text-decoration:underline" href="http://news.bbc.co.uk/earth/hi/earth_news/newsid_8702000/8702598.stm">è ufficialmente estinto</a>. Lo rivela l’ultimo aggiornamento della [2] <a style="color:#666666;text-decoration:underline" href="http://www.iucnredlist.org/?sess=f0dee989327e871af586b2a5bd4542f8">Lista Rossa della Iucn</a> sugli uccelli in pericolo d[3] i estinzione.</p>
<p>Si tratta della prima estinzione confermata di una specie di uccello dal 2005. Le cause sarebbero da cercare principalmente nel bracconaggio. Gli ultimi due esemplari furono avvistati nel lago nel lotano 1985. “Non ci sono più speranze per questa specie – commenta Leon Bennun di [4] <a style="color:#666666;text-decoration:underline" href="http://www.birdlife.org/">Birdlife International</a>, che ha avuto il compito di valutare lo stato di conservazione degli uccelli rari per la Iucn -. Si tratta di un altro esempio di come le azioni umane abbiano conseguenze impreviste”.</p>
</p>
<p></span></div>
</h6>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Ci impegnamo</title>
		<link>http://www.stefanomeneghetti.it/2010/06/ci-impegnamo/</link>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 17:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[Don Primo Mazzolari Ci impegniamo Ci impegniamo: noi e non gli altri unicamente noi e non gli altri né chi sta in alto, né chi sta in basso né chi crede, né chi non crede. Ci impegniamo: senza pretendere che altri si impegnino per noi o per suo conto come noi o in altro modo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="color:#99cc00"><strong>Don Primo Mazzolari</strong></span></h1>
<p><span style="color:#99cc00"><strong>Ci impegniamo </strong></span></p>
<p><span style="color:#99cc00"><strong>Ci impegniamo:</strong></span></p>
<p>noi e non gli altri<br />
unicamente noi e non gli altri<br />
né chi sta in alto, né chi sta in basso<br />
né chi crede, né chi non crede.</p>
<p><span style="color:#99cc00"><strong>Ci impegniamo:</strong></span></p>
<p><span style="color:#99cc00"><strong> </strong></span>senza pretendere che altri si impegnino per noi<br />
o per suo conto come noi o in altro modo.</p>
<p><span style="color:#99cc00"><strong>Ci impegniamo:</strong> </span></p>
<p>senza giudicare chi non si impegna<br />
senza accusare chi non si impegna<br />
senza condannare chi non si impegna<br />
senza cercare perché non si impegna.</p>
<p>Sappiamo di non potere nulla su alcuno<br />
né vogliamo forzare la mano ad alcuno:<br />
devoti, come siamo e come intendiamo rimanere,<br />
al libero movimento di ogni spirito più che al successo di noi stessi<br />
o dei nostri convincimenti.<br />
Noi possiamo nulla sul nostro mondo<br />
su questa realtà che é il nostro mondo di fuori,<br />
poveri come siamo e come intendiamo rimanere.</p>
<p>Se qualche cosa sentiamo di “potere” e lo vogliamo fermare<br />
é su di noi, soltanto su di noi.<br />
Il mondo si muove se noi ci muoviamo<br />
si muta se noi ci si fa nuovi ma imbarbarisce<br />
se scateniamo la belva che é in ognuno di noi.<br />
L’ordine nuovo incomincia se qualcuno si sforza<br />
di divenire un uomo nuovo:<br />
la primavera incomincia col primo fiore<br />
la notte con la prima stella<br />
il fiume con la prima goccia d’acqua.</p>
<p><span style="color:#99cc00"><strong>Ci impegniamo: </strong></span></p>
<p>per trovare un senso alla vita<br />
a questa vita<br />
alla nostra vita<br />
una ragione<br />
che non sia una delle tante ragioni<br />
che bene conosciamo e che non ci prendono il cuore<br />
un utile che non sia una delle solite trappole<br />
generosamente offerte ai giovani dalla “gente pratica”.</p>
<p>Si vive una sola volta e non vogliamo essere giocati<br />
in nome di nessun piccolo interesse<br />
non ci interessa la carriera<br />
non ci interessa il denaro<br />
non ci interessa il successo<br />
