Grizzly Bear
30 gennaio 2010
Grizzly Bear Veckatimest
mi ritrovo ad attendere dischi. alcuni dischi. quasi involontariamente.
come se avessero una stagionalità, il ritmo di un frutteto o la logica stagionale. succede nel miscuglio necessario fra la creatività di alcuni artisti e le pressioni commerciali di chi da quella creatività dipende. e ci si ritrova ad attendere.
Grizzly Bear è uno di quei gruppi per cui vale la pena di attendere. poi d’improvviso vedi spuntare una gemma o dischiudersi un bocciolo e ti rendi conto che la loro stagione è tornata. e mi rallegro del mio aspettare, del suo essersi finalmente compiuto e di questo nuovo disco.
Veckatimest (Warp Records, 2009) è il loro terzo album in studio. lo sto ascoltando mentre fuori piove fra la nebbia. scorrono le 12 canzoni dell’album. e poi spingo nuovamente play mentre ripenso ad una teoria sulla fruizione musicale che basa la sue tesi sul concetto di attesa (di attese). l’ascolto musicale come specchio delle nostre conoscenze culturali sul quale riflettiamo (rispecchiamo) il susseguirsi delle nostre attese. continue aspettative riversate sul fluire della musica. una progressiva alternanza fra attese soddisfatte o disattese, di variazioni melodiche e armoniche che si disvelano e segnano la cifra della nostra soddisfazione o sorpresa, stupore o delusione.
assecondando questa teoria giungo a dire che questo disco ha natura grandiosa e immensa. lo dico io e me ne assumo quel poco di responsabilità che ne concerne. non ricorrerò a paragoni semplificativi. non li amo e i Grizzly Bear, a questo punto della loro statura artistica, non li meritano, ma questo disco ha davvero il respiro dei grandi capolavori. si nutre di una coerenza di suono che è (per me) sintomo di coscienza, di impasti vocali adulti e non di maniera e in più, e qui forse risiede la meraviglia, di una maturità armonica rara fra la musica cosiddetta indie. capacità compositive d’altri tempi o d’altre musiche. e poi canzoni degne di tale nome, trattate con curiosa capacità creativa e sbarazzate da inutili appeal dance o proto rock.
ma senza volerlo già troppo ho detto e assai meno avrei desiderato dire. altri ascolti stratificheranno e aggiungeranno complessità e conoscenza. io dico di essere stupito di questo disco, per come si è insinuato nelle mie attese sbaragliate e per come si sta facendo amare malgrado caratteristiche peculiari che non elencherei fra le mie favorite. eppure eccolo qui, strordinario. il baraccone discografico lo annuncia in uscita per il 26 maggio, la rete, a quanto pare, non sa aspettare: Grizzly Bear Veckatimest!



