L’altro cuore dell’Islam
Articolo pubblicato sul numero 3 di Esodo

Introduzione al sufismo
Il sufismo (arabo: تصوّف – taṣawwuf) cuore della spiritualità e della vita religiosa musulmana.
Ha scritto Sayed Husein Nasr: “Come il respiro che anima il corpo, il sufismo ha infuso il suo spirito in tutta la struttura dell’Îslâm”, sia nelle manifestazioni sociali, sia in quelle intellettuali e ha custodito attraverso i tempi le discipline spirituali rendendone possibile la trasmissione da una generazione all’altra.
Secondo Si Hamza Boubakeur (che fu rettore dell’Università islamica di Parigi, rettore della Moschea di Parigi, e discendente del primo “califfo ben diretto” Âbû Bakr): “il Sufismo in se stesso non è né una Scuola teologico-giuridica, né uno scisma, né una setta. É innanzi tutto un metodo islamico di perfezionamento interiore, d’equilibrio, una fonte di fervore profondamente vissuto e gradualmente ascendente. Lungi dall’essere una innovazione o una via divergente parallela alle pratiche canoniche, è anzitutto una marcia risoluta d’una categoria di anime privilegiate, prese, assetate di Dio, mosse dalla scossa della Sua grazia per vivere solo per Lui e grazie a Lui nel quadro della Sua legge meditata, interiorizzata, sperimentata”.
All’inizio del cammino
Avevo sete di spiritualità, di equilibrio, di pace. Cercavo la Verità.
Cercavo ma trovavo solo segni che mi erano perlopiù incomprensibili.
Avevo bisogno di un maestro e di una scuola che mi insegnassero a leggere e a capire che la possibilità di interpretare i segni l’avrei trovata solo in me stesso.
All’inizio ero convinto che avrei dovuto intraprendere la via dell’ascetismo, un distacco dal mondo, una “fuga” da una profonda “inadeguatezza”.
Incontrando il Sufismo ho incominciato a capire che c’era la possibilità di un percorso, più consono al mio modo di percepire la Verità.
Abbracciare l’Islam, per me che sono cresciuto in un ambiente cattolico, è stata sicuramente una scelta “indisciplinata”. Come spiegava il mio maestro Gabriele Mandel che Dio si compiaccia di lui, anche se le religioni del mondo sono fra loro diverse, esse si dispongono l’una dopo l’ altra come lungo il perimetro di un cerchio, il cui centro è “il Concetto di Dio”. E così come i raggi di una ruota, più si avvicinano al centro e più sono vicini tra loro.
Tutte le religioni son come i frammenti di un grande specchio, in ognuno dei quali ci si può specchiare, mentre il grande specchio d’origine simbolizza Dio. E non vi è altra divinità che Dio, Uno, Unico.
Tratto dal libro: LA SAPIENZA DEI PROFETI di Muhyiddin Ibn ‘Arabi
“Ciò è del tutto analogo a quanto succede in uno specchio del corpo: contemplandovi delle forme, tu non vedi lo specchio, pur sapendo che vedi quelle forme (o la tua propria) soltanto grazie a quello specchio. Questo fenomeno, Dio l’ha manifestato come simbolo particolarmente appropriato alla Sua rivelazione dell’Essenza, affinché colui al quale Egli si rivela sappia che non Lo vede; non esiste simbolo più diretto e più conforme alla contemplazione e alla rivelazione di cui si tratta (…). Orbene, la sola, la vera, l’unica vita di ogni essere umano è questa, è solo questa, e poiché Dio infinito ha creato l’universo mondo, ecco che gli infiniti si specchiano nella Creazione che è specchio di Dio.”
Corano (10ª25)
“Allah chiama alla dimora della pace e guida chi Egli vuole sulla Retta via. “
Proseguendo con il cammino compresi che il sufi è un essere umano come tutti gli altri, si deprime come tutti gli altri, si ammala come tutti gli altri, muore come tutti gli altri, ma è consapevole di avere un’anima che non si deprime, non si ammala, non muore.