né di noi stessi né delle nostre idee<br />
non ci interessa di passare alla Storia.</p>
<p>Ci interessa di perderci per qualcosa o per qualcuno<br />
che rimarrà anche dopo che noi saremo passati<br />
e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.</p>
<p><span style="color:#99cc00"><strong>Ci impegniamo: </strong></span></p>
<p><span style="color:#99cc00"><strong> </strong></span>non per riordinare il mondo<br />
non per rifarlo su misura<br />
ma per amarlo perché noi crediamo nell’amore<br />
la sola certezza che non teme confronti<br />
la sola che basta<br />
per impegnarci perdutamente.</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/06/mazzolari.jpg"><img title="mazzolari" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/06/mazzolari.jpg" alt="" width="432" height="337"></a></p>
<p><em>Don Primo Mazzolari </em></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Giusto Pio</title>
		<link>http://www.stefanomeneghetti.it/2010/04/giusto-pio/</link>
		<comments>http://www.stefanomeneghetti.it/2010/04/giusto-pio/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 16:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[Cincopa video hosting solution for your website. Another great product from Cincopa Send Files. UNA CREATIVITA’ CHE SI FA MUSICA Una serie di artcoli … E’ musica lui stesso. Giusto Pio se parla della vita passata lo fa con una semplicità e un entusiasmo che non possono non sorprendere. Fanno trasparire un momento di perplessità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Cincopa <a href="http://www.cincopa.com/wpplugin/wordpress-plugin.aspx">video hosting</a> solution for your website. Another great product from Cincopa <a href="http://www.cincopa.com/mediasend/start.aspx">Send Files</a>.</div>
<p>UNA CREATIVITA’ CHE SI FA MUSICA</p>
<p>Una serie di artcoli</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/giusto-pio-franco-battiato.jpg"><img title="giusto pio franco battiato" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/giusto-pio-franco-battiato.jpg" alt="" width="580" height="275"></a></p>
<p>…</p>
<p>E’ musica lui stesso. Giusto Pio se parla della vita passata lo fa con una semplicità e un entusiasmo che non possono non sorprendere. Fanno trasparire un momento di perplessità solo quando dice: “Ho settantaquattro anni”. Insospettabile, a vederlo carico di progetti e creatività, ma è così.<br />
Pio è tornato a vivere i Castelfranco Veneto dopo quarant’anni passati a Milano, violinista nell’orchestra sintonica alla Rai, ma soprattutto compositore. “Vi e stato un periodo -racconta- in cui era difficile, aprendo la radio, non sintonizzarsi su qualche brano composto da me e Battiato”.<br />
Già, Franco Battiato, uno dei musicisti italiani più raffinati e completi, più intensi e originali. Chi non ricorda canzoni come “Centro di gravità permanente”, “Patriot”, Bandiera bianca”, “Il re del mondo”, “Voglio vederti danzare”, “Vento caldo dell’estate”. Solo alcuni titoli, ma bastano per rievocare una stagione indimenticabile della musica italiana. “Con Battiato – racconta – ho scritto oltre un centinaio di canzoni, interpretate non solo da Franco. “Per Elisa”, ad esempio, eseguita da Alice ha vinto il festival di San Remo”.<br />
Ma altri celebri cantanti, come Milva e Gaber, sono avvalalsi delle composizioni e degli arrangiamenti del duo Battiato-Pio.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Come è nata la passione per la musica?</strong><br />
Mio padre possedeva uno dei primi apparecchi radio della provincia di Treviso, così ho avuto prestissimo la possibilità di sviluppare la sensibilità musicale, di conoscere, di appassionarmi. Poi, in quinta elementare, ho ricevuto le prime lezioni e dopo la terza media sono passato al conservatorio, a Venezia, diplomandomi in violino. Ho vinto un concorso e mi sono trasferito a Milano”.<br />
