All’amico Alberto Casiraghy

Articolo di Sebastiano Vassalli e intervista di Ivan Malcotti

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Le edizioni Pulcinoelefante di Osnago, in provincia di Lecco, compiono 25 anni. Venticinque anni di poesia, di sogni e di immagini strappate alla tirannia del tempo autorizzano un primo bilancio, con i numeri del pulcino e con quelli dell’elefante. I numeri dell’elefante sono: 7 mila titoli pubblicati dal 1982 a oggi, con più di 5 mila autori tra poeti e illustratori. I numeri del pulcino sono: 13 centimetri e mezzo per 19 e mezzo, che è il formato dei libri. Otto che è il numero delle pagine di ogni libro, contate a partire dal frontespizio. Venticinque, 30 o, al massimo, 35, che è la tiratura di ogni singolo volume.

La storia del Pulcinoelefante è la storia di Alberto Casiraghi (in arte: Casiraghy), nato a Osnago nel ‘52, tipografo, artista, poeta ma soprattutto editore. «Il panettiere degli editori: l’unico che stampi in giornata», come disse di lui Vanni Scheiwiller. Ancora ragazzo, Casiraghi viene assunto come apprendista compositore dalla tipografia Same di piazza Cavour a Milano, dove si stampano alcuni tra i più importanti quotidiani di quegli anni: Il Giornale di Indro Montanelli, La Notte, il Corriere d’Informazione e l’Avanti!. Sveglio e attento, viene notato da Montanelli che spesso si rivolge a lui per la composizione della prima pagina (suscitando le gelosie dei colleghi più anziani). Negli anni Ottanta i giornali devono adeguarsi alle nuove tecniche di stampa e i caratteri in piombo vengono abbandonati. Casiraghi lascia la Same nell’85 e compera, a prezzi di liquidazione, due delle macchine su cui lavorava: una delle due macchine è l’Audax Nebiolo che ancora oggi troneggia al centro della sua casa e che serve a stampare le edizioni del Pulcinoelefante.

Intervista a Alberto Casiraghy

Quando e perché è nato “Il pulcino e l’elefante”?

È nato 23 anni fa ed è nato dall’amore per la poesia, dalla voglia di giocare con le parole e con gli autori. Vivere la ricchezza del rapporto umano, il desiderio di scambio, la necessità di parlare della vita e della poesia che vive nella nostra esistenza

Quanti titoli hai nel tuo catalogo ad oggi?
Ad oggi, sono 5.800

Che precisione!
Non sono retorico se ti dico che voglio molto bene ad ogni libretto. Le parole sono magie fatte di sogni, speranze, ahimè anche di dolore, malinconia, paura.

Questo pulcino ha più sogni o più fantasia?
Sicuramente più fantasia, i sogni si fanno con gli autori.

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In 23 anni di attività cosa è cambiato?
L’attività dei primi dieci anni è stata molto tranquilla, stampavo solo il sabato pomeriggio. Le cose sono poi cambiate dopo l’incontro con Alda Merini. Tanto per darti un’idea, nei primi dieci anni ho fatto cento titoli, dall’incontro con Alda Merini, 12-13 anni fa, ne sono nati altri 5.400.
Ora però, in tutta franchezza, mi devo dare una calmata.

Quant’è la tiratura media del pulcino?
Trenta copie di cui metà vengono date all’autore e metà all’editore.

Hai pubblicato numerose raccolte fra aforismi, frammenti, frasi. A tuo avviso l’aforisma serve più all’autore per scavare dentro se stesso o per fare solamente chiarezza al proprio pensiero?
Questa è una bella domanda, molto sottile. Secondo me l’aforisma serve proprio a scavare dentro te stesso, serve a tirare fuori tutto, anche le cose celate dal tempo. L’aforisma è diabolico: non ti concede la possibilità di sprecare una parola, tutto è necessità.

Hai scritto una cosa che mi ha colpito moltissimo: “l’anima che crea è metà del sogno”. E il sogno allora che cos’è?
A volte si dicono delle cose che nascono in maniera un po’ ermetica dentro se stessi; io prediligo la fantasia tuttavia il sogno nella mia vita è molto importante, il sogno ad occhi aperti però.
La metà di quello che scrivo parla di sogni e ogni volta mi viene in mente Fellini che attraverso i sogni costruiva le sue fantasie e i suoi film.