Da quì la necessità di trovare, tra le prime cose, un rapporto equilibrato tra percorso spirituale pratico e una stabilità interiore in armonica relazione con il mondo che ci circonda.
«Nel mondo, ma non del mondo, nulla possedendo e da nulla essendo posseduti.»
Gabriele Mandel ci ribadiva che l’uomo è corpo fisico, anima divina e ( ponte di collegamento tra i due ) psiche. Solo se queste tre parti opereranno in completa unione, l’essere umano sarà realizzato e sereno, come da sempre è stato affermato dai grandi maestri sufi.
Cercare la spiritualità durante la propria vita quotidiana è un modo di vivere che può arricchire, sviluppare le naturali possibilità interiori della natura umana e soprattutto farci intravvedere la Verità riflessa nel mondo.
Equilibrio tra sfera materiale e spirituale.
Equilibrio tra la crescita, la cura di sé nella propria totalità e le indispensabili relazioni intersoggettive; rispetto per tutte le religioni e tutte le ideologie, rispetto per l’essere umano e per la natura tutta, amore per la Pace, amore per lo studio, corretta educazione del sé; valori proclamati e del pari vissuti. Un equilibrio di volta in volta rivisto. Un raggiungimento che non è mai definitivo.
Un rispetto per tutti i tipi di credenza è espresso anche da Mawlānā Jalāl-ad-Dīn Muhammad Rūmī che all’ingresso della sua dergah fece esporre questa sua quartina che si può vedere ancora oggi: «Vieni, vieni; chiunque tu sia, vieni. Sei un pagano, un idolatra, un ateo? Vieni! La nostra casa non è un luogo di disperazione, e anche se hai tradito cento volte una promessa… vieni».
Il sufi realizzato è quindi libero da ogni tipo di interdipendenza, e il suo rapporto con il mondo che lo circonda è un corretto rapporto adulto e non simbiotico.
Il fine ultimo è raggiungere, attraverso l’illuminazione, una realizzazione consapevole che manifesti a ciascuno la scintilla divina che è in noi.
Un aforisma sufi recita: «Chi conosce se stesso conosce Dio, chi conosce Dio conosce se stesso.»
E questo è possibile solo se si affina lo spirito perché la Verità si trova solo nella Verità. Infatti Dio ha detto: Né i cieli né la terra Mi contengono, ma Mi contiene il cuore del Mio fedele. (questa è l’essenza del Corano, secondo Ibn âl-Arabî)
Corano (50ª16), “Dio è vicino a ciascuno di noi più della sua stessa vena giugulare.”
Jihad
Lo sforzo (il jihad, termine erroneamente tradotto in occidente con “guerra santa”) è sforzo dell’uomo per convertire se stesso da pietra grezza a pietra levigata.
La lotta spirituale che il sufi conduce è specialmente contro se stesso e contro il proprio egoismo e le qualità e le azioni basse del proprio animo.
Il bene e il male sono convenzioni che spesso dipendono dalle parole. Spesso è l’ignoranza che non ci fa distinguere la zizzania dal grano.
Il nostro Profeta Muhammed (pace e benedizione su di lui) disse:
«Seguite la via di una scienza, doveste per questo andare a cercarla sino in Cina», e: «A colui che segue la via di una scienza Dio apre più grandi le porte del paradiso», e ancora: «Il sangue di colui che studia è superiore al sangue dei martiri.» E ciò in perfetto accordo con il Corano.
Ricerca, in noi stessi e tra gli uomini, come continua fonte di scoperta
Gabriele Mandel rimarcava spesso un concetto: “Una bottiglia da un litro. Contiene un litro di liquido, qualsiasi esso sia questo liquido. Se la bottiglia è piena di acqua, ci si potrà mettere tanto vino quanto di quell’acqua è disposta a buttar via. Questo è il mondo umano. E i sentimenti sono sempre gli stessi, le sofferenze, i desideri, le aspirazioni sempre gli stessi. Non esiste progresso globale: esiste evoluzione spirituale, ma oggi è eccessivamente contrastata dal materialismo; quindi più materia e meno spiritualità, più acqua e meno vino, ma sempre nella quantità eterna di un litro”.