All’ impegno con l’orchestra sinfonica della Rai, il musicista di Castelfranco aveva affiancato un attività cameristica di notevole livello, inserendosi in numerosi complessi. Il repertorio affrontato spaziava, praticamente, dal Trecento ai giorni nostri. Quando si trattava di eseguire brani cinquecenteschi Pio utilizzava uno strumento di particolare fascino e suggestione, la lira da braccio.<br />
“La musica non possiede confini -sottolinea -. Adesso poi, con l’elettronica, si sono aperte nuove, straordinarie possibilità”.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>E l’incontro con Battiato, come era avvenuto?</strong><br />
“Aveva chiesto di ricevere lezioni di violino, per questo veniva a casa mia. Saranno passati venticinque anni, da allora. Poi, dal momento didattico, siamo passati a quello sperimentale. Facevamo, insieme, un lavoro di ricerca molto interessante. Il nostro era un esprimersi non codificato da regole precise. Ad un certo punto è stato Franco a spingermi verso la composizione. Così sono nati i primi brani e il primo disco. Abbiamo avuto fortuna. Ricordo ancora con emozione il Primo Lp di larga diffusione, si intitolava “L’era del cinghiale bianco” e coincideva praticamente con un diverso modo di fare musica di Battiato.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>Quale ruolo aveva Giusto Pio?</strong><br />
“Le parole erano di Franco. Io, sostanzialmente, intervenivo sulle sonorità. Dopo “L’era del cinghiale bianco” sono venuti “Patriot” e, con un milione di copie Vendute, “La voce del padrone”. Per anni abbiamo lavorato tantissimo insieme, componendo oltre un centinaio di canzoni. Ci divertivamo, anche. Non di rado, si trattava di canzoni che cantava l’Italia intera. Ricordate, ad esempio, “Un’estate al mare”? Anche quella era firmata Battiato-Pio. Di volta in volta, per incidere, utilizzavamo gli studi di registrazione più belli del mondo. Sono stati anni indimenticabili”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Franco Battiato visto da vicino: com’è?</strong><br />
“Una persona rara, soprattutto per la generosità e l’altruismo. E’ dotato di un’intelligenza particolare. Ad esempio ha una facilità estrema nell’apprendimento delle lingue. Dal punto<br />
di vista strettamente musicale, poi, in Italia è il migliore in senso assoluto”.<br />
Un’ esperienza conclusa, tuttavia.<br />
“Sì, anche se l’anno scorso, al festival di Sanremo, ho diretto o l’orchestra che accompagnava Battiato, intervenuto in qualità di ‘superospite’. Ora, da tempo, sono tornato ai vecchi amori, alla cosiddetta musica colta”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Quali le produzioni recenti?</strong><br />
“Lavoro fuori dei canoni consueti. Ho composto musica nell’ambito delle arti figurative, del teatro, della poesia. Ho ideato colonne sonore navigando con i suoni sulla produzione artistica, ad esempio quella di Romano Abate. Ho poi composto musiche di scena, in particolare per la “Medea” allestita da una compagnia fiorentina. E realizzato l’accompagnamento musicale per brani poetici di Roberto Mussapi’’<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>E la musica Sacra?</strong><br />
“Quattro anni fa, ho composto una “Missa populi’ che ho voluto dedicare a papa Giovanni Paolo II. E’ stata replicata più volte: oltre che a Treviso, all’abbazia di Nervesa la scorsa estate e poi a Vicenza, al festival di Fano, a Catania e altrove”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Come vede, Giusto Pio, la realtà attuale?</strong><br />
“Credo che il mondo sia quello di sempre. Tuttavia, a colpirmi, è oggi soprattutto l’ipocisia, in particolare nei settori dominati dai politici”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>E’ ottimista o pessimista riguardo al futuro?</strong><br />