E questi aforismi da dove arrivano, secondo te, dall’anima o dal cervello, quindi fantasia o razionalità?
Queste domande meriterebbero di essere decifrate davanti al fuoco del camino.
Nel mio caso sono poco razionali perché i miei aforismi non arrivano dalla cultura letteraria, ma dalla musica; infatti ho dedicato dei libri al mio grande amore Gustav Mahler. Altri aforismi sono arrivati dopo l’ascolto di Igor Stravinsky,

Se ti chiedessi un nome su tutti fra gli autori viventi che scrivono aforismi , quale nome uscirebbe dalla tua bocca ?
… è bello citare un grandissimo personaggio vivente, che conosci anche tu e so che apprezzi moltissimo: è Camillo Cuneo che abita a Genova e vive facendo lo scultore e l’idraulico sulle navi, scrive degli aforismi strepitosi.

Concordo pienamente su Camillo Cuneo, personaggio straordinario !!
Ritorniamo a te: cosa ti aspetti dalla poesia del futuro?
Mi aspetto che riporti i pesci nel torrente di Osnago. Paradossalmente mi interessa molto di più che venga rispettata la natura piuttosto che vengano scritte tante belle poesie.
Le poesie non sono poi così importanti; a me interessa la Poesia della vita prima di tutto.

Permettimi l’ironia, Michelangelo Camilliti mi ha detto che sei più interessato alle belle donne che alla poesia?
Camillo Cuneo dice sempre: “la f. pardon la donna è sempre di moda perché ha un taglio classico”. C’è un mistero nel mondo femminile, forse perché la donna riesce a creare la vita mentre l’uomo mette qualcosa, ma non abbastanza.

Ce l’hai un sogno inconfessato?
Qualsiasi cosa ho desiderato sono riuscito a farla, anche non avendo grandi possibilità economiche; mi sento uno degli uomini più ricchi del mondo perché ho una casa, una donna che mi ama molto, due capre ed una gallina alla quale ogni mattina chiedo se ha voglia di farmi un uovo: sono uno spirito veramente libero. Non sento di avere un sogno inconfessato, il sogno è di avere ogni giorno un’idea nuova e poi… che tornino i pesci nei torrenti!!! Nessun’altro sogno.

Che tipo di rapporto hai con Alda Merini?
Il nostro è un rapporto molto giocoso, lei ha un carisma e una forza che sono uniche.

Da un punto di vista poetico come ritieni la poesia della Merini, cosa ti da quando la leggi, quando riesci ad assaporarla?
La poesia della Merini è molto bella, ma io resto sempre folgorato dai suoi aforismi, quelli li trovo strepitosi. La poesia mi piace molto, ma è come se mi appartenesse meno e poi è molto complessa da decifrare, invece gli aforismi di Alda rappresentano i suoi pensieri, il suo mondo nell’integrità, l’espressione delicata della sua anima.

Qual è uno stimolo che ritieni appropriato per “Il pulcino e l’elefante?
Quello di avere la voglia e anche la possibilità di stampare sia il grande poeta, sia il bambino che passa e fa una battuta, sia il vicino di casa.

Ti senti più stampatore, poeta, violinista, liutaro, pittore o editore?
Mi sento un po’ tutte queste cose ed è esatto il termine stampatore perché io stampo solo poesie brevi, non sono un tipografo.

Quanto tempo ci vuole a stampare una poesia col tuo metodo?
Non c’è un tempo decifrato, c’è un momento giusto. Da ragazzo ho fatto il tipografo, il mestiere lo conosco bene, in questa casa, però, che non è una tipografia, c’è la capra che bussa che vuole i cracker, c’è il riso sul fuoco, voglio dire può volerci un attimo, ma anche una giornata intera.

