Rainer Maria Rilke

Nell’’estate del 1913 Sigmund Freud era in vacanza sulle Dolomiti con un gruppo di amici. Tra gli altri c’era un grande poeta come Rainer Maria Rilke. Durante una passeggiata, in una bellissima giornata di sole, Freud notò che l’amico camminava sempre a testa bassa.

Gli chiese il perché e Rilke confessò di sentirsi sopraffatto dall’idea che tutta quella bellezza fosse destinata a perire. Freud rimase sconcertato da quella risposta che d’istinto ritenne profondamente innaturale.

Ma la sua risposta la mise per scritto in un breve testo pubblicato qualche tempo dopo e intitolato appunto Caducità. Nel frattempo la guerra era scoppiata e quindi il pessimismo di Rilke poteva essersi rivelato realistico e profetico, ma Freud non ci sta. E con la chiarezza del suo argomentare ribatte all’amico (che con galanteria lascia nell’anonimato): amare ciò che è attraente è sintomo di sanità mentale.

E, aggiunge, la transitorietà non limita ma semmai accresce ai nostri occhi la bellezza delle cose, che sono belle perché c’entrano con la nostra sensibilità viva.