“La speranza in un domani migliore esiste sempre. Anche perché vedo tanta gente portare avanti il mondo in silenzio. Purtroppo, a far notizia, sono quasi sempre i fatti negativi. Invece, esistono tante persone, spesso sconosciute, che fanno un gran bene e di loro non parla nessuno”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Difficile attuare un’inversione di rotta…</strong><br />
“Mah… L’ultimo giorno dell’anno mi ero coricato presto, ma sono stato svegliato dai botti che salutavano il nuovo millennio. Mi sono alzato e ho acceso la televisione. In ogni parte erano in atto grandi festeggiamenti, ma io non riuscivo a distogliere il pensiero da tutta la gente che di fame nel mondo”.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>E la musica?</strong><br />
“Abbiamo attraversato in periodo buio, ma la situazione sta migliorando, soprattutto perché è cessato un certo monopolio dettato dalla politica, che condizionava la creatività dei musicisti. Oggi, fortunatamente, ognuno ha il coraggio e la forza di scegliere la sua strada”.<br />
<em>Antonio Chiades</em></p>
<p><em>…..</em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Giusto-Pio1.pdf">Giusto Pio</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Giusto-Pio21.pdf">Giusto Pio2</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/GIUSTO-PIO-%C3%88-UN-MARCHIO-D2.pdf">GIUSTO PIO È UN MARCHIO DI QUALITA’</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/HO-SUONATO-CON-BATTIATO-ORA-COMPONGO-MUSICA-SACRA2.pdf">HO SUONATO CON BATTIATO, ORA COMPONGO MUSICA SACRA</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/UNA-CREATIVITA1.pdf">UNA CREATIVITA</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Se-la-messa-la-fa-l1.pdf">Se la messa la fa…</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/GIUSTO-PIO41.pdf">GIUSTO PIO4</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/PIO1.pdf">PIO</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Da-la-Repubblica1.pdf">Da la Repubblica</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/IL-GAZZETTINO1.pdf">IL GAZZETTINO</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Nuova-pagina-21.pdf">Nuova pagina 2</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/DA-MUSIK-MAG-ALL1.pdf">DA MUSIK MAG ALL</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Giusto-Pio61.pdf">Giusto Pio6</a></em></p>
<p><em><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/04/Il-salto-di-Giusto-Pio1.pdf">Il salto di Giusto Pio</a></em></p>
<p><em><a href="javascript:void(0);">Mercoledì 25 agosto 1982               il Giorno</a><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>SPRITZ IN BLACK</title>
		<link>http://www.stefanomeneghetti.it/2010/03/spritz-in-black/</link>
		<comments>http://www.stefanomeneghetti.it/2010/03/spritz-in-black/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 08:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Libri Film Musica]]></category>

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		<description><![CDATA[da marzo a maggio 2010 Partirà da venerdì 19 marzo a Venezia un’iniziativa culturale e artistica assolutamente originale: “Spritz in Black“, che  propone, tra marzo e maggio, un ciclo di tre aperitivi interculturali organizzati dall’associazione Djembe. Protagonisti saranno alcuni artisti tra i più all’avanguardia nella ricerca e sperimentazione di nuovi linguaggi espressivi “afroeuropei”: il 19/20/21 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>da marzo a maggio 2010<br />
</strong></p>