Qual è il rapporto che hai con gli altri editori, piccoli e grandi?
Di solito è sempre di grande simpatia e rispetto, come con Camilliti a cui voglio molto bene. Siamo tutti amici, anche perché non ci sono grandi giri di denaro, non c’è speculazione e poi c’è affetto.

Il rapporto con gli autori com’è?
Gli autori diventano amici, c’è proprio bisogno della sintonia intercostale, come dicono i poeti, l’autore deve prima volere bene a me.

Mi dai una definizione di poeta ?
E’ talmente varia la tipologia che è quasi impossibile dire chi è il poeta: c’è chi scrive sul metrò, chi scrive nel bosco, chi ha bisogno di essere innamorato, chi di essere triste, è quasi impossibile dare una definizione precisa.

Per concludere una mia curiosità, è vero che hai un asinello di legno in casa?
Si è vero.

Ha una simbologia particolare?
No, mi piaceva, è un asinello, quasi ad altezza naturale, di un presepe napoletano. Quando dormo ci poggio sempre qualcosa sopra, un cappello, una camicia ed è come se mi guardasse, c’è anche qualche reminescenza dell’oratorio, l’idea che Gesù Bambino aveva l’asinello e la mucca. La mucca è uno tra gli animali più miti eppure adesso vengono trattati come dei mostri, a me è un animale che da gioia, gli voglio bene, anche perché se si vuole salvare il mondo bisogna cominciare a salvare non solo l’uomo.

Grazie di cuore Alberto!

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Gli incontri che trasformeranno la sua vita avvengono agli inizi degli anni Novanta e sono sostanzialmente tre. Il primo incontro è quello con Alda Merini, allora ancora poco nota: di lei, nel corso degli anni, Casiraghi stamperà più di mille (ripeto: mille) libriccini, con centinaia di illustratori diversi (tra cui lo stesso Casiraghi). Un libro della Merini, del ‘96, s’intitola Breve storia del Pulcinoelefante. Contiene questa poesia: «Notte tempo / il vecchio portò suo figlio / sul monte dell’elefante, / ma lo salvò il pulcino / perché dovevano nascere / i librini di Alberto». Il secondo incontro decisivo per Alberto Casiraghi è quello con l’editore Vanni Scheiwiller, che gli farà conoscere, tra gli altri, i poeti americani Allen Ginsberg (due libri), Gregory Corso (un libro), Lawrence Ferlinghetti (due libri). Il terzo incontro decisivo è quello con la rassegna annuale dei piccoli editori «Parole nel tempo», che si tiene al castello di Belgioioso, in provincia di Pavia. È lì che i libri del Pulcinoelefante incominciano a essere conosciuti da un pubblico più vasto e incominciano a essere venduti. Oggi il prezzo di ogni libro all’atto della pubblicazione è 10 euro, indipendentemente dal nome dell’autore del testo e da quello delle illustrazioni: che, giova ricordarlo, sono sempre opere originali e spesso anche opere uniche. È però accaduto che alcuni libretti, passando di mano in mano, siano poi cresciuti di prezzo e che si vendano a cifre anche superiori ai 100 euro: com’è naturale e normale, se si considera che tra gli autori delle illustrazioni figurano artisti come Munari, Baj, Tadini, Paladino, Mainolfi, Parmiggiani, Della Casa, Nespolo…

Gli autori dei testi sono tanti e molto diversi tra di loro. Ci sono i classici del Novecento, da Campana a Gadda, da Pasolini a Penna, scelti e illustrati da artisti di oggi. Ci sono i politici scrittori, da Ingrao a Sandro Bondi; ci sono i carcerati di San Vittore (un centinaio di titoli); ci sono gli allievi delle scuole elementari della Brianza; ci sono gli scrittori italiani di ieri e di oggi, da Ottiero Ottieri a Pontiggia a De Crescenzo. Ci sono i poeti americani, giapponesi e tedeschi che hanno conosciuto le edizioni Pulcinoelefante a Tokyo (nel 2000), a Berlino (nel 2001), a Bloomington nell’Indiana (nel 2002) e a New York (nel 2003) e si sono entusiasmati di un progetto editoriale che non ha molti riscontri nemmeno su scala planetaria, e che deve essergli sembrato più unico che raro.