La spiritualità per il Sufismo
Gli esseri umani hanno bisogno di spiritualità, perché la spiritualità è la massima luce che può illuminare l’anima.
La spiritualità è un valore intimo, non da propagandare, non qualcosa da sfoggiare al mondo intero.
Oggi gli esseri umani cercano disperatamente la pace interiore, si avverte per istinto l’importanza dell’ascesa mistica ed etica, ma ben pochi accettano di sottoporsi alla disciplina di una tradizione autentica, la sola che possa produrre effetti positivi
Possiamo essere religiosi senza avere l’aspirazione spirituale. La spiritualità è un livello più nobile all’aderenza esteriore a dogmi e precetti formali.
Nel Sufismo si cerca di raggiungere un livello di spiritualità nel quale ci si rende conto della unità del tutto e che in verità tutto è manifestazione di Dio.
Sono fortemente convinto, pur non essendo per nulla un buon esempio in tal senso, che ogni forma autentica di spiritualità deve tendere all’uomo perfetto (âlInsân âlkâmil).
Nella quotidianità
Il nostro cuore, ogni giorno, vivendo la vita di tutti i giorni, si riempie anche di sporcizia. Vi si possono accumulare egoismo, odio, malvagità, debolezze e miserie.
Vuotiamolo ogni sera con la preghiera a Dio, con il dhikr, con la meditazione. Saremo allora più intimamente legati a Dio e al contempo uniti alla vita stessa.
La meditazione
Corano (40a9) “si rammentano solo i dotati di intelligenza” La meditazione è superiore alla riflessione, perché riflettere è cercare, e meditare è trovare.
Lo Dhikr
Il “dhikr” ha due valenze, le quali hanno a loro volta due tipi di contemplazione ciascuna. Vi è il dhikr collettivo, con musica, canto, ed eventuale danza sotto la guida del Maestro e, di necessità, con la guida del direttore musicale (“dhikirbashé”); e il “dhikr del cuore”, individuale, solitario. Le “contemplazioni” che ne emergono sono il risultato o di una Fede impeccabile e vigorosa o di un amore per Dio intenso e profondo.
L’esercizio spirituale continuo diventa in questo modo strumento per imparare “l’arte della vita”. Strumento che ci può aiutare a trovare l’indispensabile equilibrio che ci permetta di percorrere la via rettamente. Equilibrio che si rispecchia e si riconosce nelle relazioni intersoggettive e come tale viene vissuto come salutare anche per gli altri e per il mondo intero.
Il Sufismo è la scienza di acquietare ciò che va acquietato, e di risvegliare ciò che va risvegliato. É anche la scienza che fa capire l’impossibilità d’acquietare o di risvegliare ciò che non lo può essere, o di credere d’averne bisogno quando non ce n’è bisogno.
Occorre avvicinarsi al Sufismo imparando a imparare; acquisendo conoscenza attuando la giusta pratica per conseguirla
Occorre diventar consapevoli della non-importanza allo stesso modo con cui si è consapevoli dell’importanza; e senza cercare solamente i sentimenti importanti.
La nostra realtà proviene solo da noi stessi, ed è causata dai nostri costrutti mentali. Siamo come una torta millefoglie. Dalla nostra infanzia e forse da molto prima, abbiamo iniziato a sovrapporre strati su strati. È ora di capire.
Abbiamo un solo momento in cui vivere. Abbiamo un solo luogo in cui vivere. Qui e ora. Non lo capiremo mai abbastanza.
Spesso diamo troppa importanza a fatti transitori, e non diamo importanza al fatto che anche la nostra vita, come quella di tutti, è transitoria. Quanto tempo dedichiamo ad azioni per quel “dopo” che ci è del tutto ignoto?