<p>Partirà da venerdì 19 marzo a <em><strong>Venezia</strong></em> un’iniziativa culturale e artistica assolutamente originale: “<em><strong>Spritz  in Black</strong></em>“, che  propone, tra marzo e maggio, un ciclo di  tre aperitivi interculturali organizzati dall’<em><strong>associazione  Djembe</strong></em>. Protagonisti saranno alcuni artisti tra i più  all’avanguardia nella ricerca e sperimentazione di nuovi linguaggi  espressivi “afroeuropei”: il <em><strong>19/20/21 marzo</strong></em> <strong>Dani  Kouyaté</strong>, regista e attore cinematografico del Burkina Faso; il  <em><strong>17/18 aprile</strong></em> <strong>Vincent Mantsoe</strong>,  ballerino afrocontemporaneo del Sud Africa; il <em><strong>7/8/9 maggio </strong></em><strong>Anita Daulne</strong>, fondatrice del leggendario  gruppo canoro Zap Mama.<br />
Ognuno dei tre appuntamenti prevede un aperitivo interculturale,  composto da una conferenza tenuta dall’artista e/o un cineforum.<br />
A seguire: <em><strong>party a base di spritz e musica black</strong></em> con <em><strong>Strifu Dj </strong></em>(afrobeat, funk, hip-hop). Nei  weekend i più interessati potranno approfondire le tecniche espressive  “afroeuropee” con gli artisti invitati attraverso i <em><strong>laboratori  di teatro, danza e canto</strong></em>.<br />
<img title="dani-kouyate-spritz-in-black" src="http://www.venezia.net/blog-eventi/wp-content/uploads/2010/03/dani-kouyate-spritz-in-black.jpg" alt="dani-kouyate-spritz-in-black" width="150" height="239"></p>
<p>Spritz in  Black è un’originale iniziativa che mira ad avvicinare i giovani alla  cultura dell’Africa Nera e all’arte meticcia unendo il lato ludico  dell’aperitivo a base di spritz e dj-set con quello culturale  (attraverso le conferenze e i cineforum) e artistico (con i workshop di  teatro, danza e canto) nel campo della ricerca di nuovi linguaggi  espressivi nati dal metissage tra Africa ed Europa.</p>
<p>Info e iscrizioni: Associazione Djembe, www.spritzinblack.com,  348  2590459</p>
<p><strong>PROGRAMMA SPRITZ IN BLACK 2010</strong></p>
<p><strong>19-20-21 MARZO</strong><br />
<em><strong> SPRITZ IN BLACK</strong></em> Ospite: il regista <em><strong>Dani  Kouyaté</strong></em> (Burkina Faso)</p>
<p>Venerdì 19 marzo ore 11.00 c/o IUAV c/o Ex Convento delle Terese –  Venezia<br />
<em><strong> CONFERENZA</strong></em>: “Raccontare la tradizione  attraverso i nuovi mezzi di comunicazione” intervengono: Dani Kouayté,  Rosaria Ruffini (docente di teatro presso lo IUAV), Marco Patané  (attore-musicoterapeuta)</p>
<p>Venerdì 19 marzo ore 18.00 c/o Magazzini del Sale – Punta della  Dogana – Venezia<br />
<strong> CINEFORUM</strong>: <em><strong>“Keità! l’Héritage du Griot”</strong></em> (= Keità! L’eredità del cantastorie africano) con introduzione del  regista Dani Kouyate. Sinossi: L’anziano Djeliba (Sotigui Kouyate) parte  dal villaggio per andare in città a iniziare il giovane Mabo, suo erede  nella millenaria tradizione orale africana dei Griot. Ma nella capitale  l’anziano troverà un mondo in netto contrasto con i valori della  tradizione.</p>
<p><embed src="http://www.youtube.com/v/95Khdd3PskE&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowScriptAccess="never" allowFullScreen="true" width="480" height="385" wmode="transparent" type="application/x-shockwave-flash"></embed></p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/Keita.jpg"><img title="Keita!" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/Keita.jpg" alt="" width="300" height="400"></a></p>
<p>Venerdì 19 marzo dalle ore 19.00 c/o Magazzini del Sale – Punta della  Dogana – Venezia<br />
<strong>SPRITZ IN BLACK DJ-SET</strong>: afrobeat, funk, hip-hop con Dj  Strifu</p>
<p>Da venerdì 19 a domenica 21 marzo c/o Centro Toçnadanza – Isola  Giudecca – Sacca Fisola – Venezia<br />
<em><strong> WORKSHOP DI TEATRO INTERCULTURALE</strong></em>: Mr.  Kouyate condurrà un workshop di teatro interculturale con lo scopo di  approfondire le tecniche espressive e le ritmiche corporee tipiche del  teatro africano, rapportandole alle tendenze teatrali europee. Il  workshop è a numero chiuso e organizzato su due gruppi di 15 persone  ciascuno senza distinzione di livello (su espressa richiesta  dell’insegnante). E’ vivamente consigliata la prenotazione. Venerdì 19  marzo | 14.00-17.00 gruppo A Sabato 20 marzo | 10.00-13.00 gruppo A |  15.00-19.30 gruppo B Domenica 21 marzo | 10.00-13.00 gruppo A |  15.00-19.30 gruppo B</p>
