Si sta girando in Toscana ”La fine è il mio inizio”, film che racconta la storia del giornalista e scrittore Tiziano Terzani (interpretato da Bruno Ganz), prodotta dalla Collina Filmproduktion di Monaco di Baviera.
Tratta dall’omonimo e postumo libro in cui Terzani – ormai malato terminale – dialoga con suo figlio Folco (Elio Germano), la pellicola è diretta da Jo Baier e vede nel cast anche Erika Pluhar, Andrea Osvart e Gianni Gavina.
Le riflessioni di tutta una vita, condivise tra Tiziano Terzani e suo figlio Folco: Pistoia, Pracchia e Orsigna hanno ospitato i set, che ripropongono fedelmente i luoghi degli ultimi periodi della vita di Terzani.
“Il Comune di Pistoia – osserva il sindaco Renzo Berti – ha sposato sin da subito il progetto. E’ un tributo dovuto ad un grande personaggio pistoiese, che ha vissuto, in una sola occasione, tante vite. Siamo molto orgogliosi di poter trasmettere al mondo un patrimonio di cultura ed umanità quale l’esperienza di Terzani, che al meglio si apprezza proprio nelle ultime fasi della sua esistenza. Condensate nell’opera “la Fine è il mio inizio” ci sono tutte le tematiche, gli interrogativi, le sensazioni che Terzani ha voluto condividere con il figlio e, indirettamente, con tutti noi. Sono molto curioso di poter apprezzare il risultato finale, che, data la profondità del testo, la professionalità del cast e la bellezza delle location, non potrà che essere eccezionale”.
Il film, secondo le previsioni, potrebbe essere nelle sale già nell’autunno 2010. “C’è un valore aggiunto, che ci motiva fortemente, nella stretta collaborazione tra Toscana Film Commission e la produzione – dice Ugo di Tullio presidente TFC – e deriva dal fatto che siamo in presenza di un film che narra la storia di un uomo che ha messo al centro della sua vita valori, emozioni, cultura, proprie della nostra terra, fino al punto da entrarci in simbiosi scegliendo di venire a vivere qui. Una simbiosi che ha contaminato produttori e registi che – invece di ricorrere alle facili ricostruzioni come spesso accade nel cinema – hanno scelto di parlare di Terzani nei luoghi di Terzani”.
Quando Terzani si rende conto di essere giunto alla fine del proprio percorso esistenziale, decide di raccontare a suo figlio Folco, che ha 35 anni, la storia della sua vita, le sue esperienze spirituali e come si stia preparando ad affrontare la morte.
Bruno Ganz sarà Tiziano Terzani. E Elio Germano, suo figlio Folco. Saranno loro i protagonisti principali del film tratto dal libro «La fine è il mio inizio», ad affrontare il dialogo serrato tra padre e figlio nella biografia postuma in cui lo scrittore e giornalista fiorentino, morto il 28 luglio del 2004, ha raccontato la storia della sua vita e la lunga ricerca di verità e di senso che lo hanno visto impegnato come reporter per 30 anni in Asia e infine, ammalato di cancro, chiudere le tappe del suo inteso cammino di passioni, esperienze e riflessioni nel piccolo paese di Orsigna sulle montagne pistoiesi, accanto alla moglie Angela, ai figli Saskia e Folco.
Due attori famosi presto sul set in Toscana: Bruno Ganz protagonista consacrato da molti film di Wim Wenders, oltre che in Italia da “Pane e tulipani» di Silvio Soldini, e il giovane Elio Germano, diretto da Virzì in “Tutta la vita davanti” e da Gabriele Salvatores in “Come Dio comanda” scelti dal regista tedesco Jo Baier.
«Le riprese in Toscana partiranno a inizio autunno», queste le poche indiscrezioni comunicate dalla produzione tedesca, che pare stia stringendo contatti con l´attrice Stefania Sandrelli per affidarle il ruolo di Angela Terzani. Del regista Jo Baier, si sa che ha appena finito di girare “Enrico IV”, dal libro di Heinrich Mann, fratello di Thomas Mann, in coproduzione con i francesi e con attori francesi, a quanto pare uno dei film europei più costosi degli ultimi tempi. A produrre il film sarà Collina filmproduction di Monaco di Baviera, in collaborazione con Beta Film. Firmano la sceneggiatura e l´adattamento del libro Ulrich Limmer e lo stesso figlio di Terzani, Folco che ha raccolto ne «La fine è il mio inizio» la biografia-testimonianza del padre, pubblicata da Longanesi nel 2006.