Alcune tappe lungo il cammino (Âbû âlHasan Fârisî)
- La prima è avere chiaro il concetto dell’Unicità divina
- Trovare sempre una compagnia buona
- Liberarsi dall’egotismo
- Viaggiare molto per rompere i lacci e rafforzare gli animi
- Non mentire a se stesso e agli altri
- Diventare ciò che si può diventare, senza cercar di perseguire quello che è illusione
- Diventare consapevoli di quello che ci è possibile fare
- Realizzare l’Unità nascosta nonostante le esigenze poste dalla diversità, e non per mezzo di queste esigenze
- Tener conto dei mezzi che nella diversità si presentano, senza pensare che i suoi aspetti esteriori possano essere in se stessi importanti
- Sapere che non si guarisce con le parole bensì con il metodo corretto di sceglierle e di dirle al momento opportuno
Relazione con il bene degli altri come specchio del nostro stesso bene
Il Profeta Muhammad (la pace e la benedizione di Allah siano su di lui) disse:
“La carità è un obbligo per ogni musulmano, e colui che non ne avesse i mezzi faccia una buona azione o eviti di commetterne una sbagliata. Questa è la sua carità.”
Non è l’analisi e la conoscenza di Dio che ci portano ad arrivare alla meta. É l’amicizia di Dio. Per colui che impara la lezione dell’amicizia in questo mondo, questa lezione lo porta alla fine verso l’amicizia di Dio. Ma quando una persona pretende in cambio dal suo amico tutto ciò che egli fa per lui, allora questa non è amicizia.
La miglior cosa che uno deve fare è introdurre lo spirito dell’amicizia. É qualcosa che non può nascere solamente con il ragionamento. La strada è di portare un individuo a comprendere completamente che l’essenza delle morali e della religione e dell’educazione è una, e che quell’unica essenza è la maniera dell’amicizia.
Quella è la ragione perché la miglior educazione è l’amicizia: come portare piacere e felicità all’altro; e uno può incominciare ad imparare ciò comprendendo completamente cosa è l’amicizia e praticandola allo stesso tempo.
L’amore dipendente è incompleto. L’amore che tenta di possedere la persona amata è come privo delle braccia, non può stringere nulla. L’amore che non considera il piacere o il dolore della persona amata, è cieco. L’amore esigente e che si impone troppo, è morto.
Dio vuole che sia, come si legge nel Corano, religioso e spiritualmente attivo.
Corano (2°177) “La religiosità non consiste nel volgere il vostro volto verso oriente o verso occidente. La religiosità consiste [...] nel dare dei propri beni ai parenti, agli orfani, agli indigenti, ai viaggiatori, ai mendicanti, e per la liberazione degli schiavi; nell’osservare la preghiera, nel versare la zakàt. Sono caritatevoli quelli che rimangono fedeli agli impegni assunti, sono perseveranti nelle avversità, nel dolore e nel momento del pericolo. Ecco le genti sincere.”
Quale deve essere allora l’ attitudine del musulmano nei confronti delle altre comunità?
Corano (2º62) Sì, i Musulmani, gli Ebrei, i Cristiani e i Sabei, chiunque ha creduto in Dio e nel Giorno ultimo e compiuto opera buona, per costoro la loro ricompensa presso il Signore. Su di essi nessun timore, e non verranno afflitti.
“Ero intelligente e volevo cambiare il mondo. Oggi sono saggio e voglio cambiare me stesso”: questa frase del Dalai Lama sintetizza perfettamente l’idea che ho per un futuro migliore.
Stefano Yavuz Selim Meneghetti
Ringraziamenti
Un ringraziamento di cuore va al mio maestro senza il quale non sarei stato in grado di scrivere questo articolo.
Possa Allah perdonare tutti gli errori e le mancanze contenute in questo testo.
As-salaam alaykum wa rahmatullahi wa barakatuhu
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ESODO
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Siamo un’associazione che promuove una rivista e attivita’ sui temi etici, religiosi, politici a partire da una prospettiva laica, interreligiosa e non dogmatica.
Nasciamo nel 1979 sul confine della Chiesa cattolica veneziana come luogo di incontro tra persone di provenienze diverse che si confrontano e si interrogano in una ricerca comune.