<p><strong><img title="vincent-mantsoe-spritz-in-black" src="http://www.venezia.net/blog-eventi/wp-content/uploads/2010/03/vincent-mantsoe-spritz-in-black.jpg" alt="vincent-mantsoe-spritz-in-black" width="180" height="292"></strong></p>
<p><strong>17-18  APRILE</strong><br />
<em><strong> SPRITZ IN BLACK</strong></em> Ospite: il ballerino <em><strong>Vincent  Mantsoe</strong></em> (Sud Africa)</p>
<p>Sabato 17 aprile ore 19.30 c/o Magazzini del Sale – Punta della  Dogana – Venezia<br />
<em><strong>CONFERENZA</strong></em>: Il grande ballerino del Sud Africa  si racconterà in una conferenza che si preannuncia particolarmente  densa di contenuti. Si parlerà del suo apprezzato e originale lavoro di  ricerca nella danza, del contesto delle danze rituali, del rapporto tra  corpo e spirito in danza, ma anche di cultura contemporanea in Sud  Africa ed Europa e di apartheid.</p>
<p>Sabato 17 aprile dalle ore 20.00 c/o Magazzini del Sale – Punta della  Dogana – Venezia<br />
<em><strong>SPRITZ IN BLACK DJ-SET</strong></em>: afrobeat, funk,  hip-hop con Dj Strifu</p>
<p>Sabato 17 e domenica 18 aprile c/o Centro Toçnadanza – Isola Giudecca  – Sacca Fisola | Venezia<br />
<em><strong>WORKSHOP DI DANZA AFROCONTEMPORANEA</strong></em>: Vincent  Mantsoe condurrà un workshop di danza afrocontemporanea. Questo workshop  rappresenta un’occasione unica per i principianti (che potranno  avvicinarsi alla danza afro con influenze contemporanee) e per i  ballerini più esperti sia di afro che di contemporaneo (per sperimentare  nuove forme di contaminazione nella danza). Per i professionisti e gli  insegnanti con esperienza c’è la possibilità di partecipare alla  master-class (selezione su presentazione di cv). Il workshop è a numero  chiuso e organizzato su tre gruppi (principianti, intermedi/avanzati,  master-class). Prenotazione obbligatoria. Sabato 17 aprile | 10.00-12.00  Principianti | 13.00 – 15.30 Master-class | 16.00-18.00  Intermedi/avanzati Domenica 18 aprile | 10.00-12.00 Principianti | 13.00  – 15.30 Master-class | 16.00-18.00 Intermedi/avanzati</p>
<p><strong><img title="anita-daulne-spritz-in-black" src="http://www.venezia.net/blog-eventi/wp-content/uploads/2010/03/anita-daulne-spritz-in-black.jpg" alt="anita-daulne-spritz-in-black" width="210" height="209"></strong></p>
<p><strong>7-8-9  MAGGIO</strong><br />
<em><strong>SPRITZ IN BLACK</strong></em> Ospite: la cantante <em><strong>Anita  Daune</strong></em><br />
Programma<br />
Venerdì 7 maggio ore 18.00 c/o Magazzini del Sale – Punta della Dogana –  Venezia<br />
<em><strong>CONFERENZA</strong></em>: La cantante co-fondatrice dello  storico gruppo Zap Mama terrà una conferenza sul nuovo genere “afropean”  nato dalla miscela di musiche tradizionali di diverse etnie africane  con i più noti generi europei.</p>
<p>Venerdì 7 maggio ore 19.00 c/o Magazzini del Sale – Punta della  Dogana – Venezia<br />
<em><strong>SPRITZ IN BLACK DJ-SET</strong></em>: afrobeat, funk,  hip-hop con Dj Strifu</p>
<p>Sabato 8 e domenica 9 maggio c/o Magazzini del Sale – Punta della  Dogana – Venezia<br />
<em><strong>WORKSHOP DI CANTO “AFROPEAN”</strong></em>: La cantante  congo-belga, creatrice del nuovo genere “afropean”, darà lezione di  canto su questo nuovo genere, nato dalla contaminazione del canto  moderno con i canti tradizionali africani di etnie come Pigmei, Tuareg e  Zulu. Il workshop è a numero chiuso e organizzato su due gruppi  (principianti e intermedi/avanzati). E’ vivamente consigliata la  prenotazione. Sabato 8 maggio | 10.30-13.00 Principianti | 15.00-17.30  Intermedi/avanzati Domenica 9 maggio | 10.30-13.00 Principianti |  15.00-17.30 Intermedi/avanzati</p>
