Libro di Vitaliano Pesante
Confessioni dal carcere di un libero professionista
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Vitaliano Pesante è nato, sta vivendo e gli secca un po’ di morire.Vorrebbe essere immortale , non a lungo, ma almeno quanto gli basta per stancarsene da solo.
Bibliotecario come lo era stato Borges, giornalista come Montanelli, pubblicitario come Ogilvy, organizzatore televisivo come Berlusconi: nella sua vita ne ha fatte abbastanza e ha avuto più d’una occasione di diventare famoso.
Non c’è riuscito. Un minimo di notorietà l’ha ottenuta solo di recente, quando è stato coinvolto nella Tangentopoli friulana, appena in tempo per entrare nel gruppo limitato di gente importantissima, ma troppo tardi perché la cosa facesse gran notizia.
Non ha fatto il pentito, ma pentito dice che lo è. Purtroppo, adesso ne ha già combinata un altra.
Ha scritto questo libretto, che non resterà nella memoria di nessuno, salvo in quella dello stampatore.
L’autore, infatti, ha il vizio di citare un po’ troppo spesso Oscar Wilde, il quale usava ripetere che l’unica maniera per restare nella memoria delle classi commerciali è di non pagare il loro conto.

(illustrazione di Bruno Acierno)
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Precisazione dell’autore:
Nell’ultima settimana, amici i più diversi hanno tempestato di telefonate mie figlie per chiedere loro se preferivo arance, sigarette, libri o anche qualche erba e come nasconderla nel pacco. Non capivo. Poi ho scoperto che sono nel Web, per gentile pensiero tuo. Il mio narisismo ne è stato ampiamente gratificato. Però ti chiedo un favore: precisa, se puoi, in un qualche modo che quel libro è del secolo scorso ed io sono sì di 15 anni più vecchio, ma non li ho trascorsi in carcere e, per ora, sono a doppio piede libero. Se non puoi, aggiungi almeno che fumo le MS, che prediligo i libri e che, se qualcosa mi deve essere mandato in un pacco, prediligo il blanc de blanc (non troppo freddo, per favore). Niente santini, però.
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