Di certo la troupe tedesca sarà presto impegnata a ricostruire il set sullo sfondo delle quinte verdi di castagni delle montagne dell´Appennino tosco-emiliano, se non proprio a Orsigna, nel paese rifugio in cui Tiziano Terzani si era ritirato, nella gompa tibetana che si era costruito e dipinto da solo, immersa nel silenzio della natura, ormai lontano dall´India, e dall´altro rifugio scelto sull´Himalaya in cui aveva affidato al suo ultimo libro «Un altro giro di giostra» la storia dei sette anni di cure in giro per il mondo, a cercare di curare «la malattia della mortalità».
Terzani gli aveva scritto:
L’unica rivoluzione possibile e’ quella interiore
Una simpatica intervista a Tiziano Terzani che risale al 2002.
Colpisce la naturalezza e la semplicità di questo straordinario uomo, il suo grande amore per la vita e la natura. Le sue parole incoraggiano a guardare la vita con più umiltà.
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Fu con Socrate che l’indagine del Mondo cominciò a diventare introflessa. Il “conosci te stesso” è un monito che è stato interpretato variamente, di non agevole comprensione, un’esortazione che suscitò tante ma spesso superficiali incondizionate adesioni e pure un irritato commento di Albert Camus. Egli si chiede se sia possibile la conoscenza, vera e profonda. La sua risposta è senz’altro negativa. “Il conosci te stesso di Socrate ha il medesimo valore del sii virtuoso dei nostri confessionali: allo stesso tempo che una nostalgia rivela anche un’ignoranza”. Camus cita anche il filosofo tedesco Jaspers: “Questa limitazione mi conduce a me stesso, là dove non mi ritraggo più dietro un punto di vista obiettivo che riesco soltanto a rappresentare, là dove né io stesso né l’esistenza altrui possono ormai divenire un oggetto per me”.
Conoscere sé stessi può significare riscoprire una natura sub-lime, dove tale sub-limità è duplice, celestiale ed infera. Sub limen, sotto la soglia della coscienza, vedremo baluginare una luce divina, primigenia, ma tra le ombre divoranti della notte più nera. Sarebbe improvvido ignorare il male che alberga nell’uomo, forse anche come influsso di agenti esterni (Basilide docet) e pensare che il percorso verso noi stessi sia una strada diritta, piana ed ombreggiata da alberi frondosi e verdeggianti.
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Edipo conobbe sé stesso, l’uomo che veramente era: sarebbe stato meglio per lui ignorare! D’altronde il 666 è numero d’uomo.
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Chi dunque ha il coraggio per affrontare questa avventura che certamente lo condurrà verso dimensioni dove l’Anima si espande, ricongiungendosi al Principio, dove il silenzio interiore diventa melodia, dovrebbe sapere che lo attende al varco il Guardiano della soglia. Si armi dunque di una spada per intraprendere un cammino emozionante, ma irto di ostacoli. La meta è la Vita, misterioso affioramento dalla misteriosa energia. Ne vale senz’altro la pena, ma non so quanto giovino a tale conseguimento artifici, tecniche, metodi. Ognuno scelga la via che sente più confacente alla sua natura, puntando sulla qualità. E’ più giovevole un minuto intenso di ascolto dell’Essere che un corso di mille ore per apprendere tecniche di meditazione.
Certamente è imperativo tener desta la coscienza per evitare che il bombardamento mediatico, elettromagnetico, (siamo, in parte, esseri elettromagnetici), sottile etc. distrugga l’identità di ognuno di noi. In questo caso alcune tecniche saranno utili, ma sempre ancorate all’amore per la verità che è il rimedio per eccellenza.
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Inoltre, sebbene non sia facile coniugare la prassi con il ritorno a sé stessi, anzi col tentativo di trascendimento della propria natura caduca per riscoprire una sintonia con l’essere atemporale ed aspaziale, non credo si possano trascurare né l’azione né l’informazione.
A mio parere, quindi coglie nel segno Francesco Lamendola, quando, nell’articolo intitolato Il paese della felicità è un luogo dove il male non esiste?, chiosa: “Nella nostra attuale condizione, non ci viene domandato di cancellare il male dal mondo, ma di combatterlo per quanto possibile e, per quanto eccede le nostre forze, di accettarlo e trasformarlo in qualche cosa di diverso, che ci purifichi da una parte delle nostre imperfezioni e ci renda un poco migliori”.
Il male dunque (naturale, morale, ontologico) è imprescindibile: anche la conoscenza di noi stessi potrà riservarci qualche brutta sorpresa.
tiziano terzani
tiziano terzani




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