<p><em>Tania Danieli</em></p>
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		<title>Rivista SUFISMO e QUADERNI DI POESIA E PROSA</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 06:24:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>

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		<description><![CDATA[EDIZIONI CONFRATERNITA DEI SUFI JERRAHI- HALVETI IN ITALIA Viale Piceno 18 -20129- Milano; Sito Internet in Italia: www.sufijerrahi.it codice fiscale: 97217770151 Rivista SUFISMO e QUADERNI DI POESIA E PROSA fax: 02733882 – 02719439 e-mail: ordini@rivistasufismo.it e-mail: abbonamenti@rivistasufismo.it Sito Internet : www.rivistasufismo.it …. QUADERNI DI POESIA (in ordine di pubblicazione): Aldo Strisciullo: “Poesie mistiche”, con prefazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/Schermata-2010-03-17-a-07.20.23.png"><img title="Schermata 2010-03-17 a 07.20.23" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/Schermata-2010-03-17-a-07.20.23-150x150.png" alt="" width="150" height="150"></a></p>
<p>EDIZIONI CONFRATERNITA DEI SUFI JERRAHI- HALVETI IN ITALIA<br />
Viale Piceno 18 -20129- Milano; Sito Internet in Italia: www.sufijerrahi.it codice fiscale: 97217770151</p>
<p><a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/sufismo.jpg"><img title="sufismo" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/sufismo.jpg" alt="" width="128" height="192"></a> <a href="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/sufismo-2.jpg"><img title="sufismo 2" src="http://www.stefanomeneghetti.it/wp-content/uploads/2010/03/sufismo-2.jpg" alt="" width="128" height="192"></a><br />
Rivista SUFISMO e QUADERNI DI POESIA E PROSA<br />
fax: 02733882 – 02719439 e-mail: ordini@rivistasufismo.it e-mail: abbonamenti@rivistasufismo.it Sito Internet : www.rivistasufismo.it</p>
<p>….</p>
<p><strong>QUADERNI DI POESIA</strong> (in ordine di pubblicazione):</p>
<ul>
<li>Aldo Strisciullo: “Poesie mistiche”, con prefazione e illustrazioni di Gabriele Mandel, Milano, 2008. ␣ 14,00!</li>
<li>Asmàh Maria Teresa Paciotti: “Cuore Eremita”, con prefazione e illustrazioni di Gabriele Mandel, Milano, 2008. ␣ 15,00!</li>
<li>Gabriele Mandel: “Coro per voce sola”, con illustrazioni di Piero Crida e Mehmed Büyükçanga, Milano, 2008. ␣ 24,00!</li>
<li>Enzo Coffani: “L’ignoto che è in noi”, illustrazioni di Cristiana Coffani, prefazione di Gabriele Mandel, Milano, 2008. ␣15,00!</li>
<li>Antologia: “Poesie mistiche e religiose contemporanee”, Milano, 2008. ␣ 25,00!</li>
<li>Morris l. Ghezzi: “Le lacrime di Hiram”, prefazione e illustrazioni di Gabriele. Mandel, Milano, 2008. ␣ 20,00!</li>
<li>Joy Russo: “Volare oltre”, prefazione e illustrazioni di Gabriele Mandel, Milano, 2008. 20,00! Stefano D␣Aloia, “Come tracciando il tempo linee a mano”, prefazione e illustrazioni di Gabriele Mandel, Milano, 2009. ␣</li>
<li>18,00! Aldo Strisciullo: “Poesie”, illustrazioni dell␣autore, con prefazione di Gabriele Mandel, Milano, 2009. 15,00!</li>
<li>Gabriele Mandel: ”44 Haiku”, testo italiano, illustrazioni dell’autore, prefazione di Alberto Martini, supervisione del testo a fronte (in lingua giapponese) a cura di Miyuki Ikeda Milano, 2009. 20,00! Bianca Mele: “Volo e ritorno” , illustrazioni dell’autore, prefazione di Gabriele Mandel, Milano, 2010. 15,00!</li>
</ul>
<p><strong>QUADERNI DI PROSA</strong> (in ordine di pubblicazione):</p>
<ul>
<li>F. Battiato, M. Ovadia, A. Branduardi: testi di D. Benelli, P. Branca, E. Franzini, G. Mandel, “Musica e spiritualità”, Milano, 2008. 12,00! Gabriele Mandel: “Mille aforismi per essere felici”, con sette illustrazioni di Bernardino Del Boca, prefazione di Aldo Strisciul- lo, Milano, 2008. ␣18,00!</li>
<li>Di prossima pubblicazione l’autore Andrea Riva De’ Onestis</li>
