“Quando in Africa muore un vecchio, è una biblioteca che brucia”

il famoso pensiero espresso da Amadou Hampâté Bâ è diventato come un proverbio, più volte ripetuto e ripreso, per il grande significato che ha per la cultura africana nel suo complesso. Ma forse questa frase è ancora più valida se, come in questo caso, si riferisce proprio a lui e al suo libro più importante. Amkoullel è il soprannome di Amadou Hampâté Bâ, e questa è la storia della sua gioventù. Un percorso di circa vent’anni raccontato, grazie a una sorprendente “memoria secolare”, con una sensibilità tutta africana per il dettaglio, ma anche filtrando gli eventi attraverso uno sguardo ironico e saggio. Non è una semplice autobiografia, sia perché non vi è affatto il tentativo di rievocare e di rimpiangere un passato ormai scomparso, sia perché ci troviamo di fronte a un vero e grande scrittore che ripercorre qui l’inizio di quello che sarà un itinerario spirituale e intellettuale straordinario. Si tratta quindi di un libro che si apre a molte letture, che ci fa entrare nella cultura africana e quasi ci avvolge con essa, rendendoci partecipi e consapevoli della ricchezza di questa grande civiltà.

Amadou Hampâté Bâ, detto Amkoullel, è stato uno dei grandi protagonisti della cultura africana. Nato a Bandiagara, un villaggio del Mali, nel 1900, e morto ad Abidjan nel 1991, è stato al servizio dell’Impero coloniale francese, entrando poi nell’Istituto Francese per l’Africa Nera.
L’importanza della sua opera è nella raccolta minuziona della tradizione orale dell’Africa, mossa dalla consapevolezza che “in Africa quando muore un vecchio è una libreria che brucia”. Ha raccontato la storia della sua vita nel libro Amkoullel, il bambino fulbe (Tulsi). Voglio proprorvi però un passo di un altro suo libro, Gesù visto da un musulmano (Bollati Boringhieri), nel quale illustra quella concezione africana della persona di cui vi ho parlato a lezione:

“Maa ka maaya ka ca a yere kono. In lingua bambara significa: le persone di una persona, sono numerose in ogni persona. Mia madre, quando voleva vedermi, aveva l’abitudine di chiedere a mia moglie: “Quale delle persone di mio figlio abita qui oggi? Il toubab? L’uomo di religione oppure mio figlio?”. Se mia moglie rispondeva “Tuo figlio” allora entrava in casa senza cerimonie e mi diceva cosa voleva. Se diceva “E’ l’ uomo di Dio”, mia madre si limitava a fare proposte, ma se mia moglie rispondeva “Il toubab”*, allora mia madre ripartiva senza neppure provare a incontrarmi.”

*Toubab sono i bianchi. In questo caso, la parola indica ironicamente uno che frequenta i bianchi.
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Biografia
Amadou Hampâté Bâ, nato verso il 1900 a Bandiagara, nel Mali, è morto ad Abidjan il 15 maggio del 1991. Scrittore, etnologo, storico e anche poeta.
Appartenente ad una grande famiglia di nobili fulbe, Hampâté Bâ viene iniziato alla cultura del suo popolo e alla religione islamica.
Entrato nell’amministrazione coloniale francese, se ne allontana dopo alcuni anni e molti contrasti, diventando collaboratore di istituzioni culturali e fondazioni internazionali. Segue quindi la carriera diplomatica, diventando anche membro del Consiglio esecutivo dell’Unesco.
Dal 1970, abbandonate tutte le cariche e gli impegni ufficiali, si dedica completamente alla creazione di un archivio che raccolga le trascrizioni delle testimonianze orali e dei racconti dei griot, i narratori tradizionali, salvando cos“ dalla scomparsa un immenso patrimonio della cultura africana.

http://www.missioni-africane.org/index/ind-kaid.htm

Signorsì, comandante!
Autore: Bâ Amadou H.
Ibis, 2006

L’ interprete briccone
Autore: Bâ Amadou H.
Edizioni Lavoro, 2002, 3ª ed.

Il Saggio di Bandiagara
Autore: Bâ Amadou H.
Neri Pozza, 2001

Amkoullel il bambino fulbe
Autore: Bâ Amadou H.
Ibis, 2001

Gesù visto da un musulmano
Autore: Bâ Amadou H.
Bollati Boringhieri, 2000

Petit Bodiel
Autore: Bâ Amadou H.
Sinnos, 1998

Koodal. Lo splendore della grande stella
Autore: Bâ Amadou H.
Nuova Coletti, 1989

Kaydara
Autore: Bâ Amadou H.
Ibis