</ul>
<p><strong>RIVISTA SUFISMO </strong>trimestrale di cultura, arte e spiritualità</p>
<ul>
<li>Anno I primo trimestre MEDICINA 6,00 ! Anno I secondo trimestre RUMì 6,00 ! Anno I terzo trimestre ALIMENTAZIONE 6,00 !</li>
<li>Anno II primo trimestre GIUSTIZIA 6,00 !</li>
<li>Anno II terzo trimestre PSICOLOGIA 6,00 ! Anno II quarto trimestre ATTI DEL CONGRESSO “LE RELIGIONI PER LA PACE” 6,00 !</li>
<li>Anno III secondo trimestre NATURA 6,00 ! Anno III terzo trimestre POESIA 6,00 ! Anno III quarto trimestre LA MINIATURA ISLAMICA 6,00 !</li>
<li>RIVISTA SUFISMO trimestrale di cultura, arte e spiritualità Programmazione pubblicazioni per il 2010:</li>
<li>Anno IV primo trimestre MATEMATICA NELL’ISLAM 6,00 ! Anno IV secondo trimestre LA GEOGRAFIA NELL’ISLAM Anno IV terzo trimestre GLI ORDINI SUFI Anno IV quarto trimestre L’ASTRONOMIA NEL MONDO ISLAMICO</li>
</ul>
<p>Acquistando una copia della Rivista Sufismo è possibile richiedere in allegato il cd del M° Fakhrad- din Gafarov “Ghel ghel” a soli 5,00! in aggiunta al prezzo di copertina.</p>
<p>…</p>
<p><strong>Ma che cosa è il Sufismo?</strong> Si potrebbe a questa domanda rispondere con una breve frase: è il misticismo dell’Islam.<br />
Ma questa è solo una prima concisa definizione. Per cominciare a farsi una prima idea del Sufismo, può essere utile leggere quanto scrisse alcuni anni fa Sayyed Hossein Nasr, che, oltre che ad essere egli stesso un sufi, è anche uno dei maggiori islamisti del mondo e, dal 1984, è docente di Studi Islamici presso la Gorge Washington University:</p>
<p>«Come il respiro che anima il corpo, il sufismo ha infuso il suo spirito in tutta la struttura dell’Îslâm, sia nelle manifestazioni sociali, sia in quelle intellettuali.<br />
Le Confraternite dei sufi hanno esercitato il loro influsso durevole e profondo su tutta la struttura della società musulmana, benché la loro funzione primaria fosse quella di custodire attraverso i tempi le discipline spirituali e renderne possibile la trasmissione da una generazione all’altra… Nel settore delle scienze e delle arti l’influsso del Sufismo fu enorme …</p>
<p>Nell’Îslâm la tradizione del Sufismo è strettamente connessa allo sviluppo delle scienze, ivi comprese le scienze naturali.<br />
In quasi tutte le forme d’arte, dalla poesia all’architettura, l’influsso del Sufismo è particolarmente marcata…<br />
Per l’Îslâm stesso la Divinità è bellezza, e per il Sufismo, che costituisce il midollo dell’Îslâm e ne contiene tutta l’essenza, questa peculiarità appare particolarmente accentuata. Non è fortuito che i testi di più elevata qualità e bellezza siano quelli scritti dai sufi… La stessa situazione è analogamente riscontrabile nel campo della musica, dell’architettura, della calligrafia, della miniatura. Molti dei principali architetti musulmani sono collegati al Sufismo tramite la simbologia e la sezione aurea; molti maestri calligrafi e molti miniatori lo furono appartenendo a una Confraternita sufica. Per ciò che riguarda la musica, è stata coltivata attraverso i secoli soprattutto dai sufi. I sufi sono stati cultori delle Arti non perché ciò costituisce uno scopo del sentiero sufi, ma perché seguire il Sufismo significa diventare più consapevoli della bellezza divina che si manifesta dovunque, e alla luce della quale i sufi, conformemente alla bellezza della propria natura e secondo le norme artistiche della tradizione, creano capolavori che riflettono la bellezza dell’Artefice Supremo».</p>
<p>Ogni numero della rivista si presenterà come una monografia: l’argomento di questo primo numero è costituito dalla medicina Islamica.<br />
Gli articoli pur nella loro eterogeneità e ricchezza di contenuti, presuppongono tutti uno stesso concetto:quello di<br />
salute come equilibrio e armonia tra corpo, psiche e spirito.</p>
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